The Madison 1×01 – 1×02 – Pilot – Let The Land Hold MeTEMPO DI LETTURA 6 min

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The Madison recensione: Michelle Pfeiffer nei primi due episodi Pilot e Let the Land Hold Me
Recensione Serie TV The Madison Stagione 1 Episodio 1-2 Pilot / Let the Land Hold Me Paramount+

Taylor Sheridan cambia prospettiva, abbandona il mito proprietario di Yellowstone e costruisce un family drama matriarcale che nei primi due episodi convince più per atmosfera e personaggi che per pura trama.

The Madison arriva in un momento storico abbastanza strano e con una scelta distributiva altrettanto strana, perché sei episodi distribuiti in due blocchi da tre puntate a distanza di una sola settimana sono una soluzione piuttosto anomala per Paramount+.
Allo stesso tempo, The Madison è anche l’ennesima serie scritta interamente da Taylor Sheridan, e questa semplice informazione basta da sola a catalizzare l’attenzione, soprattutto dopo l’aura quasi divina che si porta dietro grazie a Yellowstone, 1883, 1923 e Landman.
È quindi inevitabile che l’idea di un “nuovo Yellowstone” con Michelle Pfeiffer, Kurt Russell e il ritorno sulle scene di Matthew Fox attiri curiosità.
Ma va chiarito subito un punto fondamentale: The Madison non è Yellowstone, non è uno spin-off e soprattutto non sembra avere alcun interesse a diventarlo.
Anzi, proprio nei suoi primi due episodi la serie lavora molto per distinguersi dal modello più ingombrante e per costruire un’identità autonoma, più fredda, più urbana nella sensibilità e al tempo stesso più femminile nel baricentro emotivo.

UN NUOVO SHERIDAN CHE NON VUOLE ESSERE YELLOWSTONE


È difficile parlare di “Pilot” e “Let the Land Hold Me” senza fare spoiler, perché già nel mezzo della première c’è un plot twist importante che cambia completamente la prospettiva dello spettatore.
Però la sinossi è chiara e basta per capire la direzione: la famiglia Clyburn, élite di Manhattan, si ritrova costretta a trasferirsi nella valle del Madison River, in Montana, dopo una tragedia che ha stravolto le loro vite.
In pieno stile Sheridan, quindi, tutto parte da una frattura familiare insanabile che costringe i personaggi a ridefinire il proprio rapporto con il dolore, con il territorio e soprattutto con sé stessi.
Il paragone con Yellowstone viene spontaneo, vuoi per la location, vuoi per la centralità della famiglia, vuoi per il Montana che torna a essere uno spazio narrativo quasi mitologico.
Ma è proprio il punto di partenza a separare nettamente le due serie.
Se i Dutton combattevano per conservare un mondo che apparteneva loro da generazioni, i Clyburn sono l’opposto: arrivano da fuori, sono figli di una ricchezza urbana e vengono forzati in un contesto che non sentono proprio.
Non c’è nessuna battaglia identitaria per difendere una terra ereditata, bensì una coercizione collettiva a restare in un luogo che per molti di loro appare letteralmente dimenticato da Dio.
È qui che The Madison trova la sua idea migliore.
Sheridan non racconta la fierezza di chi difende il proprio regno, ma il disagio di chi si ritrova catapultato in un ambiente ostile, senza comfort, senza riferimenti e senza più i codici del mondo da cui proviene.
In questo senso, i primi due episodi sembrano quasi più vicini a 1883 che a Yellowstone, perché al centro non c’è la conservazione del potere ma l’attrito tra essere umano e territorio, tra lutto e adattamento, tra eleganza metropolitana e brutalità naturale.

