
La sesta stagione riparte tra ironia, lutto e una nuova minaccia contro Slough House, mantenendo intatto il fascino della serie Apple TV.
Puntuale come una delle loro sciagurate indagini, torna l’ormai consueto appuntamento annuale con Slow Horses. Un ricongiungimento che, nonostante le sei stagioni già alle spalle, continua a non stancare. Ed è forse proprio questa una delle peculiarità della serie Apple TV: non soltanto non perde il proprio fascino, ma sembra addirittura migliorare con il passare del tempo. Una qualità sempre più rara nel panorama seriale.
Forte dell’ottimo materiale di partenza offerto dai romanzi di Mick Herron, Slow Horses mantiene una narrazione stratificata nella quale l’ironia delle situazioni e dei personaggi rappresenta soltanto la superficie. “Circle Of Life” inaugura inoltre una stagione che, per la prima volta, combina materiale tratto da due romanzi della saga, Joe Country e Slough House.
Guidata come sempre da un cast eccezionale, la serie continua così a offrire un racconto compatto, uno storytelling funzionale e una caratterizzazione minuziosa. Un mix che continua a convincere anche dopo sei stagioni.
INIZIO INASPETTATO
La sesta stagione inizia con una grande novità: al quartier generale degli Slow Horses è stata finalmente sostituita la porta d’ingresso. Un elemento da non sottovalutare, dato che il malandato portone del passato, con la sua apertura “a spintoni”, era ormai diventato iconico e soprattutto identificativo del team e dei suoi uffici.
Ma sembra che l’intero quartiere stia attraversando qualche cambiamento, visto che anche il fidato ristorante cinese ha lasciato il posto a uno italiano. Probabilmente una buona notizia per la salute di Jackson Lamb, che sembra così essere passato a una più rassicurante dieta mediterranea.
Contesto a parte, “Circle Of Life” si apre con qualcosa di inaspettato anche su un piano narrativo decisamente più serio. La morte di David Cartwright non arriva a sorpresa in quanto tale, viste le precarie condizioni di salute del personaggio interpretato da Jonathan Pryce, quanto per il fatto che avvenga completamente off screen.
Un evento che forse non aveva molto da raccontare in presa diretta, ma che lascia inevitabilmente numerosi strascichi narrativi ed emotivi. Resta inoltre la speranza di rivedere “the Old Bastard” attraverso eventuali flashback: i segreti legati al passato dell’uomo e alla sua lunga carriera nell’MI5 possono ancora offrire parecchio materiale alla storia.
UN RIVER PRONTO A ESPLODERE
Tra le conseguenze più evidenti della morte di David Cartwright c’è sicuramente lo stato emotivo di River, già fortemente compromesso dalle rivelazioni sul proprio padre e dal mancato ritorno al Park.
Una fragilità che non arriva dal nulla. Già nella quinta stagione River appariva sempre più vicino al limite, e la perdita del nonno finisce inevitabilmente per eliminare uno degli ultimi punti di riferimento ancora presenti nella sua vita.
Come sottolinea Lamb, River sembra ormai una bomba pronta a esplodere, e la sua situazione psicologica rappresenta al momento l’elemento capace di dare maggiore profondità alla storia.
Senza perdere il solito acume ironico, Slow Horses continua infatti a unire in maniera eccellente la componente più malinconica ed emotiva al sarcasmo pungente, scandito da battute sempre pronte e appropriate a ogni situazione.
Anche in questa stagione River si presenta quindi come uno dei protagonisti principali del team di Lamb, confermando la profondità di un personaggio costruito con grande continuità nel corso degli anni. Un elemento particolarmente positivo, considerato quanto facilmente nella Slough House i personaggi secondari possano invece sparire, morire o essere rimpiazzati.
QUALCUNO VUOLE CANCELLARE SLOUGH HOUSE
Dopo una sola puntata, la storyline stagionale sembra già delinearsi attraverso diversi misteri apparentemente separati ma destinati con ogni probabilità a convergere.
