Una StoriaTEMPO DI LETTURA 5 min

15/09/2026
Una Storia
Recensione Una Storia Una Storia Cinema Venezia 83 · ORIZZONTI

Un esordio ambizioso nelle intenzioni, ma che finisce per smarrire proprio la profondità emotiva che vorrebbe mettere al centro del racconto.

Logo di Venezia 83 - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2026

Sinossi

Quando la figlia Irene lascia casa per andare a studiare lontano, Erika e Mauro si ritrovano soli e costretti a confrontarsi con un vuoto che non sanno come colmare. La nuova quotidianità fa emergere fragilità, ferite mai affrontate e desideri messi da parte per anni, obbligando la coppia a interrogarsi su chi siano diventati e su come trasformare il proprio rapporto.

C’è un bel paradosso alla base di Una Storia, esordio alla regia di Anna Foglietta, presentato in concorso nella sezione Orizzonti dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Foglietta ha spiegato di essere partita più da un’idea che da un vero plot, scegliendo consapevolmente di rinunciare a una narrazione tradizionale per concentrarsi su rituali, attese e trasformazioni interiori.
Ed è proprio qui che nasce il paradosso: Una Storia vuole trovare significato nell’assenza di eventi, ma finisce troppo spesso per lasciare che sia proprio il vuoto narrativo a prendere il sopravvento sulle emozioni.
Erika e Mauro sono una coppia comune, con lavori comuni e una vita costruita sulla routine. Lei è cassiera in un supermercato, lui lavora nell’impresa di ristrutturazione del padre. Quando la figlia Irene lascia casa per andare a studiare in un’altra città, quell’equilibrio apparentemente solido si incrina. La casa si svuota e con essa sembrano svuotarsi anche le loro certezze. Da qui prende forma un film quasi interamente costruito sulle sensazioni e sulla crisi esistenziale dei due protagonisti.

QUATTRO STAGIONI


Il film divide il racconto in stagioni, partendo dall’autunno immediatamente successivo alla partenza di Irene. La meticolosa attenzione riservata a oggetti, gesti e abitudini dovrebbe mostrare come una quotidianità costruita per anni attorno alla famiglia perda gradualmente il proprio significato nel momento in cui la figlia non è più presente.
Con l’inverno si cominciano a conoscere meglio Erika e Mauro e la loro crisi assume contorni più definiti. Gli altri personaggi rimangono quasi sempre figure di passaggio, talvolta persino private del volto, perché tutto viene filtrato attraverso la percezione e lo stato emotivo della coppia.
È una soluzione registica coerente con l’intenzione di Foglietta di concentrare l’attenzione esclusivamente sul mondo interiore dei protagonisti. A conti fatti, però, l’assenza di una vera evoluzione narrativa finisce per indebolire proprio questo meccanismo. Se gli eventi modificano troppo poco i personaggi, anche sguardi, silenzi ed espressioni finiscono progressivamente per perdere forza. Quello che dovrebbe essere un silenzio carico di significato diventa spesso semplice immobilità.
Con l’estate Erika appare sempre più in difficoltà, mentre Mauro continua a osservare quasi dall’esterno ciò che gli accade intorno. Il capitolo conclusivo, significativamente intitolato “Poi”, prova a introdurre l’idea di una possibile rinascita, ma anche in questo caso il film fatica a trasformare il proprio presupposto in un percorso emotivo davvero convincente.

