Il confronto tra Tabitha e il Man in Yellow ridefinisce gli equilibri della quarta stagione di From.
Giunti all’ottavo atto di questa quarta stagione, From entra definitivamente nella sua fase conclusiva e lo fa attraverso un capitolo che non cerca tanto di fornire risposte – chi l’avrebbe mai detto? – quanto piuttosto di mettere in discussione tutto ciò che i personaggi e gli spettatori credevano di sapere. “Heavy Is The Head” è un episodio costruito sul dubbio, sulla manipolazione e sulla fragilità della percezione, in cui la realtà sembra sgretolarsi sotto i piedi di chiunque tenti di afferrarla. La sensazione dominante è quella di una comunità ormai arrivata al limite della sopportazione, schiacciata dal peso di una guerra invisibile combattuta tanto contro le entità che infestano la cittadina quanto contro le proprie paure.
PREDETERMINAZIONE
L’episodio si apre sul mattino successivo all’attacco di Roger alla Colony House, un evento che non rappresenta soltanto un nuovo episodio di violenza, ma un punto di rottura nella percezione stessa della morte all’interno di Fromville. Il suo corpo, mostrato con un lungo e disturbante primo piano, diventa immediatamente un promemoria: qui nulla resta davvero fermo, e soprattutto nulla resta davvero morto.
Tale possibilità, o che comunque i morti vengano “rimpiazzati” all’interno di un equilibrio numerico costante, suggerisce dunque che la città possa essere un “sistema chiuso” che regola la propria sopravvivenza attraverso cicli e costanti predeterminate.
Il caso di Roger introduce subito un’altra anomalia fondamentale: la sua natura ibrida rispetto ai mostri della città. È immune ai talismani, ma vulnerabile ai totem del villaggio. Non appartiene completamente a nessuna categoria, e proprio per questo diventa centrale per una delle ipotesi più forti dell’episodio, ovvero che ogni entità generata dalla foresta possieda una debolezza specifica, come se fosse parte di un ecosistema progettato con precisione quasi artificiale, e questa struttura si estenderebbe all’intero orrore di Fromville (le bambole e i totem, le cicale e la musica, i vermi di Boyd e i mostri della città, e così via). Tutto sembra rispondere a una logica di contrappesi, dove ogni minaccia è accompagnata da una possibile chiave di lettura o di distruzione. Non caos, quindi, ma un ordine distorto.
E se tutto è bilanciato, allora ogni nuova scoperta non è progresso, ma attivazione di un meccanismo già previsto.
MANIPOLAZIONE
Parallelamente, Henry vive una frattura percettiva sempre più profonda. Le sue visioni di una realtà alternativa in cui Victor è cresciuto normalmente, Eloise è viva e la sua famiglia non è stata distrutta rappresentano una tentazione sempre più irresistibile. La forza di queste sequenze risiede proprio nella loro apparente banalità. Non mostrano un paradiso impossibile, ma una vita ordinaria che Henry avrebbe potuto avere e che gli è stata negata.
L’episodio alimenta ulteriormente il dubbio su cosa sia reale e cosa no, senza ovviamente fornire alcuna risposta definitiva. Le visioni sono un tentativo della città di manipolarlo oppure rappresentano davvero una finestra su un’altra realtà? La serie mantiene volutamente l’ambiguità, ma la presenza preminente del colore giallo, di oggetti familiari come la poltrona di casa sua e di simboli ricorrenti come il quadretto di uno storno appeso al muro – uccello conosciuto per la capacità di “mimare” versi di altre specie ed esemplare soccorso da Ethan qualche episodio fa – rafforza l’idea che queste visioni non siano casuali, ma opera del Man In Yellow come conseguenza del sangue somministrato ad Henry un paio di episodi fa.
Intanto Victor, con la semplicità disarmante che da sempre caratterizza il personaggio, continua a preparare Ethan a un eventuale futuro in cui potrebbe ritrovarsi solo. Dietro quei consigli pratici sulla sopravvivenza si nasconde infatti la consapevolezza di un uomo che ha vissuto per decenni con il trauma di essere rimasto l’unico superstite, e l’idea che Ethan possa diventare il nuovo Victor emerge con forza, soprattutto alla luce della moltitudine di parallelismi tra i due personaggi, alimentando ulteriormente il senso di fatalismo che attraversa l’intero episodio.
SPERANZA
La musica e gli oggetti assumono un ruolo sempre più attivo nella narrazione. Il solito mini-jukebox che si attiva da solo suonando “Blue” di Joni Mitchell, la canzone preferita di Miranda contenuta nella cassetta incastrata nella macchina di Henry, non è semplicemente un elemento nostalgico, ma un dispositivo emotivo che sembra intervenire nei momenti chiave.
Allo stesso modo, la poesia “Hope is the thing with feathers” di Emily Dickinson, appena sul muro della tavola calda, reitera un’interpretazione della speranza non come forza positiva, ma come meccanismo che alimenta la sofferenza, prolungando il ciclo del dolore. Idea che si intreccia con ciò che disse Abby a Boyd durante la visione nel dungeon, ovvero che Fromville è un’entità che si nutre proprio della speranza, perché è ciò che spinge i personaggi a resistere, fallire e ricominciare.
