
Emanuela Fanelli mette alla berlina il cinema e la televisione italiana con una satira sempre più grottesca, che trova nella banalità il suo punto di forza.
Con “Le Note Sono Sette”, Peccato conferma di avere le idee piuttosto chiare su cosa voglia diventare. Dopo aver presentato il proprio universo narrativo e aver messo al centro il rapporto con Paola Cortellesi, la serie di Emanuela Fanelli si addentra nel mondo del cinema italiano, costruendo una satira che ha il pregio di non fermarsi alla semplice parodia. Il risultato è un racconto ironico, autoironico e, per certi versi, persino distopico, nel quale lo spettacolo italiano viene chiamato a interpretare una versione deformata di sé stesso.
Il meccanismo funziona soprattutto perché non si limita a mettere in scena situazioni assurde. Le porta fino alle loro estreme conseguenze, trattandole con una serietà che rende tutto ancora più grottesco. Emanuela Fanelli diventa così una protagonista sempre più controversa, un personaggio che non ha paura di rendersi ridicolo e che sembra avere un talento particolare nel prendere decisioni discutibili. Un’operazione che, sotto la superficie comica, racconta anche le contraddizioni di un sistema nel quale ambizione, successo e riconoscimento pubblico possono trasformarsi rapidamente in un enorme pasticcio.
PASTICCIONA IN AMORE
Il fulcro dell’episodio è la fittizia commedia romantica Pasticciona In Amore, un titolo che già da solo sembra promettere meraviglie, se per meraviglie si intendono tutti i cliché del genere impilati uno sopra l’altro. La sua banalità diventa materia comica, un elemento che la serie sfrutta con una precisione notevole. Non serve inventare chissà quale disastro cinematografico: basta prendere le convenzioni più prevedibili della commedia italiana, estremizzarle e comportarsi come se si fosse davanti a un capolavoro destinato a rivoluzionare la storia del cinema.
È proprio in questa distanza tra ciò che il film vorrebbe essere e ciò che appare che Peccato trova una delle sue intuizioni migliori. L’assurdo non nasce da un mondo completamente alieno, ma dalla deformazione di dinamiche che il pubblico conosce bene. Si può immaginare una produzione che si venda come innovativa pur riproponendo situazioni già viste mille volte, così come è perfettamente plausibile che un progetto mediocre venga accompagnato da grandi ambizioni, ospitate televisive e proclami sulla sua portata rivoluzionaria. Basta spostare leggermente l’asticella della credibilità e il gioco è fatto.
La serie, del resto, non ha bisogno di spiegare continuamente la propria ironia. Lascia che siano le situazioni a parlare, affidandosi alla distanza tra il tono celebrativo dei personaggi e la pochezza di ciò che viene celebrato. È una comicità che funziona proprio perché non cerca di rendere straordinario ciò che è ordinario: prende la banalità, la mette sotto i riflettori e aspetta che sia lei a fare tutto il lavoro.
IL CINEMA ITALIANO ALLO SPECCHIO
Uno dei maggiori punti di forza di Peccato è la capacità di coinvolgere personalità riconoscibili del mondo dello spettacolo italiano, da Fabio Fazio ad Alessandro Borghi, passando per Paolo Virzì e numerosi altri protagonisti del cinema e della televisione. Non si tratta soltanto di impreziosire la puntata con apparizioni prestigiose. La presenza di questi nomi contribuisce a rendere credibile il gioco, perché la finzione si appoggia a figure reali e a un sistema di relazioni professionali che lo spettatore può riconoscere.
La serie finisce così per trasformarsi in una presa in giro collettiva dell’industria culturale italiana. Attori, registi e personaggi televisivi entrano in un universo nel quale le convenzioni dello spettacolo vengono esasperate fino a diventare grottesche. Ed è qui che l’operazione assume una dimensione particolarmente interessante: non è soltanto Emanuela Fanelli a essere messa alla berlina, ma l’intero ambiente che contribuisce a costruire, promuovere e celebrare i propri prodotti.
Il risultato è una sorta di caricatura dall’interno, in cui il mondo dello spettacolo accetta di partecipare alla propria demolizione comica. La televisione italiana, il cinema italiano e la serialità italiana diventano contemporaneamente soggetto e bersaglio della satira. Il tutto attraverso un dispositivo che non ha bisogno di inventarsi un nemico esterno, perché trova già al proprio interno un patrimonio pressoché inesauribile di rituali, pose e convenzioni da deformare.
