
Il secondo episodio di VisionQuest recupera il paradosso della nave di Teseo da WandaVision, approfondisce Tommy Shepherd e conferma la straordinaria chimica tra Paul Bettany e James Spader.
VisionQuest compie un netto passo avanti con il suo secondo episodio, “Theseus”, scritto da Terry Matalas e diretto da Christopher J. Byrne. Dopo un pilot che aveva mostrato diverse criticità, soprattutto nella costruzione della trama e nella gestione di alcuni personaggi, la serie Marvel su Disney+ comincia finalmente a sviluppare quelle idee che inizialmente erano apparse soltanto abbozzate.
In questo senso, la scelta di distribuire contemporaneamente i primi due episodi appare particolarmente sensata. Se “No Strings” doveva necessariamente riprendere in mano una storia rimasta in sospeso per oltre cinque anni, “Theseus” riesce a dare maggiore profondità alle vicende e a rendere più comprensibili alcune decisioni narrative.
A funzionare è soprattutto il recupero del paradosso della nave di Teseo, già introdotto nel finale di WandaVision, che diventa il vero centro filosofico della puntata e permette di affrontare una questione fondamentale: Visione è ancora lo stesso Avenger che il pubblico conosceva oppure è ormai un essere completamente diverso?
Va detto che non tutto funziona alla perfezione visto che ci sono alcune soluzioni che rimangono troppo sbrigative, soprattutto per quanto riguarda Tommy Shepherd, ma la sensazione è quella di una serie che comincia finalmente a trovare una propria identità.
THOMAS SHEPHERD: UN PERSONAGGIO FINALMENTE PIÙ TRIDIMENSIONALE
Uno degli aspetti migliori di “Theseus” è sicuramente il flashback iniziale dedicato a Thomas Shepherd, interpretato da un sorprendente bravo dall’italo-scozzese Ruaridh Mollica. Il ragazzo, introdotto piuttosto frettolosamente nel primo episodio, acquista finalmente una maggiore tridimensionalità, grazie a una ricostruzione del suo passato che permette di comprendere meglio i suoi ricordi e le sue paure.
Si tratta di un approfondimento necessario, soprattutto considerando quanto la questione dell’identità dei figli di Wanda sia già stata affrontata nel finale di Agatha All Along, il che rende Agatha All Along necessaria (insieme ovviamente a WandaVision) per capire appieno questa serie.
Il flashback permette anche di comprendere come Thomas abbia conosciuto Lisa Molinari, interpretata da una Lauren Morais che, almeno per chi scrive, rimane estremamente fastidiosa e senza uno scopo preciso. Quantomeno viene spiegato come si sia sviluppato il loro rapporto. Un’aggiunta positiva doverosa perché nella prima puntata la loro dinamica appariva piuttosto superficiale e difficilmente interessante. E va sottolineato nuovamente come questo non significa che Lisa sia diventata improvvisamente un personaggio convincente. Rimane ancora troppo legata alla funzione di possibile interesse sentimentale del protagonista e, almeno per il momento, non sembra possedere una personalità sufficientemente definita da giustificare tutto lo spazio che le viene dedicato. C’è comunque tempo per approfondirla, soprattutto considerando che mancano ancora sei episodi alla conclusione della stagione.
Il vero miglioramento riguarda dunque Tommy: il suo passato comincia finalmente ad avere un peso emotivo che rende più comprensibile la confusione di un ragazzo costretto a convivere con ricordi e sensazioni che sembrano appartenere a un’altra vita.
COSA SIGNIFICA PER VISIONE LA NAVE DI TESEO
Il vero punto di forza della seconda puntata è però il recupero della nave di Teseo, concetto filosofico già utilizzato nell’ultimo episodio di WandaVision, quando le due versioni di Visione si erano confrontate sulla propria identità.
Ma per capire questo episodio e il confronto tra Ultron e Visione bisogna porsi un paio di domande: che cos’è la nave di Teseo e perché è così importante per Visione?
Secondo il racconto tradizionale, dopo che Teseo ebbe sconfitto il Minotauro e fatto ritorno ad Atene, la sua nave venne conservata nel porto di Atene come testimonianza delle sue imprese. Con il passare degli anni, ovviamente, le assi di legno cominciarono a deteriorarsi e furono progressivamente sostituite, fino a quando nessuna delle componenti originali rimase al proprio posto.
Da qui nasce il celebre paradosso: se ogni singolo pezzo di una nave viene sostituito, si può ancora considerare quella stessa imbarcazione?
È una domanda che si applica perfettamente alla condizione attuale di Visione dato che possiede un corpo ricostruito da S.W.O.R.D., non ha più la Gemma della Mente e ha trascorso gli ultimi anni cercando di comprendere il comportamento umano e la propria natura.
Inoltre, all’interno della sua mente ora convivono diverse intelligenze artificiali, ciascuna con una personalità e una funzione specifica, che contribuiscono inevitabilmente a influenzare il suo modo di ragionare.
Non è quindi più esattamente il Visione degli Avengers. Si ok, ne conserva i ricordi e alcune caratteristiche, ma non necessariamente la stessa identità. Ed è proprio qui che Terry Matalas riesce a costruire uno dei momenti migliori della puntata.
Durante il confronto con Paladin, interpretato da Todd Stashwick più in forma in questo episodio, il mercenario continua infatti a comportarsi come se avesse davanti il vecchio Visione, dando per scontato di conoscerne capacità e limitazioni. Emblematica è la scena del bicchiere offerto da Paladin che Visione decide di bere mostrando come sia effettivamente diverso rispetto a quel Visione che chiunque, sia nel MCU che nel mondo reale, conosceva.
