
Il miglior episodio della stagione finora alza finalmente il ritmo e rimette al centro i personaggi più forti, pur senza cancellare del tutto le fragilità di scrittura.
Il quarto episodio di Daredevil: Born Again si configura serenamente come il migliore di questa stagione finora, una qualifica che potrebbe sembrare un complimento enorme ma che si ridimensiona abbastanza in fretta se si ripensa ai tre episodi precedenti e alla lenta costruzione di questa annata, dove soprattutto le prime due puntate hanno zoppicato più del dovuto.
Perché in generale non è che si possa davvero andare contro Daredevil: Born Again, il problema è che sembra mancare sempre qualcosa, quasi come se l’ombra della versione Netflix fosse ancora lì a incombere su ogni scena.
E lo è, in fin dei conti.
Il risultato è che si vedono delle vette, ma non sono mai così alte.
È un po’ come passare dall’Everest agli Appennini.
COSA SUCCEDE QUANDO BULLSEYE ENTRA IN UNA TAVOLA CALDA
La cosa migliore di questo episodio è che, segnando anche il giro di boa della stagione, fa capire subito che l’asticella si sta almeno provando ad alzare.
E lo fa nel modo più semplice possibile, cioè rimettendo al centro dell’azione un Bullseye in stato di grazia che devasta letteralmente tutti i membri della squadra AVTF, l’Anti Vigilante Task Force, con una fantasia omicida che da sola vale la visione della puntata.
Posate, cerbottane improvvisate con una cannuccia, addirittura la chela di un’aragosta.
È una scena che funziona benissimo perché ricorda allo spettatore sia la spietatezza sia la bravura di Benjamin “Dex” Poindexter, che resta uno dei personaggi più efficaci dell’intero universo di Daredevil.
Ogni volta che entra in scena, la serie cambia passo.
Sembra quasi invincibile e soprattutto riesce sempre a regalare grandi soddisfazioni, sia negli scontri con Matt Murdock sia nei momenti in cui entra in rotta di collisione con Wilson Fisk.
Ed è proprio questo il punto: quando la serie smette di tergiversare e si appoggia ai suoi personaggi più forti, il livello sale quasi automaticamente.
Non abbastanza da raggiungere il meglio della versione Netflix, ma abbastanza da far vedere al pubblico che la materia su cui lavorare ci sarebbe ancora eccome.
LA PUNTATA FUNZIONA GRAZIE A WILSON FISK COME PUGILE E ALLA BRUTALITÀ DI BULLSEYE
Un altro elemento interessante della puntata è che porta la firma di Chantelle M. Wells, sceneggiatrice che sulla carta non faceva esattamente ben sperare, visto che nel curriculum si porta dietro anche due episodi di Echo e addirittura ventidue puntate di Jane The Virgin.
E invece, con una certa sorpresa, qui fa meglio dello showrunner Dario Scardapane, che aveva firmato le prime due puntate.
È quasi un piccolo riscatto personale, e va riconosciuto.
Non perché la scrittura sia inattaccabile, ma perché l’episodio ha finalmente una sua energia, una sua direzione e anche una discreta capacità di far convivere tensione, violenza e politica criminale.
In questo senso bisogna parlare anche del match di pugilato con cui Wilson Fisk distrugge letteralmente il proprio avversario con una potenza e una cattiveria disarmanti.
La scena non serve solo a regalare un altro momento di brutalità fisica, ma è utile soprattutto per ricordare ancora una volta che sì, Fisk adesso è il sindaco della città, ma resta anche una bestia con una forza quasi sovrumana.
Una forza che si intravede fugacemente anche quando Bullseye prova a uccidere Vanessa Fisk.
Ed è qui che la serie rimette sul tavolo una domanda interessante: ha davvero senso far fuori Vanessa ora come ora nell’economia generale della storia?
La sua morte, al momento, non è nemmeno confermata, e proprio questo dubbio aggiunge un minimo di tensione a un arco narrativo che fino a qui aveva vissuto soprattutto di attese.
IL PROBLEMA RESTA LA FACILONERIA DI ALCUNI PASSAGGI CHIAVE
Se ci si ferma però a guardare la puntata con un minimo di freddezza, si capisce subito perché non si possa parlare di un “Bless”.
È nella parte centrale che l’episodio perde un po’ di smalto e torna a esibire quella faciloneria narrativa che continua a essere il vero limite di questa stagione.
Vedere Matt Murdock travestito da agente AVTF è una cosa che piace e che funziona anche piuttosto bene sul piano dell’intrattenimento, ma è difficile non notare quanto tutto accada con una semplicità eccessiva.
Matt scopre con estrema facilità l’appartamento di Bullseye, riesce a cambiarsi costume senza particolari ostacoli e tutta la costruzione di quella parte di racconto poggia più sulla necessità di arrivare a un certo punto che su una reale credibilità interna.
Lo stesso vale per il modo in cui l’amico di Angela del Toro trova BB Urich e le consegna la memory card con il video che incastra Kingpin.
Sono momenti che scorrono via senza troppo attrito durante la visione, ma che appena uno ci pensa un secondo in più iniziano a scricchiolare.
E questo resta il vero problema di Daredevil: Born Again.
Non tanto la mancanza di scene memorabili, che anzi ogni tanto arrivano, quanto l’incapacità di tenere insieme tutto il resto con una coerenza davvero solida.
Nell’insieme, comunque, la puntata rimane accettabile e anzi più che sufficiente, proprio perché ha abbastanza momenti forti da coprire almeno in parte le sue sbavature.
Ma il sospetto resta sempre lo stesso: questa serie continua ad avvicinarsi a qualcosa di molto buono senza mai riuscire davvero ad afferrarlo.
THUMBS UP 👍
- Bullseye in stato di grazia e protagonista della scena migliore dell’episodio
- Wilson Fisk continua a essere una presenza fisica e narrativa devastante
- La puntata alza finalmente il ritmo e dà la sensazione che la stagione stia entrando nel vivo
- Chantelle M. Wells sorprende e firma una puntata migliore delle aspettative
THUMBS DOWN 👎
- La parte centrale perde smalto e torna a mostrare una certa faciloneria narrativa
- Alcuni snodi chiave funzionano solo se non ci si ferma troppo a riflettere
- Il confronto con la versione Netflix continua a pesare tantissimo






