Daredevil: Born Again 2×07 – The Hateful DarknessTEMPO DI LETTURA 6 min

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Daredevil: Born Again 2x07 recensione: Matt Murdock e Karen Page in The Hateful Darkness
Recensione Serie TV Daredevil: Born Again Stagione 2 Episodio 7 The Hateful Darkness Disney+

Un penultimo episodio che intrattiene e alza la tensione verso il finale, ma che conferma ancora una volta il vero problema della stagione: la gestione caotica e superficiale dei personaggi secondari.

Il settimo episodio della seconda stagione di Daredevil: Born Again è chiaramente il penultimo e si vede in ogni sua scelta, perché le varie pedine sulla scacchiera stanno convergendo verso uno scacco matto sempre più inevitabile.
Premettendo che lo stesso showrunner Dario Scardapane ha rivelato che la storyline di Wilson Fisk come sindaco si concluderà in questa stagione, arrivati a questa puntata, e con meno di cinquanta minuti rimasti prima del finale, la direzione è ormai chiara.
Il problema è che la puntata intrattiene, crea tensione e porta avanti più snodi, ma lo fa gettando parecchio fumo negli occhi del pubblico per nascondere una gestione davvero pessima dei personaggi secondari.

BENE IL RITMO, MENO I PERSONAGGI


La sensazione dominante è che questo episodio riesca a restare in piedi più per inerzia narrativa che per vera solidità di scrittura.
È una puntata che scorre, che sa come costruire tensione e che tiene vivo l’interesse perché si percepisce chiaramente che il finale di stagione è dietro l’angolo, però sotto questa patina di efficienza si nasconde una quantità notevole di scelte superficiali.
Il problema più vistoso riguarda Heather Glenn, il personaggio interpretato da Margarita Levieva, che in questa stagione è stato trattato in modo quasi incomprensibile.
Oltre a essere sostanzialmente inutile per la storia principale, Heather è scritta come una figura totalmente disconnessa dalla realtà, poco empatizzabile e spesso perfino snaturata.
Il suo codice deontologico era già andato a rotoli nella season premiere, quando aveva falsificato almeno una risposta del questionario sottoposto a Jack Duquesne, ma qui si arriva addirittura al confronto a suon di schiaffi con Karen Page, una scena che annichilisce qualsiasi residuo di credibilità del personaggio e che risulta tanto inspiegabile quanto evitabile.
Il vero nodo, in fondo, è che Heather continua a occupare uno spazio enorme senza che si capisca davvero perché.
Non incide, non sposta nulla di decisivo e non aggiunge complessità, e questo la rende il simbolo perfetto del modo in cui Scardapane e gli sceneggiatori stanno trattando gran parte del cast di contorno.

PERCHÉ THE HATEFUL DARKNESS CONFERMA IL PROBLEMA DEI PERSONAGGI SECONDARI


Il punto è che il caso Heather non è isolato, anzi sembra inserirsi in una tendenza piuttosto chiara e anche abbastanza casereccia, per non dire superficiale, nell’utilizzo dei personaggi secondari, soprattutto femminili.
Jessica Jones è il caso più evidente, perché è stata sbandierata tra trailer e interviste come un ritorno di peso e invece, a posteriori, finora ha avuto un impatto modestissimo.
Nella scorsa puntata è comparsa brevemente, ha fatto saltare un magazzino pieno di armi insieme a Daredevil e poi è praticamente sparita.
Qui si limita a comparire all’inizio e alla fine senza avere un vero ruolo nella dinamica dell’episodio.
È presente solo per solleticare la nostalgia dei fan di lunga data, ma senza alcuna incisività reale, e questo è un problema molto più grande di quanto sembri perché manda anche un messaggio piuttosto chiaro sul futuro del MCU televisivo: l’annuncio di un personaggio importante non equivale automaticamente a una presenza davvero significativa.
Lo si dice pensando già ai rumor insistenti su Iron Fist ed Elektra.
In questo quadro, paradossalmente, Karen Page è quella che viene trattata meglio, o meglio almeno finalmente trattata.
Ci è voluto un arresto per dare un senso alla sua storyline, visto che fino a qui era stata usata quasi soltanto in funzione operativa.
Invece il processo mediatico a cui viene sottoposta come presunta vigilante, insieme all’incontro in prigione con Fisk, riporta finalmente l’attenzione su un personaggio che questa stagione aveva sprecato in maniera evidente.
Resta comunque il fatto che tutto questo arrivi tardi, quasi come se la serie si ricordasse dei propri personaggi solo quando ha bisogno di premere un interruttore preciso.
Ed è proprio questa gestione a intermittenza a rendere il tutto più frustrante che davvero sorprendente.

CHI SI SALVA DAVVERO E IL FINALE GIÀ SCRITTO


Se c’è una parte della puntata che invece funziona davvero, è quella legata ai personaggi che hanno ricevuto uno spessore più coerente nel corso della stagione.
Daniel Blake, interpretato da Michael Gandolfini, e Buck arrivano finalmente al confronto, e il modo in cui questa linea narrativa si chiude conferma chiaramente che l’arco di Fisk sta per arrivare al capolinea, perché altrimenti non ci sarebbe stato alcun motivo di sacrificare un personaggio ambiguo e quindi interessante come Daniel.
Allo stesso modo, Scardapane e soci non hanno fallito nella gestione di Bullseye, che dopo il percorso di penitenza e redenzione già discusso in precedenza può dirsi arrivato a una svolta, con la benedizione implicita di Matt che gli chiede un ultimo gesto per proteggere la governatrice dello Stato di New York.
Più che un addio, sembra un arrivederci, e sarebbe del resto folle privarsi di un character costruito così bene.
Alla fine la morale è piuttosto chiara: questa stagione, e questa puntata in particolare, non sanno davvero gestire i personaggi secondari perché ce ne sono troppi e vengono usati in modo intermittente, come interruttori che si accendono e si spengono a seconda del bisogno.
Il risultato è un episodio che intrattiene e porta avanti i pezzi grossi del racconto, ma che continua a dare l’impressione di avere un problema strutturale serio nella distribuzione del peso drammatico.
Per chi arriva da Daredevil: Born Again 2×05 – The Grand Design e dalla già citata 2×06 – Requiem, la sensazione è che il problema non sia più episodico ma sistemico.

THUMBS UP 👍

  • Bullseye continua a essere uno dei personaggi meglio gestiti dell’intera stagione
  • Daniel Blake e Buck arrivano a uno scontro che dà finalmente peso alla storyline di Fisk
  • Karen Page riceve finalmente una funzione più incisiva e meno decorativa
  • La puntata intrattiene e prepara bene lo scacco matto finale

THUMBS DOWN 👎

  • Heather Glenn è scritta in modo confuso, polarizzato e sostanzialmente inutile
  • Jessica Jones continua a essere usata solo come presenza nostalgica senza reale impatto
  • La stagione conferma una gestione superficiale e intermittente dei personaggi secondari
  • Molti snodi funzionano più come fumo negli occhi che come vera scrittura solida
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Un penultimo episodio che fa il suo dovere nel portare la stagione verso lo scacco matto finale, ma che conferma in pieno il vero limite di Daredevil: Born Again, cioè una gestione superficiale, caotica e spesso frustrante dei personaggi secondari.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

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Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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