The Madison recensione: la famiglia Clyburn in Montana tra lutto e adattamentoMICHELLE PFEIFFER È IL VERO CUORE DI THE MADISON


La vera protagonista dello show, almeno per ora, è chiaramente Michelle Pfeiffer.
Ed è probabilmente questa la scelta migliore fatta da Sheridan.
The Madison è una serie apertamente matriarcale, con Pfeiffer che prende in mano la famiglia e ne dirige le traiettorie con un misto di freddezza, dolore e controllo che rende il suo personaggio immediatamente magnetico.
Il paragone con Kevin Costner viene naturale, ma proprio lì sta la differenza più interessante.
Se John Dutton governava il caos attraverso una forma di autorità brutale, qui la centralità è affidata a una figura femminile che non domina con l’intimidazione fisica ma con una capacità di assorbire e ridistribuire il trauma familiare.
Il risultato è una dinamica diversa, meno violenta, meno testosteronica e per questo anche più curiosa.
Michelle Pfeiffer regge il peso dello show con una recitazione potente, sempre trattenuta ma costantemente percorsa da un dolore che non ha bisogno di essere urlato.
E funziona anche il modo in cui la serie la mette in conflitto con le figlie e con il resto del nucleo familiare, perché il trasferimento in Montana non è soltanto logistico ma quasi antropologico.
The Madison insiste molto sul cambio radicale di stile di vita, sul disagio pratico, sui dissapori interni, sul fastidio di essere stati strappati da Manhattan per finire in un mondo in cui non c’è nemmeno un bagno funzionante.
È proprio in questo scontro tra privilegio e privazione che la serie costruisce i suoi momenti migliori.
E se Kurt Russell resta per ora più periferico di quanto si potesse immaginare, e Matthew Fox deve ancora davvero imporsi, Pfeiffer basta e avanza per dare ai primi due episodi una solidità emotiva che tiene insieme tutto il resto.

THE MADISON PARTE BENE PERCHÉ PUNTA PIÙ SUI PERSONAGGI CHE SULLA MITOLOGIA


La sensazione complessiva, dopo “Pilot” e “Let the Land Hold Me”, è quella di una partenza più solida del previsto. Non perfetta, perché qualche lentezza c’è e perché il rischio di trasformare il Montana in una semplice superficie suggestiva da cartolina esiste sempre, ma comunque molto più centrata di quanto si potesse temere.
La scelta di trattare The Madison come una storia separata e indipendente da Yellowstone si rivela saggia, anche perché la serie sembra molto meno interessata alla mitologia sheridaniana e molto più concentrata sui rapporti interni alla famiglia Clyburn. Ed è una scelta che paga perché, almeno per ora, non ci sono i drammi esasperati e iperviolenti dei Dutton, non c’è la “stazione dei treni”, non c’è il gusto del conflitto portato all’estremo.
C’è invece un family drama che trova forza proprio nel disorientamento dei suoi personaggi, nella loro riluttanza a restare, nella tensione costante tra chi vuole adattarsi e chi, invece, vorrebbe semplicemente fuggire.
È un approccio più sobrio e, per certi versi, più rischioso, perché toglie alla serie quei picchi di brutalità che spesso rendevano Yellowstone immediatamente memorabile.
Però le dà anche una voce diversa.
The Madison non vuole essere il nuovo Yellowstone, e fa bene a non volerlo essere.
Vuole piuttosto raccontare come una famiglia abituata a controllare il proprio mondo venga lentamente smontata da un luogo che non le appartiene.
E nei primi due episodi questa intuizione funziona, anche grazie a una scrittura che, almeno per ora, sembra più interessata a osservare le crepe che a produrre effetti speciali drammatici.
Se Sheridan manterrà questa linea, allora The Madison potrebbe davvero rivelarsi qualcosa di più di un semplice “nuovo progetto dello Sheridanverse”.

THUMBS UP 👍

  • Michelle Pfeiffer domina la scena con un personaggio freddo, sofferente e subito centrale
  • Il Montana viene usato in modo diverso da Yellowstone, come luogo di coercizione e non di appartenenza
  • La scelta di mantenere The Madison separata e indipendente da Yellowstone è un punto di forza

THUMBS DOWN 👎

  • Kurt Russell e Matthew Fox restano ancora troppo ai margini nei primi due episodi
  • Il rischio di un paragone costante con Yellowstone resta inevitabile
  • La serie, per ora, lavora più di atmosfera e personaggi che di vera spinta narrativa
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

I primi due episodi di The Madison convincono perché Sheridan cambia prospettiva, si allontana dal modello Dutton e costruisce un family drama matriarcale più vicino al dolore e all’adattamento che alla pura lotta per il potere. Michelle Pfeiffer è il vero motore dello show, e basta questo a rendere la partenza più che promettente.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

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Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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