X-Men ’97 2×01 – 2×02 – Days Of Past Future – A Force To Be Reckoned WithTEMPO DI LETTURA 7 min

X-Men '97 2x01 - 2x02 recensione: X-Men ’97 stagione 2 episodi 1-2 con i protagonisti in una linea temporale distorta
Recensione Serie TVX-Men '97 Stagione 2 Episodio 1-2 Days Of Past Future Disney+

Il ritorno della serie animata Marvel tra viaggi temporali, destini segnati e nuove minacce esistenziali.

La prima stagione di X-Men ’97 è stata una delle più grandi sorprese televisive del 2024, riuscendo nell’impresa apparentemente impossibile di riportare in vita una serie amatissima senza limitarsi a vivere di nostalgia. Nel corso di dieci episodi, la produzione Marvel Animation ha costruito infatti un racconto capace di fondere spettacolo supereroistico, melodramma, politica e fantascienza, restituendo agli X-Men quella complessità morale che da sempre rappresenta il cuore della saga.
Avendo visto in anteprima i primi quattro episodi della seconda stagione, in arrivo dal 1° luglio su Disney+, appare subito evidente come il nuovo ciclo narrativo sia chiamato a raccogliere un’eredità particolarmente ingombrante. I primi due episodi scelgono infatti di ampliare ulteriormente la portata del racconto, senza rinunciare ai temi che da sempre definiscono l’identità degli X-Men e che avevano reso memorabile la stagione precedente. Prima di analizzare questa nuova fase della serie, però, è necessario ricordare dove si erano interrotte le vicende dei mutanti Marvel…

IL RECAPPONE


La prima stagione di X-Men ’97 si apre dopo l’uscita di scena di Charles Xavier, gravemente ferito al termine della serie animata originale da un attentatore anti-mutante. Ormai in fin di vita, il fondatore degli X-Men viene portato nell’Impero Shi’ar nella speranza di ricevere cure che sulla Terra non sarebbero possibili. Prima di partire, però, il Professore affida nel proprio testamento la scuola, gli X-Men e il sogno di una convivenza pacifica tra umani e mutanti a Magneto, una scelta che genera profonde tensioni all’interno della squadra, soprattutto in Cyclops, convinto di essere il naturale erede della sua leadership.
Jean Grey scopre di essere stata sostituita da Madelyne Pryor, un clone creato da Mister Sinister nell’ambito delle sue ossessioni per la perfezione genetica, riportando al centro della storia Nathan Summers, figlio di Jean e Cyclops. Colpito da un virus tecno-organico incurabile nel presente, Nathan viene inviato nel futuro per salvarsi la vita, intraprendendo il percorso che lo trasformerà in Cable. Parallelamente, il rapporto tra Rogue e Gambit si sviluppa fino a diventare uno dei fulcri emotivi della stagione.
L’equilibrio già precario della situazione viene distrutto dal massacro di Genosha, la nazione mutante che avrebbe dovuto rappresentare un modello di integrazione e che viene invece annientata da un attacco devastante. La tragedia provoca migliaia di vittime, tra cui Gambit, e segna un punto di non ritorno per l’intero mondo mutante. Dietro il massacro si cela Bastion, convinto che l’evoluzione mutante rappresenti una minaccia esistenziale per l’umanità. Attraverso l’Operazione Zero Tolerance, il villain trasforma segretamente esseri umani in Prime Sentinel, armi viventi destinate all’eliminazione dei mutanti, guidato non dall’odio ma dalla convinzione che il conflitto tra le due specie sia inevitabile.
Con il ritorno di Xavier sulla Terra, la crisi raggiunge il proprio apice. Profondamente segnato dalla distruzione di Genosha, Magneto perde ogni fiducia nella convivenza pacifica e scatena un impulso elettromagnetico globale che paralizza la tecnologia terrestre, mettendo in pericolo milioni di persone. Durante questa escalation arriva persino a strappare l’adamantio dal corpo di Wolverine, riportandolo a uno stato fisico e mentale primordiale.
Lo scontro finale contro Bastion si risolve quando Jean Grey riesce a liberare la forza della Fenice, un’esplosione di potere che travolge definitivamente il nemico e ne segna la caduta, ma nel caos successivo gli X-Men vengono dispersi nel tempo in epoche diverse. Cyclops e Jean Grey vengono proiettati nell’anno 3960 d.C., in un mondo ormai irriconoscibile rispetto alla Terra che conoscono, mentre Rogue, Bestia, Nightcrawler, Professor X e Magneto si ritrovano invece nell’antico Egitto, nel 3000 a.C., dove incontrano un giovane destinato a diventare la più grande minaccia mutante di sempre: Apocalypse. Nel frattempo, un ultimo frammento narrativo lascia in sospeso il destino di Gambit, con una scena finale che mantiene volutamente ambigua la sua sorte. La stagione si chiude così su una frammentazione totale del gruppo, con ogni personaggio lasciato in una condizione persino peggiore rispetto a quella iniziale.


