
Un episodio lucidissimo e doloroso in cui Niall non vuole più soltanto amare Ruben: vuole diventarlo.
Altra puntata, altro salto temporale. Questa volta Half Man avanza solo di due anni e porta il racconto nel 2010, dentro un nuovo status quo molto diverso rispetto ai precedenti ma, allo stesso tempo, stranamente familiare. “Episodio 5” ricorda moltissimo “Episodio 2”, sia per il modo in cui finisce, con un pestaggio tanto violento quanto apparentemente senza senso, sia perché Ruben e Niall sembrano finalmente ritrovare una forma di sintonia. Ma se la visione dei precedenti quattro episodi ha insegnato qualcosa, è che ogni puntata di Half Man inizia in un modo e termina in un altro, lasciando dietro di sé rapporti più danneggiati, identità più confuse e ferite sempre meno rimarginabili. Anche qui il legame tra i due fratellastri viene cambiato ancora una volta, in modo forse meno spettacolare ma psicologicamente devastante.
VOLER ESSERE RUBEN
La scrittura di Richard Gadd aggiunge un ulteriore livello di stratificazione al già complicatissimo rapporto tra Niall e Ruben. Questa volta, però, il nodo più importante non emerge direttamente nel confronto tra i due, ma in ciò che Niall compie quasi ai margini della loro relazione: il tradimento con Mona. Un tradimento che nasconde diversi livelli di lettura, ma che trova la sua sintesi più feroce proprio nelle parole della donna: “This is to do with the fact you’ve realized you are not as special as you thought you were”.
È una frase che squarcia il personaggio di Niall molto più di quanto lui vorrebbe ammettere. Perché se c’era ancora qualche dubbio, “Episodio 5” lo elimina definitivamente: Niall respira, ragiona e agisce per sentirsi come il suo punto di riferimento. Ruben. Non vuole soltanto essergli vicino, non vuole soltanto essere riconosciuto da lui, non vuole soltanto salvarlo o farsi salvare. Vuole provare, anche solo per un giorno, cosa significhi vivere con quella furia, quella libertà, quella brutalità, quella capacità di occupare il mondo senza chiedere permesso. Un’idea che si lega perfettamente al confronto avuto in ospedale in “Episodio 4”, quando Niall ammetteva di essere disposto a sacrificare tutto pur di passare un solo giorno nei panni di Ruben.
This is to do with the fact you’ve realized you are not as special as you thought you were.
MEGLIO UN GIORNO DA LEONE
Il vecchio detto “meglio un giorno da leone che cento da pecora” sembra cucito addosso a questo episodio. Ognuno può trarre le proprie conclusioni, ma la scelta di Niall è chiaramente quella di essere un leone per un giorno. Il problema è che, nel suo caso, diventare leone significa far saltare completamente in aria il rapporto con la futura madre di suo figlio, tradire la propria identità e usare Mona come strumento per sentirsi finalmente simile a Ruben. Soprattutto a sua insaputa.
C’è qualcosa di profondamente sgradevole, e proprio per questo potentissimo, nel modo in cui la serie racconta questo passaggio. Niall non tradisce soltanto per desiderio, crisi, egoismo o autodistruzione. Tradisce per imitazione. Per incarnare una mascolinità che non gli appartiene fino in fondo, ma che lo affascina perché coincide con tutto ciò che Ruben rappresenta ai suoi occhi: forza, aggressività, centralità, desiderabilità, impunità. È una scelta che rende il personaggio ancora più complesso e anche molto meno facile da assolvere. Gadd non chiede mai allo spettatore di voler bene a Niall senza condizioni. Gli chiede piuttosto di guardarlo mentre si rovina con una lucidità disturbante.
ETEROSSESSUALITÀ DI RIFLESSO
Un altro elemento estremamente interessante viene fatto notare da Lori, la madre di Niall: “casualmente” suo figlio è tornato a essere etero proprio in concomitanza con il ritrovato rapporto con Ruben, cioè con un fratello che non vede di buon grado gli omosessuali. È una notazione fondamentale perché trasforma quella che potrebbe sembrare una semplice crisi sentimentale in qualcosa di molto più identitario.
Niall non sta solo scegliendo Mona. Sta scegliendo una versione di sé più accettabile per Ruben. Una versione che possa essere guardata, approvata, forse persino rispettata da lui. E così la sessualità, che negli episodi precedenti era stata raccontata come scoperta, possibilità e ferita, qui diventa una maschera. Non perché Niall “finga” in modo banale, ma perché ogni suo gesto sembra filtrato dalla necessità di apparire in un certo modo davanti al fratello maggiore. Da un lato vuole sentirsi come Ruben; dall’altro modifica completamente la propria vita per compiacerlo. Ed è proprio questa doppia spinta a renderlo un personaggio così tragicamente stratificato.
RUBEN È PIÙ SEMPLICE
In tutto questo, Ruben funziona quasi per contrasto. Se Niall è pieno di pieghe, contraddizioni, autoinganni e desideri repressi, Ruben è molto più “semplice” nelle sue motivazioni. Non meno inquietante, non meno pericoloso, ma più diretto. Le sue pulsioni sono terra-terra, completamente maschiliste, costruite attorno a un’idea di possesso in cui la donna, in questo caso Mona, diventa proprietà. Il tutto mischiato a una gelosia feroce e a un controllo della rabbia pari a zero.
Il pestaggio di Benji, con cui Mona ha avuto una tresca, nasce da questo impianto emotivo primitivo, ma viene reso ancora più interessante dall’improvvisa impersonificazione di Niall in Ruben. È come se Niall, dopo aver provato a vivere nei panni del fratello, ne assorbisse anche il senso di gelosia, dominio e violenza. Il gesto resta di Ruben, ma l’episodio suggerisce qualcosa di più disturbante: la tossicità di quel rapporto non si limita a ferire Niall. Lo trasforma. Lo contamina. Gli offre una forma di potere che lui non sa gestire e che, inevitabilmente, produce danni.
UNA VETTA DI SCRITTURA
“Episodio 5” conferma quindi lo standard altissimo raggiunto da Half Man. La scrittura di Gadd tocca vette notevoli proprio perché non ha bisogno di grandi rivelazioni per spostare il peso della storia. Bastano una frase di Mona, una constatazione di Lori, un tradimento, uno sguardo, un pestaggio finale per ridefinire completamente la psicologia dei personaggi e preparare il terreno al finale della miniserie.
Gadd è inquietante anche nel ruolo di Ruben, capace di rendere il personaggio una presenza insieme carismatica e repellente. Jamie Bell, invece, continua a trasformare Niall in una fucina di emozioni contrastanti, tutte filtrate da quel volto infelice che è ormai il suo marchio di fabbrica. È il volto di un uomo che vorrebbe essere altro, ma non sa bene cosa. O peggio: lo sa, e proprio per questo fa paura. Half Man firma così una delle sue puntate più dense, dolorose e psicologicamente precise, dimostrando ancora una volta che il vero orrore della serie non è ciò che Ruben fa, ma ciò che Niall è disposto a diventare per sentirsi finalmente come lui.
THUMBS UP 👍
THUMBS DOWN 👎







