Good Omens 3×01 – The FinaleTEMPO DI LETTURA 4 min

Aziraphale e Crowley nel finale di Good Omens tra paradiso e Terra
Recensione Serie TVGood Omens Stagione 3 Episodio 1 The Finale Prime Video

Un saluto agrodolce che chiude definitivamente la storia di Aziraphale e Crowley senza perdere l'anima della serie.

Grande indecisione su come considerare questo atipico episodio stand alone di Good Omens. Considerarlo un film? Effettivamente è un film. Non ha un seguito, dura più di novanta minuti. Eppure la dicitura ovunque è quella di premiere della terza stagione. Ma anche del suo finale. O meglio, del finale della serie e della chiusura della storia di Aziraphale e Crowley. Com’è questo finale? Che cosa dice? Era necessario? Quanto strizza l’occhio al pubblico?

UNA STAGIONE IN UN EPISODIO


La sensazione è quella di un episodio conclusivo che poteva avere dalla sua anche le caratteristiche di trama per allungare il brodo in una mini-stagione. Magari non più di sei episodi, giusto per esagerare. Ciò non significa che i 98 minuti siano stati una maratona iper compressa e sbrigativa. L’episodio scorre senza fretta eccessiva e senza nemmeno dilatare artificialmente i tempi, cosa che probabilmente in una divisione tradizionale in episodi sarebbe stata inevitabile. Le storyline eventualmente sviluppabili, alcune più e altre meno, sono molteplici. Dalle sparizioni in Paradiso al recupero della Bentley, passando per Gesù fino al riavvicinamento dei due protagonisti. Visto l’andamento armonico del lungometraggio, probabilmente sarebbe stato ridondante estendere tutto questo in episodi separati.

GOOD OMENS PRESENTA CRISTO


Forse poteva essere interessante e divertente sviluppare la figura di Gesù nel mondo moderno. Brillante la sua introduzione nell’episodio, così come brillanti i momenti in cui prova a riadattarsi alla Londra di oggi tra il gioco delle tre carte e la pizza, anche se forse potrebbe aver sbagliato città. Mentre tutto il resto appare ben armonizzato, la sparizione di Gesù nel finale lascia una sensazione di incompiutezza, come se una buona idea fosse stata tagliata con l’accetta. Un’idea che, comunque, si concilia solo in parte con la storia effettiva. Il personaggio sfiora appena i protagonisti e assume quasi i contorni di un potenziale spin-off, uno di quelli che non convincono fino in fondo. Forse anche in questo caso bisogna ringraziare il dono della sintesi che ha colpito gli autori, o la piattaforma. In qualunque modo la si voglia vedere, mancato spin-off a parte, questa rappresenta l’unica vera macchia strutturale di “The Finale”. Se interpretata come trama non necessaria, la presenza di Gesù sa di riempitivo utile ad aumentare il minutaggio. Se invece si considera il suo evidente potenziale narrativo, ciò che emerge è una vera occasione sprecata.

AZIRAPHALE E CROWLEY


Alcuni aspetti di questa 3×01 meritano di essere analizzati. Già nelle precedenti due stagioni la storia biblico-fantasy di Neil Gaiman aveva virato verso una dimensione fortemente romantica. Chissà se per la chimica tra i personaggi o per quella, evidente, tra Michael Sheen e David Tennant. La direzione era stata chiaramente indicata nel finale della seconda stagione e non poteva che essere la stessa anche per la conclusione della serie. Un altro elemento centrale è l’esaltazione del personaggio di Crowley. Qui si va sul sicuro. Qualunque fan di Doctor Who difficilmente può non aver provato una certa familiarità osservando i monologhi di David Tennant e il suo profondo attaccamento alla specie umana. Una caratteristica che inevitabilmente richiama ruoli già interpretati dall’attore e che produce un risultato scenico già collaudato, apprezzato e perfettamente efficace. Il finale, senza entrare nei dettagli, è un amaro lieto fine che utilizza un deus ex machina, letteralmente, per chiudere il cerchio. Una scelta che permette ad Amazon di archiviare definitivamente la storia, offrendo ai fan quel senso di chiusura che in altre epoche televisive sarebbe probabilmente rimasto solo un desiderio. Certo, la componente di fan service emerge in più di un’occasione, ma senza compromettere una visione che resta piacevole, scorrevole e coerente con ciò che Good Omens è sempre stata.

THUMBS UP 👍

  • Minutaggio e storyline ben calibrate
  • Scelta efficace dell'episodio unico
  • Finale agrodolce con vero senso di chiusura
  • Per i fan di Doctor Who: Tennant che parla con Pertwee junior

THUMBS DOWN 👎

  • La storyline di Gesù poteva essere sfruttata meglio
  • La dimensione fan service comunque fa capolino
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Difficile considerarlo un episodio indimenticabile, ma la visione è godibile, scorrevole e armonica. La scelta di un episodio singolo rende il saluto allo show più dolce di qualunque stagione inutilmente dilatata.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Valerio Di Paolo

Valerio Di Paolo scrive su Recenserie dal 2013 e segue la serialità con uno sguardo analitico, metodico e molto personale. Ama le storie costruite con precisione, i meccanismi narrativi complessi e continua a riservare un posto speciale a Doctor Who.

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