Con “Reindeer Shames”, One Piece firma probabilmente uno degli episodi migliori di questa seconda stagione e lo fa scegliendo una strada che, sulla carta, poteva anche risultare rischiosa: fermare la corsa principale per raccontare quasi interamente un flashback. E invece funziona tutto.
Funziona perché il flashback non è un riempitivo, non è un diversivo, non è nemmeno un semplice approfondimento inserito per dovere. È una puntata che entra nel cuore emotivo di Chopper e, nel farlo, riesce a dare spessore ai (nuovi) personaggi, a legittimare il loro dolore e a costruire un legame fortissimo con lo spettatore senza mai diventare prolissa, didascalica o superficiale.
E si, si potrà argomentare che è stato già fatto tutto da Eichiro Oda e che “bastava copiare ed incollare il tutto” ma la sceneggiatrice Elizabeth Hunter ha fatto un ottimo lavoro nel rendere reale e credibile quello che è generalmente accettabile su un qualsiasi manga e/o anime.
UN FLASHBACK CHE FA ESATTAMENTE CIÒ CHE DEVE FARE
Uno dei motivi per cui “Reindeer Shames” funziona così bene è che dimostra quanto un flashback possa ancora essere uno strumento narrativo potentissimo quando viene usato con criterio. Qui non si tratta semplicemente di spiegare il passato di Chopper, ma di farlo sentire, di renderlo vivo, doloroso e necessario. Oda nel suo manga usa ampiamente i flashback a metà di una nuova saga e lo fa cambiare prospettiva, per tridimensionalizzare i character secondari, creare un contesto che mostri quando i personaggi siano cambiati rispetto al passato e quali siano le loro motivazioni intrinseche. Non è una cosa sempre necessaria e per qualcuno è sicuramente un qualcosa in più che è evitabile o riassumibile con un paio di frasi. Non in One Piece.
L’episodio scava nelle dinamiche tra i personaggi con una naturalezza quasi disarmante e lo fa senza mai eccedere nel melodramma. È una scrittura molto elegante che conosce perfettamente il valore dei tempi, dei silenzi e delle immagini. Ogni scena aggiunge qualcosa, ogni passaggio ha un peso, e soprattutto non si ha mai la sensazione che il racconto stia allungando il brodo. Questo è forse il pregio maggiore della puntata: essere intensa senza essere pesante, essere commovente senza manipolare.
In un adattamento live action di un manga come One Piece, dove il rischio di scivolare nella caricatura o nell’enfasi gratuita è sempre dietro l’angolo (e a volte c’è, ma non in questo episodio), una puntata del genere vale doppio. Qui si percepisce un equilibrio molto raro tra rispetto per il materiale originale e necessità di tradurlo in un linguaggio televisivo che abbia una propria autonomia emotiva. E in questo senso, “Reindeer Shames” riesce davvero a centrare il bersaglio.
HIRILUK E KUREHA ON POINT
Gran parte del merito va inevitabilmente ai due interpreti adulti che sorreggono il passato di Chopper.
Mark Harelik, nei panni del Dr. Hiriluk, è semplicemente magnifico. La sua interpretazione è di quelle che restano addosso perché riesce a essere eccentrica, tenera, tragica e profondamente umana nel giro di pochissime scene. Così come il suo “suicidio” viene reso perfettamente sia dal punto di vista di chi ha già letto il manga o visto l’anime, sia dal punto di vista di chi si approccia ora a One Piece.
È proprio la porzione legata a Hiriluk che colpisce di più, perché in un tempo relativamente breve l’episodio riesce a costruire un personaggio credibile e sentito senza mai farlo sembrare una macchietta. Hiriluk non è lì solo per “spiegare” l’identità di Chopper, è un personaggio vero, vivo, con una sua follia, una sua visione del mondo e soprattutto un suo peso affettivo enorme.
Ed è piuttosto interessante constatare come si sia scelto di dare più peso a Hiriluk piuttosto che alla Dottoressa Kureha dato che nella fase di casting post 1° stagione, con le vele dell’hype ancora belle gonfie, la presenza di Jamie Lee Curtis come Kureha aveva decisamente creato un certo tipo di aspettative. Per motivazioni logistiche, come si può vedere il premio Oscar non è potuta andare a girare in Sud Africa e così è stata presa Katey Sagal (tra le altre cose anche moglie del Kurt Sutter di Sons Of Anarchy in cui lei stessa ha recitato) che è perfetta come Dr.ssa Kureha. Ha il tono giusto, la presenza giusta, l’energia giusta per incarnare quella durezza un po’ ruvida che però nasconde un’umanità fortissima. Insieme, Harelik e Sagal costruiscono una dinamica che regala alla puntata una profondità inaspettata e fa capire quanto bene sia stato compreso il materiale di partenza.
E questa era la vera prova del fuoco perché “Reindeer Shames” è anche la prima e vera puntata in cui Chopper entra davvero in scena come personaggio pienamente formato. Le aspettative erano altissime, e le possibilità di fallire erano enormi. Bastava sbagliare tono o sbagliare il casting. Invece accade l’opposto: Chopper esce da questo episodio non soltanto legittimato (anche da un’ottima CGI), ma anche profondamente amato, e questo è forse il risultato più importante che la serie potesse ottenere.
È LA PUNTATA PERFETTA?
La cosa più notevole di “Reindeer Shames” è che, a conti fatti, è davvero difficile trovarle una sbavatura. È una puntata quasi impeccabile nella misura, nella costruzione e nella resa emotiva. Non c’è una scena che sembri fuori posto, non c’è un dialogo che sembri scritto per dovere, non c’è un passaggio che rompa il coinvolgimento. E questo vale ancora di più se si considera la delicatezza del materiale trattato e il livello di attesa che circondava l’introduzione effettiva di Chopper.
Invece di scegliere la via facile, quella dell’effetto immediato o del fan service sguaiato, la serie opta per un approccio molto più rispettoso, molto più sentito e, proprio per questo, molto più efficace. Si percepisce chiaramente che dietro la puntata ci sia una volontà precisa di dare dignità a questa origin story e di farlo in un modo che fosse degno del manga. Il risultato è che non soltanto la puntata regge il confronto, ma riesce addirittura a imporsi come uno dei momenti più alti dell’intera stagione. E in una serie che fino a questo momento ha alternato trovate riuscite a passaggi un po’ più incerti, un episodio così serve anche a ricordare quale sia il potenziale vero di One Piece quando smette di inseguire l’avventura per l’avventura e si concentra invece sui suoi personaggi.
THUMBS UP 👍
- Flashback costruito in modo impeccabile e mai prolisso
- Mark Harelik magnifico come Dr. Hiriluk
- Katey Sagal perfetta nel ruolo della Dr.ssa Kureha
- Origin story di Chopper sentita, curata e degna del manga
- CGI di Chopper degna di questo nome
THUMBS DOWN 👎
- Praticamente nessuna sbavatura rilevante