UNA REGIA IN ATTESA


Anna Foglietta sceglie una strada precisa, rinunciando alla centralità della narrazione per concentrarsi sul tempo emotivo dei personaggi. La macchina da presa indugia sui volti e sui rituali quotidiani attraverso inquadrature statiche e prive di tagli interni, lasciando spazio ai silenzi e alle attese.
Anche i primi piani non sono mai completamente centrati. La stessa Foglietta ha parlato di un “velo” tra spettatore e personaggi, un filtro che dovrebbe renderne la natura soltanto parzialmente afferrabile. È una scelta formale riconoscibile e sicuramente consapevole, soprattutto per un’opera prima.
Il problema è che una regia così rarefatta richiede una materia emotiva altrettanto forte. E qui il vuoto che dovrebbe essere l’oggetto del racconto finisce troppo spesso per contagiare anche il racconto stesso.
Alba Rohrwacher e Guido Caprino si ritrovano così a dover sostenere quasi interamente sulle proprie interpretazioni una scrittura che esaspera progressivamente la crisi dei personaggi. Il problema emerge soprattutto nei dialoghi: man mano che la distanza tra Erika e Mauro aumenta, le conversazioni diventano più ridondanti e ricorrono sempre più spesso a frasi fatte e confronti urlati.
È il solito repertorio del dramma esistenziale italiano, che finisce per risultare poco incisivo e aggiunge meno di quanto dovrebbe sia alla trama sia alla definizione della coppia. Foglietta vorrebbe raccontare due persone che, venuto meno il ruolo di genitori quotidianamente presenti, devono domandarsi chi siano diventate. Troppo spesso, però, il film si limita a dichiarare questa crisi senza riuscire davvero a mostrarne tutta la complessità.

UN FILM SENZ’ANIMA


Anna Foglietta ha dichiarato di aver voluto realizzare un film nel quale la vera protagonista fosse l’anima. È probabilmente proprio qui che emerge con maggiore evidenza il paradosso di Una Storia: nel tentativo di lasciare più spazio possibile alle emozioni, la pellicola finisce per risultare priva proprio di quella profondità emotiva che avrebbe dovuto sostenerla.
La cosa rende il risultato ancora più frustrante perché le intenzioni sono chiarissime e molte scelte formali sono tutt’altro che casuali. La fotografia, le attese, gli spazi domestici e il lavoro sui volti cercano costantemente di spingere lo spettatore dentro l’intimità di Erika e Mauro. Ma la contemplazione, da sola, non basta necessariamente a generare profondità.
Una Storia resta quindi un esordio alla regia ambizioso nelle intenzioni e preciso nelle scelte formali, ma decisamente meno efficace nei risultati. Potrà certamente trovare il proprio pubblico tra gli spettatori più sensibili al cinema intimista e ai drammi costruiti sulle microvariazioni emotive, ma il rischio, una volta arrivati ai titoli di coda, è che la sensazione dominante non sia quella di aver assistito a una rinascita.
Rimane piuttosto l’impressione di un film che sa perfettamente quale profondità vorrebbe raggiungere, senza trovare però gli strumenti narrativi necessari per arrivarci. Un BURN che non boccia le ambizioni di Anna Foglietta, ma evidenzia quanto la distanza tra intenzione e risultato sia ancora troppo ampia.

Scheda film
Titolo originaleUna Storia
Titolo internazionaleA Common Story
RegiaAnna Foglietta
SceneggiaturaAnna Foglietta, Tania Pedroni, Matteo Ferri
InterpretiAlba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini, Elio De Capitani
DistribuzioneBIM Distribuzione – al cinema dal 24 settembre 2026 / True Colours – vendite internazionali
Durata107 minuti
OrigineItalia, 2026
FestivalPresentato alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
SezioneORIZZONTI
PremiereWORLD PREMIERE · 8 SETTEMBRE 2026

Il giudizio di Recenserie

BURN THEM ALL

Un esordio ambizioso e formalmente consapevole che finisce però per smarrire la profondità emotiva che vorrebbe mettere al centro. Una Storia racconta crisi e possibilità di rinascita, senza riuscire a trasformarle in un percorso davvero incisivo.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Sara Moro

Sara Moro è autrice di Recenserie e si occupa di recensioni e news dedicate a film e serie TV. Nei suoi articoli affronta le nuove uscite del panorama cinematografico e televisivo con un taglio critico e analitico, alternando attenzione all’attualità dell’intrattenimento e analisi narrativa delle opere.
Il suo lavoro si muove tra aggiornamento e approfondimento, con uno sguardo alle principali novità del settore, unendo precisione editoriale e sguardo critico.

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