È un gesto apparentemente banale ma capace di sintetizzare perfettamente il senso dell’intero episodio. Il paradosso della nave di Teseo si trasforma quindi in una riflessione sull’identità personale, sul cambiamento e sulla continuità della memoria. Tutti elementi che assumono un significato ancora più interessante all’interno del Marvel Cinematic Universe dove i personaggi sono costantemente costretti a ridefinire sé stessi in seguito agli eventi che li coinvolgono. Il che è sempre una cosa positiva, giusto per chiarirlo.
Questa volta, però, la riflessione non rimane soltanto teorica perchè il confronto con Paladin permette a Visione di prendere maggiore coscienza della propria condizione, mentre il tentativo di salvare Tommy diventa un’occasione concreta per dimostrare che ciò che definisce un re eroe non è necessariamente la sua origine, ma soprattutto ciò che sceglie di fare. Ed è apprezzabilissimo il collegamento diretto e particolarmente riuscito con WandaVision che riesce a sviluppare uno dei temi più interessanti (e incompiuti per questioni di tempo) della serie originale invece di limitarsi a citarlo per semplice nostalgia.
TOMMY E UN SALVATAGGIO TROPPO SEMPLICISTICO
Se il confronto filosofico tra Visione e Paladin rappresenta uno dei momenti più riusciti della puntata, è proprio durante il salvataggio di Tommy che tornano a emergere alcuni problemi di scrittura. Per la precisione quando Visione arriva per liberarlo e Tommy reagisce inizialmente in maniera assolutamente comprensibile: è terrorizzato, non riesce a distinguere con chiarezza la realtà dalle proprie allucinazioni e teme di trovarsi davanti a un’altra manifestazione della sua mente. Una reazione del tutto coerente con quanto raccontato nel flashback e con la condizione psicologica del personaggio, salvo poi buttare tutto al vento quando, pochi istanti dopo, Tommy sembra recuperare improvvisamente tutta la lucidità necessaria per parlare con Visione, riconoscerne i poteri e chiedergli di aiutarlo a fuggire.
È un cambiamento emotivo troppo repentino e superficiale, soprattutto considerando che la stessa puntata aveva appena dedicato parecchio tempo a spiegare quanto il ragazzo fosse traumatizzato e confuso.
Non è tanto il fatto che Tommy decida di fidarsi di Visione a risultare poco convincente, quanto la velocità con cui questo passaggio viene affrontato. Sarebbe stato necessario costruire meglio il momento in cui il protagonista comincia a comprendere che ciò che sta vedendo non è un’allucinazione, ma qualcosa di reale.
Anche l’evasione dall’istituto presenta qualche forzatura: la stanza nella quale i due sono rinchiusi è dotata di trappole a impulsi elettromagnetici, progettate per neutralizzare le capacità dell’androide ma il modo in cui Visione riesce facilmente a sfondarla è un’altra sbadataggine che svilisce il realismo scenico, comunque già piuttosto compromesso. Ciò non significa, però, che la sceneggiatura possa permettersi di risolvere qualsiasi ostacolo attraverso una soluzione improvvisata.
Ed è proprio questo il problema: il salvataggio di Tommy avrebbe potuto rappresentare un momento importante per costruire il rapporto tra i due personaggi, ma la sensazione è che Matalas abbia avuto troppa fretta di raggiungere il risultato narrativo, sacrificando parte della credibilità emotiva della sequenza.
ULTRON COME MENTORE E IL SACRIFICIO DI J.A.R.V.I.S.
A funzionare ancora una volta sono invece i confronti tra Visione e Ultron. La dinamica tra Paul Bettany e James Spader continua a essere uno dei principali punti di forza di VisionQuest, confermando quanto fosse importante riportare il villain di Avengers: Age Of Ultron all’interno del MCU.
Spader possiede una presenza scenica straordinaria e riesce a rendere interessante praticamente qualsiasi conversazione. In questo secondo episodio, inoltre, il suo personaggio assume un ruolo ancora più ambiguo. Ultron continua infatti a presentarsi come un alleato di Visione, arrivando persino a definirsi suo padre. Un’affermazione che l’androide non sembra particolarmente disposto ad accettare, ma che possiede una propria logica considerando le origini dei due personaggi.
Visione è alla ricerca della propria identità e ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a comprendere il mondo e la sua nuova condizione. Ultron sembra perfettamente disposto a ricoprire questo ruolo, trasformandosi in una sorta di mentore. Rimane naturalmente da capire quali siano le sue vere intenzioni dato che non è ancora stato rivelato chi abbia commissionato a Paladin la cattura di Visione e il sospetto è che dietro l’operazione possa esserci proprio Ultron, interessato a manipolare gli eventi per raggiungere un obiettivo ancora sconosciuto. Per il momento si tratta soltanto di un’ipotesi, ma è difficile immaginare che un personaggio del genere stia agendo esclusivamente per aiutare qualcuno.
In tutto ciò la perdita di J.A.R.V.I.S. potrebbe infatti lasciare maggiore spazio a Ultron, rendendo ancora più problematica la ricerca di un’identità autonoma da parte del protagonista. Un sacrificio chiaramente calcolato in fase di scrittura nella stanza degli sceneggiatori che potenzialmente apre le strade ad una maggiore presenza di Ultron che, tra le altre cose, ora è anche libero dalla “gabbia” dove era rinchiuso e chiaramente continuerà a instaurare una fiducia e una relazione con Visione con l’idea di, potenzialmente, sostituirlo e/o imprigionarlo.
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