CONTROLLO
Il momento più importante dell’episodio coincide, però, con il primo vero confronto tra Tabitha e il Man in Yellow, una sequenza che da sola riesce a ridefinire la percezione dell’antagonista principale della serie. Dopo stagioni trascorse nell’ombra, evocato attraverso apparizioni fugaci, telefonate inquietanti e riferimenti frammentari, la figura che sembra orchestrare l’intero ciclo di sofferenza che intrappola gli abitanti di Fromville si manifesta finalmente in tutta la propria ambiguità.
La scelta più intelligente degli sceneggiatori consiste nel rinunciare a qualsiasi forma di aggressività esplicita. Il Man in Yellow non minaccia realmente Tabitha, non cerca di ferirla e nemmeno tenta di intimidirla nel senso più tradizionale del termine. Al contrario, si mostra, curioso, divertito e quasi cordiale, definendola “la cosa più vicina a un amico”. Certo, le dice anche che prima o dopo la ucciderà, ma per il momento sembra che non sia ancora giunto quel preciso momento nell’attuale ciclo di Fromville in cui Tabitha farà la medesima fine di Miranda e di tutte le sue precedenti incarnazioni.
Ogni parola pronunciata suggerisce una conoscenza profonda degli eventi passati, presenti e futuri, e in quest’ottica la vera scoperta è che il recupero delle ossa dei bambini rappresenti un qualcosa di mai tentato finora nelle precedenti iterazioni della storia.
La serie evita accuratamente di confermare qualsiasi teoria, ma introduce per la prima volta la possibilità che il ciclo non sia immutabile e che le azioni dei protagonisti possano davvero alterarne il corso. È una prospettiva che apre scenari enormi per il futuro della narrazione, pur lasciando costantemente il sospetto che il Man in Yellow sia in completo controllo della situazione e stia semplicemente manipolando ancora una volta le sue “cavie da laboratorio”.
PROTEZIONE
Se il confronto con il Man in Yellow costituisce il cuore mitologico dell’episodio, la storyline di Fatima ne rappresenta invece il centro emotivo. Dopo il legame instaurato con Smiley, il suo corpo continua a manifestare cambiamenti sempre più inquietanti. Le vene nere che si espandono sull’addome, i parametri vitali incompatibili con la sopravvivenza e l’impossibilità di trovare una spiegazione medica razionale trasformano la giovane donna nell’ennesimo enigma vivente di una serie che sembra godere nel continuare a porre domande senza fornire mai alcuna risposta.
Fatima appare ormai consapevole che qualcosa dentro di lei stia cambiando irreversibilmente, ma invece di concentrarsi esclusivamente sulla paura, anche grazie alle parole di Marielle, cerca disperatamente di attribuire un significato alla propria condizione. L’idea che quel legame con Smiley possa essere utilizzato per aiutare gli altri diventa così una forma di autodifesa psicologica, un tentativo di trasformare una tragedia personale in uno strumento di speranza.
Ancora una volta, il riferimento al Golem di Praga potrebbe essere essenziale per interpretare questa evoluzione. La montagna di fango informe nella Colony House potrebbe quindi essere solo un espediente per distrarre lo spettatore dal fatto che il golem, in realtà, sia proprio la stessa Fatima: una creatura nata per proteggere ma destinata a diventare pericolosa una volta superato un certo limite di potere.
RISOLUZIONE
Il titolo dell’episodio trova probabilmente la propria espressione più compiuta nella figura di Boyd. Da settimane il personaggio è costretto a confrontarsi con una pressione crescente, ma “Heavy Is The Head” mostra con particolare lucidità quanto il ruolo di leader stia diventando per lui insostenibile. Mentre Jade continua a inseguire intuizioni e teorie sempre più elaborate, Boyd rimane l’unico a porsi la domanda fondamentale su quante persone dovranno morire perché quel piano abbia una possibilità di funzionare.
Jade incarna l’urgenza dell’azione, la necessità di tentare qualsiasi cosa pur di spezzare il ciclo. Boyd rappresenta invece il peso delle conseguenze, la consapevolezza che ogni scelta comporta sacrifici reali.
Quando finalmente Jade collega il simbolo delle radici alla camera funeraria dei bambini – ci voleva una laurea per ricordarsi di una voragine sul soffitto e collegarla con l’idea di “via d’uscita” – e propone di sradicare il Bottle Tree per creare una via di accesso alternativa, la serie costruisce una soluzione che appare al contempo realizzabile e suicida.
La reazione di Boyd, tanto per cambiare, è di scetticismo. Assolutamente comprensibile che si faccia degli scrupoli prima di mandare della gente a incontrare il creatore, ma visti tutti i nemici tra mostri, bambole e uomini in giallo che infestano Fromville, meglio un piano con dei rischi che attendere il proprio destino in silenzio vivendo nel terrore.
E infatti, le allucinazioni che lo tormentano durante l’episodio, culminate nella visione dei corpi senza vita dei suoi amici e della moglie Abby, sembrano costringerlo ad affrontare una verità che continua a rifiutare: non esiste un piano privo di rischi e, forse, salvare tutti non è più un’opzione.
THUMBS UP 👍
- Il quarto segreto di Fatima
- Finalmente un piano d’azione
- Tabitha vs Man In Yellow
THUMBS DOWN 👎
- Solito mutismo selettivo
- Jade “genio” solo quando fa comodo
- Alcune trame procedono molto lentamente






