From 4×10 – If a Tree Falls in the Forest…TEMPO DI LETTURA 12 min

29/06/2026
From 4x10 recensione: Boyd, Jade e Tabitha davanti al Bottle Tree in ''If A Tree Falls In The Forest...''
Recensione Serie TVFrom Stagione 4 Episodio 10 If A Tree Falls In The Forest... MGM+

Un finale pre-conclusivo cupo e ambizioso, dove ogni risposta apre una ferita più profonda.

IL RUMORE DELLA FINE


Arrivata al termine della sua quarta stagione, From si trova in una posizione narrativa molto delicata: non è più la serie della pura suggestione, della comunità intrappolata e dei mostri che bussano alle finestre di notte, ma non è ancora nemmeno la serie delle risposte definitive. È in quella terra di mezzo in cui ogni mistero deve cominciare a mostrare una forma, senza però perdere del tutto la capacità di generare inquietudine.
Da questo punto di vista, la quarta stagione ha lavorato con una direzione più evidente rispetto al passato: ha stretto il campo attorno al Man in Yellow, ha portato Tabitha e Jade al centro della mitologia, ha trasformato Boyd in un leader sempre più logorato dal peso delle sue decisioni e ha iniziato a dare un senso più concreto alla storia dei bambini, delle ossa, delle vite precedenti e del ruolo del Bottle Tree. Non tutto è stato gestito con la stessa fluidità: alcuni passaggi hanno continuato a risentire della tendenza della serie a disseminare indizi senza sempre bilanciarli con una progressione emotiva altrettanto compatta.
Eppure, nel complesso, la quarta stagione è stata probabilmente quella che più ha chiarito la natura del racconto: From non è soltanto una storia di sopravvivenza, ma una storia di cicli, di patti, di sacrifici e di memoria deformata. Dopo un finale di terza stagione già costruito attorno all’idea che Fromville prenda molto più di quanto conceda, “If A Tree Falls In The Forest…” arriva quindi come naturale punto di rottura. Non chiude davvero la porta: la scardina. E lo fa prendendo un elemento simbolico fondativo, l’albero, e trasformandolo da possibile chiave di salvezza a detonatore dell’ennesima catastrofe. Per capire quanto questo finale lavori in continuità con il passato della serie, basta recuperare “Revelations: Chapter Two“, finale della scorsa stagione.

 

 

LA CITTÀ VIVE E COMBATTE


L’episodio funziona proprio perché mette in scena il classico paradosso di From: ogni passo verso la verità produce una conseguenza peggiore della precedente. Boyd, Jade e Tabitha credono di avere finalmente un piano: recuperare le ossa dei bambini, abbattere il Bottle Tree, rompere la struttura fisica e simbolica che sembra tenere insieme una parte del meccanismo. Ma la puntata, con una lucidità abbastanza crudele, mostra quanto questa convinzione sia fragile.
Il pregio principale del finale sta nella sensazione di collasso progressivo: prima l’operazione nel bosco, poi il buio improvviso, il terremoto, la separazione di Jade e Tabitha, la crisi in città, la morte di Marielle, la manipolazione di Elgin, la follia indotta di Henry, fino al gesto finale di Sophia/Man in Yellow che sottrae i talismani alla comunità. È un episodio pieno, sovraccarico, ma non gratuito: ogni evento serve a ribadire che il paese non è un luogo passivo, bensì un sistema che reagisce quando viene ferito.
Tra i pregi va quindi segnalata la capacità di rendere la mitologia finalmente fisica. L’albero non è più solo un oggetto misterioso, le ossa non sono più solo un indizio macabro, i talismani non sono più soltanto protezioni domestiche: diventano pezzi di una scacchiera. Anche Fatima, dopo una stagione costruita sulla sua connessione disturbante con Smiley e già rilanciata in episodi come “Best Laid Plans”, smette di essere soltanto una vittima del soprannaturale e diventa un elemento attivo, forse mostruoso, forse salvifico, certamente centrale.
Il difetto è il rovescio della medaglia: l’episodio procede con una tale concentrazione di svolte da lasciare poco spazio al respiro. La morte di Marielle, per esempio, è emotivamente forte soprattutto per la reazione di Kristi, ma avrebbe forse meritato più silenzio attorno. Lo stesso Elgin, personaggio già sacrificato più volte sull’altare dell’ambiguità, esce di scena in modo coerente con il sadismo della serie, ma anche con una certa sensazione di funzionalità narrativa. “If A Tree Falls In The Forest…” è dunque un buon finale di stagione, ma non un episodio perfetto: è potente, cupo, ricco di immagini e conseguenze, però anche volutamente frustrante, perché preferisce chiudere la stagione nel panico piuttosto che nella piena comprensione.

