Eyes of Wakanda è un progetto molto particolare, nato sicuramente sulla scia dei grandissimi successi dei Marvel Studios affidati a Ryan Coogler con i due film di Black Panther, che hanno fatto sì che vedesse la luce questo approfondimento sul Wakanda nel corso della storia all’interno del Marvel Cinematic Universe. Eyes of Wakanda sta infatti raccontando nel corso di queste quattro puntate, a mo’ di serie antologica, un po’ la storia della cultura più affascinante portata sul grande schermo dalla Casa delle Idee.
“Lost and Found” è, in particolare, ambientata nel 1400, a metà tra una Cina medievale e il Wakanda che – per infrastrutture – già è più avanzato tecnologicamente rispetto al mondo com’è oggi. L’episodio è forse il più riuscito tra i primi tre, riservando le sentenze finali per l’ultimo episodio, ma sicuramente in questa valutazione influisce l’inserimento (seppur non nella versione più nota) di un personaggio famoso dell’universo Marvel. Eppure non è solo quello, visto che i personaggi di Basha, Jorani e Ebo risultano tra i quelli con più sfumature dell’intero show.
CINA MEDIEVALE
Essendo episodi di circa trenta minuti non c’è il tempo necessario per approfondire un contesto, una nuova ambientazione, ma sicuramente affascina e fa piacere nel vedere come la mission di Eyes of Wakanda sia quella di mostrare le relazioni diplomatiche del futuristico stato africano con tutto il mondo, nelle varie epoche. Così come nella scorsa puntata si andava in Grecia, tra i miti di Omero, qua si arriva in Asia, un continente sempre un po’ snobbato dalle produzioni statunitensi, ma che qui fornisce un gancio immediato con un personaggio che Marvel Studios ha avuto intenzione di inserire.
“Lost and Found” mostra anche un certo tipo di lavoro di ricerca svolto dietro le quinte. Il team di Ryan Coogler ha effettuato un lavoro simile a quello che fu svolto – e che fu encomiato da critica e pubblico – sia all’uscita di Black Panther con le culture africane, e sia con il sequel Wakanda Forever con le culture mesoamericane. Si rimpiange il non aver avuto sufficiente spazio per poter approfondire un lavoro che non pare sia stato superficiale, ma approcciato con la stessa metodologia che ha portato a prodotti se non altro interessanti da quel punto di vista.
IRON FIST
La guest star in questo caso è addirittura Iron Fist, ma non nel suo alter ego Danny Rand, noto al fandom fumettistico e anche a quello seriale grazie alla dimenticabile serie su Netflix e il conseguente The Defenders, bensì in un’altra personificazione. Il titolo di Iron Fist è qualcosa che viene tramandato, nel ruolo di protettore della mistica città di K’un L’un, e quindi è ovvio che nel 1400 il Pugno di Ferro sarà stato qualcun’altro.
Nella fattispecie, si parla dell’insospettabile Jorani, presentata come la semplice compagna di Basha ma in realtà personaggio ben più profondo. L’episodio ha infatti due note dolenti, ben radicate, che minano l’esperienza complessiva di un prodotto che altrimenti sarebbe stato ben più meritevole. La prima è sicuramente il plot twist: non sorprende più di tanto la rivelazione di Jorani nei panni dell’Iron Fist, e questo è un vero peccato, perché costruendo in maniera più efficace questo snodo narrativo l’esperienza dello spettatore sarebbe stata molto più coinvolgente.
WAKANDA vs K’UN L’UN
Il secondo punto negativo riscontrato in “Lost and Found” è certamente la risoluzione del conflitto. Uno scontro fisico, tra Basha e Jorani, che è anche metaforicamente uno scontro tra Wakanda e K’un L’un. Basha ruba l’artefatto della bocca di drago, che ha un peso importante nella cultura di Jorani, perché l’artefatto ha un pezzo fatto di Vibranio, che però appartiene al Wakanda. È immediato pensare perché Basha non rubi solo la lingua del drago, e non l’intero artefatto, limitando il “danno” a ciò che gli spetta di diritto.
Il motore narrativo per tutti gli eventi, che poi risultano anche piacevoli, grazie ad un’accurata costruzione dei personaggi e un world-building invitante, ha quindi una grossa problematica a monte. Il problema poteva essere risolto direttamente se Basha fosse stato più onesto, o anche più acuto, evitando un combattimento divertente per gli occhi, ma consapevolmente evitabile per lo spettatore.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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“Lost and Found” mostra una piccola crescita, configurandosi come episodio apprezzabile in questa piccola serie antologica da quattro episodi. Rimane un piccolo rimpianto: una cura più attenta alla costruzione del colpo di scena e dell’innesco narrativo avrebbero reso questo prodotto inattaccabile.


