
Due episodi che completano l’installazione della stagione e confermano come Rooster viva di personaggi reali, scene quasi surreali e una scrittura che sa benissimo quanto può spingersi oltre senza perdere credibilità.
L’ultima produzione di Bill Lawrence, qui condivisa con Matt Tarses, prosegue il proprio periodo di installazione prendendosi tutto il tempo necessario per costruire un ecosistema variegato, ricco di personaggi e di storie che viaggiano su binari fatti di realismo e semi-assurdità.
È proprio questa la chiave di lettura più utile per affrontare Rooster: niente è davvero inverosimile, ma molte cose stanno costantemente sul limite del surreale per via dei character e delle dinamiche che si instaurano fra loro.
E ovviamente il motore della maggior parte di queste dinamiche è proprio Greg Russo, interpretato da un sempre ottimo Steve Carell.
Il punto cruciale è che la scrittura dei personaggi e delle storie resta reale, concreta ed empatizzabile anche quando porta in scena situazioni piuttosto strane, esasperate o apertamente sopra le righe.
Nell’universo creato da Lawrence e Tarses, però, queste storture non risultano mai gratuite. Vengono accettate e quasi normalizzate dal contesto, ed è qui che si vede tutta la bravura della scrittura.
Dal punto di vista dello spettatore, già al secondo episodio è perfettamente accettabile assistere a Greg che sale in cima a un tetto per rubare un gallo metallico simbolo del college, oppure che irrompe in camera di Archie per picchiarlo mentre sta facendo un’intervista con la BBC.
Sono azioni assurde, certo, ma coerenti con un personaggio che in pochissimo tempo è già diventato piuttosto iconico e amabilissimo in tutte le sue peculiarità.
IL REALISMO STRALUNATO È GIÀ LA VERA FORZA DI ROOSTER
La cosa più riuscita di “Trousers” e “White Whale” è che consolidano subito il patto narrativo con lo spettatore.
Rooster non vuole essere una comedy puramente realistica, ma nemmeno una farsa totale. Sta nel mezzo, e lo fa con una naturalezza che sorprende.
Le situazioni sono spesso esasperate, ma i sentimenti che le sorreggono restano credibili.
Greg “Grg” Russo si muove dentro questo mondo con la sua goffaggine, la sua rabbia mal gestita, il suo dolore ancora aperto e con quella capacità tutta carelliana di trasformare ogni crollo in qualcosa di comico e malinconico insieme.
Steve Carell è il vero motore di tutto lo show, ma non nel senso banale del termine. Non trascina la serie da solo perché gli altri non funzionano, bensì perché la scrittura gli costruisce intorno uno spazio perfetto in cui esplodere.
E così anche scene potenzialmente ridicole, come il furto del gallo o il pestaggio improvvisato, diventano parte organica di un personaggio che il pubblico ha già imparato a leggere.
La magia di Rooster, almeno in questi due episodi, sta proprio nel fatto che l’eccesso non rompe mai il realismo emotivo. Anzi, lo rafforza.
Perché mostra come certe persone, quando sono fragili, ferite e fuori posto, possano davvero comportarsi in modi scomposti, infantili o totalmente fuori scala senza per questo smettere di essere umane.
GREG, KATIE E WALTER SONO GIÀ UN ECOSISTEMA PERFETTAMENTE RICONOSCIBILE
Lo stesso discorso vale anche per i personaggi che ruotano intorno a Greg.
Katie funziona già benissimo come contrappeso affettivo e narrativo, non solo perché è legata al protagonista da una dinamica familiare forte, ma anche perché sembra appartenere allo stesso universo emotivo pur reagendo in maniera diversa.
E poi c’è Walter Mann, interpretato da John C. McGinley, che è forse uno dei character più immediatamente memorabili della serie.
Il preside del college, con la sua passione smodata per Greg, per le saune e per i bagni ghiacciati, è una creatura perfettamente lawrenciana: sopra le righe, maniacale, imprevedibile eppure stranamente credibile nel modo in cui occupa la scena.
In questi due episodi si chiude di fatto l’introduzione alla stagione, con Greg che viene assunto come professore per un semestre.
Sul piano della trama orizzontale era una decisione scontata fin dall’inizio, anche perché era l’unico vero escamotage possibile per tenerlo all’interno del college. Ma questa scontatezza non è affatto un male. Lo spettatore non è minimamente interessato alla plausibilità burocratica della sua permanenza lì.
Quello che interessa davvero è vedere come si adatterà a questa nuova realtà, stretta fra la figlia Katie, il marito fedifrago Archie, un capo onnipotente come Walter e un potenziale interesse amoroso come Dylan che sembra pronto a esplodere in qualsiasi momento.
È qui che la serie si gioca tutto, e per ora lo fa con una sicurezza notevole.
LA STAGIONE È INSTALLATA E ORA PUÒ FINALMENTE DIVERTIRSI DAVVERO
“Trousers” e “White Whale” servono soprattutto a questo: chiudere la fase introduttiva e dare allo show la possibilità di divertirsi sul serio con il proprio materiale umano.
Carell resta il centro, con i suoi tempi comici e la sua goffaggine, ma si sente chiaramente che dietro c’è anche un team di sceneggiatori che si diverte e sa come divertire.
La follia di certe scene non nasce dal nulla, ma da un ambiente scritto abbastanza bene da poter reggere anche gli scarti più strani senza implodere.
È una qualità che distingue subito Rooster da tante comedy che si affidano solo alla bizzarria. Qui la bizzarria è sempre figlia della caratterizzazione. E questo fa tutta la differenza del mondo.
Piccola nota a margine: chi ha visto Lucky Hank non potrà non cogliere qualche similitudine di superficie tra i due show. Però le somiglianze si fermano abbastanza presto, soprattutto se si guardano davvero i protagonisti.
Greg Russo e Hank hanno in comune quasi soltanto il fatto di essere professori universitari. Per il resto, Rooster ha già una sua identità abbastanza precisa, più corale, più elastica e molto meno ripiegata su un solo tono. E questo è un bene. Perché arrivati alla fine del terzo episodio, la sensazione è che la serie abbia ormai posato tutte le sue tessere fondamentali.
E che adesso possa davvero cominciare a raccogliere i frutti di una costruzione iniziale molto più solida di quanto si potesse immaginare.
Anche per chi arriva dal pilot di Rooster 1×01 – Release The Brown Fat, il cambio di passo è già piuttosto evidente.
THUMBS UP 👍
- Steve Carell è già perfettamente iconico nei panni di Greg Russo
- Il realismo stralunato della serie funziona e non spezza mai l’empatia
- Walter Mann è già uno dei personaggi più riusciti dello show
- L’assunzione di Greg chiude bene la fase introduttiva della stagione
THUMBS DOWN 👎
- Alcune dinamiche secondarie hanno ancora bisogno di tempo per incidere davvero
GREG, KATIE E WALTER SONO GIÀ UN ECOSISTEMA PERFETTAMENTE RICONOSCIBILE






