
Nel quarto episodio Euphoria abbandona quasi del tutto il teen drama e vira verso il noir crime, trascinando Rue e gli altri personaggi in un mondo sempre più costruito, fragile e distante dalle origini della serie.
Nel lontano 16 giugno 2019, in piena epoca pre-pandemica, il mondo seriale era invaso dai teen drama. Era il genere del momento, piattaforme e network cercavano di intercettare il disagio giovanile attraverso prodotti sempre più mirati. Tra i titoli più rilevanti di quegli anni si ricordano 13 Reasons Why, Sex Education e Riverdale, ma Euphoria si è distinta fin da subito come l’opera più autoriale del gruppo. In un contesto in cui la televisione provava a raccontare l’adolescenza, HBO ha scelto di estremizzarla sul piano visivo.
Sam Levinson ha infatti creato uno show con una forte identità, capace di distinguersi dalla massa sia per una sceneggiatura più matura e cupa sotto tutti i punti di vista, ma soprattutto dal punto di vista estetico. Le luci al neon sono diventate una cifra stilistica, unite all’uso del glitter per creare contrasti quasi impossibili, saturazione estrema e riprese iper-curate. Questo insieme di caratteristiche ha reso lo show di HBO memorabile già dalla prima stagione e si può dire, giunti alla terza e probabile ultima stagione, che purtroppo questo sia, con uno sguardo superficiale, l’unico vero denominatore comune con l’inizio del percorso di Rue e compagni.
“While we may disagree about what the truth is, we all know when we’re telling a lie.”
DA TEEN DRAMA A NOIR CRIME
La trasformazione di Euphoria non segue una traiettoria evolutiva lineare, ma si configura piuttosto come una deviazione radicale. Il tutto è dovuto soprattutto alla scomparsa di Angus Cloud e alla malattia di Eric Dane, ma anche, come ammesso da Levinson stesso, alla sua controversa esperienza con The Idol. L’autore statunitense ha affermato di aver cambiato approccio alla regia, focalizzandosi maggiormente sulle performance degli attori rispetto ai virtuosismi della macchina da presa, cercando una verità emotiva più cruda, anche se le inquadrature rimangono fondamentali ed estremamente curate.
Al quarto episodio, il cambiamento è ormai evidente: l’atmosfera suburbana e scolastica lascia spazio a un contesto urbano più esteso e complesso, in cui i personaggi si confrontano con conseguenze concrete e irreversibili. Anche il genere muta sensibilmente, avvicinandosi a dinamiche da noir contemporaneo, tra criminalità, ricatti e rapporti di potere. In questo senso, è legittimo interrogarsi su quanto lo show sia ancora riconducibile alla sua forma originaria e se il titolo stesso riesca ancora a contenere una narrazione così trasformata.
L’APPARENZA NON È REALTÀ
Se c’è una cosa che lo show ci tiene a sottolineare, è che le apparenze ingannano. I personaggi non si limitano più a nascondere parti di sé, ma costruiscono attivamente versioni alternative, più efficaci, più visibili, più vendibili. In questo contesto, Cal Jacobs emerge come uno dei pochi personaggi coerenti nella propria esposizione, non tanto per integrità morale quanto per assenza di filtri.
Dall’altra parte, tutti gli “adolescenti” stanno cercando di trovare il loro posto nel mondo, e lo fanno non mostrando la parte migliore di sé, ma quella più accattivante e d’impatto. Jules perde una vera opportunità lavorativa pur di mettere in risalto la propria identità, Nate cerca di sfondare nel mondo dell’edilizia fino a perdere totalmente il controllo, snaturandosi, mentre Cassie sacrifica la propria dignità pur di arrivare al successo. Maddy, invece, che è sempre stata sicura del proprio destino, si è progressivamente spostata al ruolo di spalla dell’ex amica nascondendo i propri sentimenti.
I personaggi di Euphoria vivono nello specchio delle illusioni, all’interno di una serie che vuole spingere verso l’iperrealismo, finendo però per apparire come figure caricaturali nel Paese dei Balocchi, mentre intorno a loro la realtà si rivela inarrestabile.
BREAKING RUE
La trasformazione di cui sopra raggiunge il suo picco massimo quando Rue torna a essere la protagonista, spiazzando lo spettatore sia per la storyline che la coinvolge, sia per lo stravolgimento del personaggio. Si tratta di un cambiamento continuo, non solo da una stagione all’altra, bensì all’interno della stessa serie di episodi.
Con quale criterio, ora, il personaggio interpretato da Zendaya prova “pena” per la nuova arrivata Kitty? Se precedentemente aveva affermato che questo fosse il lavoro dei suoi sogni, di punto in bianco, dopo essere stata fermata dalla DEA, cambia completamente prospettiva, in modo brusco, senza un adeguato sviluppo intermedio. Tale mancanza di coerenza risulta disturbante, così come le lacrime della ragazza durante l’interrogatorio non possono che infastidire lo spettatore. Era palese sin dalla season premiere che prima o poi questo momento sarebbe arrivato e, lavorando in quell’ambiente, la protagonista non poteva farsi trovare impreparata di fronte a un’eventualità del genere.
La serie, in questo senso, mostra una difficoltà nel mantenere continuità tra le proprie premesse iniziali e le direzioni intraprese, lasciando emergere dubbi non tanto su cosa stia accadendo, quanto sul modo in cui ci si è arrivati. Ed è proprio qui che l’episodio colpisce nel modo più scomodo, perché se da un lato conferma la forza tecnica e visiva di Euphoria, dall’altro rende ancora più evidente quanto questa terza stagione stia chiedendo allo spettatore di accettare scarti narrativi molto più bruschi di quanto facesse un tempo.
THUMBS UP 👍
- Lato tecnico sempre impeccabile
- Recitazione
- Lexi spettatrice di questo cambiamento
THUMBS DOWN 👎
- Stravolgimenti di trama
- Rimorsi di Rue
- Comportamento dei vari personaggi






