Lanterns 1×03 – OutKastTEMPO DI LETTURA 7 min

Lanterns 1x03 recensione: Lanterns 1x03 recensione: John Stewart nell'episodio OutKast
Recensione Serie TVLanterns Stagione 1 Episodio 3 OutKast HBO

Lanterns abbandona temporaneamente il mistero di Rushville per raccontare l'origine di John Stewart, trasformando la paura e il trauma familiare nel cuore della sua formazione come Lanterna Verde.

 

Lanterns cambia radicalmente prospettiva con “OutKast”, un episodio che abbandona l’indagine di Rushville per immergersi nel passato di John Stewart e costruire una delle origin story più interessanti dedicate a un eroe DC. Il risultato è un’ora sorprendentemente intima, nella quale la fantascienza cosmica diventa lo strumento per interrogare famiglia, paura, razzismo e condizionamento.

LA PAURA COME COLPA


L’idea alla base di “OutKast” nasce da una contraddizione apparentemente elementare: per diventare una Lanterna Verde bisogna essere capaci di superare la paura, ma chi stabilisce cosa significhi davvero avere paura? La domanda assume immediatamente un peso diverso quando a essere sottoposto al giudizio dei Guardiani è John Stewart Sr., un uomo che viene svegliato nel cuore della notte da una presenza aliena e interrogato sul proprio terrore. La sua risposta, perfettamente umana, diventa invece una colpa.
È proprio attraverso questo paradosso che Lanterns costruisce una riflessione molto più ampia sul concetto di coraggio, mostrando quanto possa essere arbitrario trasformare una reazione emotiva in una misura assoluta del valore di una persona. La paura non viene considerata come qualcosa da comprendere, ma come una debolezza da eliminare, e l’errore dei Guardiani diventa così il peccato originale attorno al quale viene costruita l’intera infanzia di John.
La serie compie inoltre una scelta particolarmente efficace evitando il consueto trauma da cui nasce il supereroe. John non è un orfano che trasforma una perdita in vocazione, ma un bambino cresciuto accanto a entrambi i genitori, figure tanto presenti quanto soffocanti. La sua futura forza non nasce quindi dalla mancanza, bensì dall’eccesso di aspettative, controllo e disciplina che gli viene imposto fin dall’infanzia.
La sequenza del colloquio con Lianna, il Guardiano interpretato da Laura Linney, permette così all’episodio di trasformare la selezione di una Lanterna Verde in una sorta di processo psicologico. John viene osservato, interrogato e analizzato come se la sua intera esistenza fosse stata preparata per quel momento, mentre il confine tra talento naturale e condizionamento familiare diventa progressivamente impossibile da distinguere.

QUANDO LA PROTEZIONE DIVENTA ABUSO


Il cuore di “OutKast” appartiene però alla famiglia Stewart, e soprattutto alla relazione ambigua tra John e i suoi genitori. John Sr. e Bernadette non vengono costruiti come semplici antagonisti dell’infanzia del protagonista, perché la serie riconosce continuamente la sincerità delle loro intenzioni. Vogliono proteggere il figlio, garantirgli un futuro migliore e prepararlo a un mondo nel quale, in quanto persona di colore, dovrà dimostrare continuamente il proprio valore.
Il problema è che quella protezione finisce per assumere la forma dell’abuso. L’addestramento al quale John viene sottoposto, dalle prove di coraggio fino alla violenza psicologica e fisica, non serve più soltanto a renderlo forte: serve a cancellare progressivamente la possibilità che possa essere qualcosa di diverso da ciò che i suoi genitori hanno deciso per lui. La promessa di un futuro straordinario diventa così una giustificazione per sottrargli il presente.
È particolarmente significativa la posizione di Bernadette, perché il personaggio riesce a introdurre nella vicenda una dimensione politica senza essere ridotto a semplice portavoce tematico. Il suo confronto con Lianna mette in discussione l’universalità del concetto di paura: chiedere a un uomo afroamericano se abbia paura significa ignorare il peso storico e sociale delle minacce che hanno accompagnato la sua esistenza. I Guardiani possiedono una conoscenza intergalattica, ma non comprendono davvero il mondo che pretendono di giudicare.
La contraddizione diventa ancora più amara quando John cresce interiorizzando completamente quella logica. La sua straordinaria disciplina, apparentemente una delle sue qualità più eroiche, nasce infatti dalla convinzione di dover essere sempre all’altezza delle aspettative altrui. Quando afferma di dovere qualcosa alla propria famiglia, quel verbo diventa fondamentale: l’amore viene percepito come un debito da ripagare, mentre la conquista dell’anello dovrebbe finalmente dimostrare che tutti quei sacrifici sono serviti a qualcosa.