Da una parte ci sono le morti di alcuni ex membri di Slough House e la presenza di sicari che sembrano aver messo nel mirino anche gli agenti ancora in attività. Dall’altra emerge un dettaglio ancora più inquietante: Slough House è stata cancellata dai sistemi dell’MI5. Gli agenti non risultano più correttamente registrati e persino gli stipendi smettono di arrivare.
Quello che potrebbe sembrare inizialmente un semplice problema amministrativo viene rapidamente presentato come qualcosa di deliberato. La sensazione è quindi che qualcuno non stia soltanto eliminando fisicamente persone legate alla Slough House, ma stia cercando di cancellarne progressivamente anche l’esistenza istituzionale.
Lamb comincia così a indagare sulla morte di un ex Slow Horse mentre il resto della squadra prova a comprendere quanto sia realmente estesa la minaccia. Un’impostazione che costruisce immediatamente una trama stagionale capace di unire vendetta, complotto interno e sopravvivenza del gruppo.
DIANA TAVERNER FINALMENTE AL COMANDO
In parallelo si sviluppano anche altre trame, a partire da quella dedicata a Diana Taverner, finalmente nel ruolo di First Desk. Una posizione inseguita per anni e che, come facilmente prevedibile, non significa affatto aver raggiunto una situazione più semplice.
Anzi, il nuovo incarico sembra destinato a immergerla ancora più profondamente in quella rete di favori, pressioni politiche, affari e ricatti che ha sempre rappresentato una delle componenti più interessanti del personaggio.
È significativo che la nuova minaccia contro Slough House emerga proprio mentre Diana raggiunge finalmente il vertice dell’MI5. Capire quanto sappia realmente di ciò che sta accadendo, quanto stia nascondendo e quanto invece sia lei stessa coinvolta in qualcosa più grande delle sue possibilità rappresenta già uno dei quesiti più interessanti della stagione.
IL PADRE DI RIVER TORNA A COMPLICARE TUTTO
Infine rimane ancora aperta la questione di Frank Harkness, padre di River, che anche in questa season premiere riesce inevitabilmente a ritagliarsi il proprio spazio.
“Circle Of Life” è nel complesso un ottimo episodio, ben bilanciato tra ironia ed emotività e capace di presentare con precisione gli elementi destinati a comporre le prossime puntate. Tuttavia, il finale lascia qualche perplessità proprio per l’ennesima apparizione di Harkness, che arriva quasi lateralmente rispetto al quadro costruito nei precedenti cinquanta minuti.
La presenza dell’uomo al funerale di David Cartwright è evidentemente troppo precisa per essere casuale, ma resta ancora da comprendere quale ruolo avrà realmente all’interno della nuova trama e soprattutto se sia collegato alla caccia agli ex Slow Horses o rappresenti un fronte separato.
È probabilmente l’elemento più opaco della premiere, ma anche quello con il potenziale maggiore. Perché un River già emotivamente destabilizzato dal lutto potrebbe difficilmente trovare momento peggiore per affrontare nuovamente l’uomo responsabile di buona parte dei suoi problemi.
Slow Horses riparte quindi esattamente come ci si augurava: senza bisogno di reinventarsi, ma continuando a sfruttare personaggi, dialoghi e rapporti costruiti nel corso di sei stagioni. Considerando che il futuro della serie è già assicurato almeno fino all’ottava stagione, è difficile lamentarsi di un ritorno tanto solido.
THUMBS UP 👍
- Ottimo equilibrio tra ironia ed emotività
- Lo stato emotivo di River continua a essere uno dei punti di forza della serie
- La caccia agli ex Slow Horses e la cancellazione della squadra dai sistemi MI5 costruiscono immediatamente un mystery interessante
- Diana Taverner finalmente First Desk apre nuove possibilità narrative
- Sei stagioni e non sentirle
THUMBS DOWN 👎
- Il ritorno di Frank Harkness nel finale resta per ora poco contestualizzato