I primi due episodi della nuova stagione mostrano immediatamente la volontà degli autori di non rallentare le proprie ambizioni. La dimensione temporale diventa infatti il principale strumento attraverso cui esplorare i grandi temi della serie, trasformando passato, presente e futuro in un unico campo di battaglia ideologico ed emotivo. L’elemento più interessante non risiede tanto nel viaggio nel tempo in sé, quanto nelle conseguenze morali che esso produce. La narrazione utilizza la manipolazione delle linee temporali per interrogarsi sul significato del destino, sulla possibilità di cambiare il futuro e sul prezzo che ogni individuo è disposto a pagare per proteggere le persone che ama.
In questo senso, il rapporto tra genitori e figli assume una centralità assoluta. La stagione affronta il tema della famiglia non come semplice nucleo affettivo, ma come responsabilità capace di entrare in conflitto con profezie, missioni e necessità collettive.

L’EREDITÀ DI CHARLES XAVIER


Accanto alla dimensione familiare e ai conflitti legati alla sopravvivenza personale, emerge con forza un altro asse tematico destinato a definire l’intera stagione: l’eredità ideologica di Charles Xavier. Gli episodi si interrogano su cosa accada quando il sogno del fondatore degli X-Men viene affidato a una generazione costretta a crescere in un contesto più duro, instabile e profondamente disilluso, dove i principi originari della convivenza tra umani e mutanti vengono continuamente messi alla prova dalla realtà.
Ne deriva una riflessione sorprendentemente matura sulla difficoltà di mantenere saldi determinati ideali quando tutto sembra spingere verso soluzioni più radicali e immediate. La serie evita accuratamente risposte semplici, preferendo costruire un impianto narrativo in cui i personaggi si muovono all’interno di dilemmi etici sempre più complessi, nei quali il confine tra giustizia e vendetta, così come quello tra sicurezza e autoritarismo, diventa progressivamente sempre più sfumato. Questa tensione ideologica rappresenta uno degli elementi più riusciti della doppia premiere, perché consente alla narrazione di affrontare temi contemporanei senza mai scivolare nella predicazione o in una lettura allegorica troppo didascalica, mantenendo invece una forte aderenza alla dimensione emotiva dei personaggi.
Pur restando profondamente legata ai protagonisti storici, la serie amplia inoltre il proprio sguardo verso figure più giovani e verso nuove interpretazioni del ruolo dell’eroe mutante, costruendo una transizione che non rompe con il passato ma lo rielabora. L’impressione è quella di una storia che non intende limitarsi alla celebrazione dell’eredità degli X-Men, ma che prova a proiettarla in avanti attraverso prospettive differenti e sensibilità inedite. Questa espansione avviene in modo naturale, senza forzature e senza sminuire il peso dei personaggi originali, ma al contrario rafforzandolo attraverso il confronto con le nuove generazioni, che introducono ulteriori sfumature nel dibattito su responsabilità, appartenenza e identità.

SUPER-ANIMAZIONI


Dal punto di vista visivo, X-Men ’97 conferma e consolida l’identità estetica che aveva già reso la prima stagione immediatamente riconoscibile. L’animazione mantiene volutamente la struttura e il linguaggio della serie anni Novanta, ma li rilegge attraverso una fluidità più moderna, soprattutto nelle sequenze d’azione, dove il montaggio interno delle inquadrature e la coreografia dei movimenti risultano più complessi e incisivi rispetto al passato.
Particolarmente efficace è il modo in cui la regia sfrutta la frammentazione temporale della stagione per variare continuamente registro visivo: ogni epoca e ogni contesto non si limita a cambiare sfondo narrativo, ma modifica anche palette, ritmo e composizione dell’inquadratura, rendendo ogni ambientazione immediatamente distinguibile e coerente con il tono degli eventi che la abitano.
Anche il lavoro sul character acting si conferma di alto livello, con una recitazione animata che valorizza sguardi, micro-espressioni e pause, elementi che diventano centrali soprattutto nei momenti più emotivi o nei confronti più ideologici tra i personaggi. Il voice acting si inserisce in questo equilibrio con precisione, sostenendo tanto la dimensione spettacolare quanto quella più intimista senza mai risultare ridondante.
Il risultato è una produzione che non si limita a mantenere uno standard elevato, ma che rafforza ulteriormente una grammatica visiva già molto riconoscibile, confermando X-Men ’97 come uno dei progetti animati supereroistici più solidi e curati del panorama contemporaneo.

THUMBS UP 👍

  • Approfondimento dei temi familiari
  • Riflessione sull’eredità di Xavier
  • Espansione dell’universo mutante
  • Animazioni sempre eccellenti

THUMBS DOWN 👎

  • Nulla di rilevante da segnalare

Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

Pur evitando di svelare le proprie carte migliori, questa doppia premiere lascia la sensazione di trovarsi davanti a un racconto ancora più ambizioso, capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro degli X-Men senza perdere il cuore emotivo che ne ha decretato il successo.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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