DUE MODI OPPOSTI DI ESSERE EROI


La storia personale di John diventa ancora più interessante quando Lanterns la mette in relazione con quella di Hal Jordan. I due non rappresentano semplicemente due personalità differenti, ma due concezioni diametralmente opposte dell’eroismo. Hal è istintivo, caotico, imprevedibile e spesso irresponsabile; John è metodico, analitico e incapace di concedersi il lusso dell’errore.
La differenza emerge con particolare forza durante l’ultima missione militare di John. Dopo mesi trascorsi a studiare meticolosamente il proprio bersaglio, il soldato vede il lavoro compromesso dall’intervento improvviso di Hal, che risolve la situazione attraverso la propria caratteristica combinazione di talento, incoscienza e distruzione. John viene poi punito per il fallimento di una missione che, in realtà, è stato qualcun altro a compromettere.
La scena funziona perché anticipa quello che sarà il rapporto tra i due protagonisti. Hal sembra ottenere tutto senza doverlo davvero meritare, mentre John deve conquistare ogni centimetro della propria posizione attraverso una disciplina quasi autodistruttiva. Anche i loro costrutti con l’anello riflettono questa differenza: quelli di Hal sono espressione immediata dell’immaginazione, mentre quelli di John sembrano prolungamenti della sua mente ingegneristica.
Il paradosso è che proprio il personaggio apparentemente meno adatto all’ordine istituzionale è quello che i Guardiani hanno scelto come Lanterna Verde, mentre John, educato per diventarlo, viene inizialmente relegato al ruolo di possibile sostituto. La decisione dei Guardiani introduce inoltre una nuova inquietante prospettiva: John non viene semplicemente reclutato perché è degno dell’anello, ma perché potrebbe essere necessario contro Hal.
Ed è qui che “OutKast” trasforma una origin story in qualcosa di più vicino a una tragedia annunciata. John ha trascorso tutta la vita cercando di dimostrare di essere abbastanza forte, mentre l’istituzione che dovrebbe premiarlo lo considera anche un’arma di emergenza contro il proprio campione.

NON SOLO UNA ORIGIN STORY


La parte conclusiva dell’episodio è quella in cui Lanterns dimostra maggiormente di aver compreso il proprio protagonista. John non odia i suoi genitori, e proprio questo rende la situazione più dolorosa. La serie non cerca una soluzione semplice attraverso la quale trasformare Bernadette e John Sr. in mostri, perché il loro affetto è reale quanto il danno che hanno prodotto.
Quando John afferma di aver passato diciotto anni nella stessa casa continuando a sentire la mancanza della propria famiglia, l’episodio raggiunge quindi il suo apice emotivo. Non è una condanna esplicita, ma qualcosa di molto più complesso: la consapevolezza che vivere insieme non significa necessariamente essere presenti l’uno per l’altro. Il finale con Hal seduto al tavolo della famiglia Stewart concentra quindi in pochi minuti l’intero conflitto costruito dall’episodio. John torna a casa convinto di poter finalmente dimostrare ai propri genitori che il percorso imposto durante tutta la sua vita ha prodotto il risultato desiderato. Ma al posto del riconoscimento trova l’uomo che, indirettamente, ha rappresentato per anni la prova vivente del suo fallimento.
Hal non deve nemmeno impegnarsi per occupare quello spazio: gli basta essere se stesso. Il suo atteggiamento rilassato e provocatorio contrasta violentemente con l’esistenza di John, costruita attraverso sacrificio, obbedienza e repressione emotiva. Quando gli comunica che diventerà una Lanterna Verde soltanto passando sul suo cadavere, Lanterns non presenta soltanto l’inizio di una rivalità tra supereroi, ma l’ennesima occasione in cui John deve confrontarsi con qualcuno che sembra ottenere senza sforzo ciò per cui lui ha sacrificato tutto.
“OutKast” quindi è una origin story soltanto in superficie. Sotto la mitologia dei Guardiani, gli anelli e il Corpo delle Lanterne, la serie racconta la formazione di un uomo a cui è stato insegnato che essere forte significa non avere paura, non fallire e non chiedere nulla. Una lezione che può produrre un eroe straordinario, ma anche una persona incapace di capire dove finisca il dovere e dove cominci il proprio desiderio.

THUMBS UP 👍

  • L’origine di John Stewart
  • La rappresentazione della famiglia Stewart
  • Il rapporto John/Hal
  • La riflessione sulla paura

THUMBS DOWN 👎

  • Rushville resta quasi completamente sospesa
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Il momentaneo abbandono della vicenda di Rushville potrebbe sembrare rischioso, ma permette alla serie di dare profondità alla sua vera relazione centrale, preparando il terreno per un conflitto tra John e Hal che appare molto più complesso di una semplice dinamica da mentore e allievo.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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