In questo senso, “Le Note Sono Sette” rappresenta una naturale prosecuzione del percorso iniziato con la prima puntata di Peccato, “Ragazza Di Periferia”, e proseguito con il secondo episodio, “Pensavate Di Aver Visto Tutto?”. Il mondo della serie si amplia, ma resta fedele alla propria intuizione di fondo: utilizzare la riconoscibilità della realtà per spingerla appena oltre il confine del plausibile.
EMANUELA FANELLI, UN DISASTRO PERFETTO
La protagonista è forse l’elemento che più beneficia di questo meccanismo. Emanuela Fanelli non viene rappresentata come una figura semplicemente sfortunata, vittima di un sistema ingiusto o incapace di riconoscerne il talento. Il suo personaggio si fa progressivamente più ambiguo, presuntuoso e grottesco, fino a sembrare, in diversi momenti, un’autentica idiota. Una scelta che valorizza l’autoironia dell’attrice e che richiama quella comicità capace di costruire un personaggio ridicolo senza preoccuparsi di renderlo necessariamente simpatico.
La Fanelli di Peccato è una figura che sembra alimentare da sola la propria parabola discendente, circondata da situazioni che diventano sempre più assurde proprio perché lei continua ad affrontarle come se tutto fosse perfettamente normale. La distanza tra l’immagine che ha di sé e quella che emerge dai fatti costituisce una fonte inesauribile di comicità. Non c’è bisogno di sottolineare ogni volta quanto sia fuori luogo: è sufficiente lasciarla parlare e agire.
È una caratterizzazione che si inserisce bene nel percorso comico già associato all’attrice, ma che qui viene sviluppata attraverso una struttura narrativa più ampia. L’ironia non è soltanto una successione di sketch o di battute: diventa il motore di una storia in cui il personaggio contribuisce attivamente alla costruzione della propria rovina. Ed è proprio questa continuità a rendere il progetto più interessante di una semplice parodia del mondo dello spettacolo.
LA DIREZIONE È QUELLA GIUSTA?
Se c’è un piccolo limite in questa terza puntata, è la concentrazione quasi esclusiva sul mondo del cinema e sulla commedia romantica. Il discorso su Pasticciona In Amore occupa uno spazio importante e finisce per orientare praticamente tutta la puntata, lasciando meno spazio ad altre possibili declinazioni del dispositivo narrativo. Non è un problema di ritmo o di efficacia delle singole trovate, quanto piuttosto una questione di varietà.
La prima puntata, anche per la sua funzione introduttiva, aveva lasciato immaginare un ventaglio di possibilità forse più ampio. Con il secondo episodio, dedicato al rapporto con Paola Cortellesi, e ora con questo terzo capitolo, la serie sembra invece indicare una strada più precisa: il racconto delle dinamiche interne allo spettacolo italiano, dei suoi protagonismi e delle sue contraddizioni. Una scelta legittima, probabilmente persino necessaria per dare coerenza alla stagione, ma che restringe in parte il campo delle sorprese.
D’altra parte, sarebbe ingeneroso considerare un limite ciò che potrebbe essere semplicemente la direzione dichiarata del progetto. Con sei episodi complessivi, è plausibile che la serie voglia approfondire proprio questo universo, anziché trasformarsi in una raccolta di situazioni slegate tra loro. Resta da capire quanto saprà variare il proprio sguardo nelle puntate successive, evitando che un meccanismo tanto efficace finisca per diventare prevedibile.
Per il momento, però, il bilancio resta decisamente positivo. Peccato dimostra di possedere una voce riconoscibile e un’idea comica sufficientemente solida da sostenere un’intera serie. Il suo merito più grande è prendere in giro il mondo dello spettacolo senza mettersi al di sopra di esso, ma coinvolgendolo direttamente nel gioco. Una satira che sa essere stupida quando serve, intelligente quando conta e soprattutto abbastanza coraggiosa da non risparmiare neppure la propria protagonista.
THUMBS UP 👍
THUMBS DOWN 👎








Vuoi parlare del finale? Segnala gli spoiler all’inizio del commento.