RISPOSTE E FERITE APERTE


La quarta stagione, tuttavia, alcune risposte le ha date. In primis riguardo il Man in Yellow, sempre più configurato non come semplice presenza demoniaca, ma come intelligenza organizzatrice del sistema. Il fatto che possa muoversi attraverso identità altrui, usare Sophia come maschera e manipolare persone apparentemente marginali come Clara conferma che il male di Fromville non agisce solo con i mostri notturni: lavora soprattutto sulla paura, sulla solitudine, sul desiderio di fuga. Non a caso, il confronto tra Tabitha e il Man in Yellow in “Heavy Is The Head” aveva già spostato l’antagonista dal territorio della suggestione a quello del controllo.
La serie ha poi insistito sul legame tra Tabitha e Jade non come coincidenza sentimentale o mistica vaga, ma come ripetizione di un ruolo già vissuto.
La stagione si è poi concentrata su Fatima: la creatura partorita non è stata un evento isolato, ma l’inizio di una mutazione o di un legame biologico/spirituale con i mostri. Il suo poter percepire Smiley e gli altri, fino alla trasformazione nel finale, conferma che il corpo umano può diventare territorio di contaminazione. La risposta più sottile è quella anche più importante: i talismani funzionano davvero, o quantomeno funzionano dentro regole precise che anche il nemico prende sul serio. Se Sophia decide di raccoglierli e gettarli in un Faraway Tree, significa che non sono un orpello narrativo, ma una minaccia o una variabile da neutralizzare.
Le domande nuove, però, sono ancora più pesanti. Cosa bisogna fare esattamente con le ossa dei bambini? Il Bottle Tree era una prigione, una porta, un sigillo o tutte queste cose insieme? Il Boy in White sta davvero aiutando, o sta solo indirizzando i protagonisti verso una versione del finale che conviene anche a lui? Sophia è soltanto una maschera del Man in Yellow o conserva tracce autonome della persona che era? Fatima è ormai perduta, oppure può diventare l’arma imprevista contro le creature? E soprattutto: se i talismani sono stati sottratti, come può sopravvivere una comunità che ha fondato la propria fragile normalità sull’idea di potersi chiudere in casa e aspettare l’alba?

TEORIE NEL BUIO


È qui che le teorie diventano inevitabili, perché la quarta stagione ha fatto quello che From sa fare meglio: ha dato abbastanza risposte da restringere il campo, ma non abbastanza da chiudere il gioco.
La prima teoria, forse la più solida, riguarda il Bottle Tree come sigillo. L’albero non sarebbe stato semplicemente una porta verso il luogo delle ossa, ma una sorta di perno che teneva in equilibrio diversi livelli del paese: superficie, tunnel, foresta, Faraway Trees, memoria dei bambini e potere dei talismani. Abbatterlo permette di arrivare a una verità sepolta, ma rompe anche una protezione. Il buio improvviso, il terremoto e i fulmini rossi non sembrano conseguenze casuali: sembrano la reazione del sistema quando qualcuno rimuove un elemento strutturale. In questa lettura, Boyd non ha sbagliato perché il piano fosse falso, ma perché ogni piano in From è incompleto se non tiene conto del prezzo richiesto dal luogo.
La seconda teoria riguarda le ossa dei bambini. Tutta la stagione spinge verso l’idea che siano una chiave, ma il finale evita accuratamente di dire che tipo di chiave siano. Potrebbero servire per rompere il patto originario, per restituire identità ai bambini sacrificati, per evocare una memoria cancellata o per rendere vulnerabile il Man in Yellow. Il dettaglio più importante è che non basta trovarle: bisogna sapere cosa farne. E qui Tabitha e Jade diventano centrali. Non perché siano più intelligenti degli altri, ma perché portano dentro di sé una memoria che gli altri non hanno. Se davvero sono figure reincarnate legate alla prima tragedia del paese, allora la quinta stagione potrebbe costringerli non solo a “risolvere” il mistero, ma a ricordare una colpa. From potrebbe non raccontare la liberazione di innocenti assoluti, ma la riparazione di un errore antico.
La terza teoria riguarda Fatima. L’ipotesi più immediata è che si stia trasformando in una creatura, e il finale sembra andare apertamente in quella direzione. Ma sarebbe riduttivo leggerla soltanto in questo senso. La serie ha costruito il suo legame con Smiley in modo più ambiguo: lei lo sente, lo vede, lo percepisce, forse lo influenza. Quando Smiley la risparmia chiamandola implicitamente “madre”, il rapporto tra umano e creatura smette di essere soltanto predatorio. Fatima potrebbe essere un ibrido, una madre biologica del mostro, una porta tra due nature o addirittura la prima creatura capace di scegliere. La frase con cui chiede agli altri di ricordare chi era è tragica perché sembra già un addio all’identità umana, ma potrebbe anche essere l’indizio di una resistenza: se qualcuno ricorda Fatima come persona, forse Fatima può ancora ricordarlo a sua volta. Soprattutto in una serie ossessionata dal ricordo come è From, questo non è un dettaglio secondario.
La quarta teoria chiama in causa Sophia e il Man in Yellow. La quarta stagione ha mostrato un antagonista meno interessato alla violenza diretta e più alla manipolazione. Sophia non uccide Elgin solo perché può farlo: lo uccide dopo avergli offerto un patto, dopo avergli mostrato la possibilità di una salvezza privata. È lo stesso schema di Clara. Il Man in Yellow, se davvero è l’architetto del sistema, sembra vincere quando divide la comunità e trasforma la speranza in egoismo. Questo rende Clara una figura più importante di quanto sembrasse: non è solo una pedina, ma la prova che il paese non ha bisogno di possedere tutti per distruggerli. Gli basta offrire una via d’uscita individuale. In questo senso, la quinta stagione potrebbe non giocarsi solo contro i mostri, ma contro la tentazione di salvarsi da soli.
La quinta teoria riguarda i talismani. Il gesto finale di Sophia, che li raccoglie e li getta in un Faraway Tree, apre due possibilità. La prima è la più immediata: i talismani sono perduti, e la città è ora esposta alla notte senza protezione. La seconda è più circolare: i talismani potrebbero essere stati rimandati nel luogo in cui Boyd li aveva trovati, contribuendo a creare il paradosso stesso della loro esistenza. From ha sempre giocato con cicli, ripetizioni e viaggi attraverso spazi impossibili; non sarebbe sorprendente scoprire che ciò che i personaggi credono di perdere nel presente è ciò che qualcuno ritroverà nel passato, o in un altro punto del ciclo. In questa prospettiva, Sophia non sta solo togliendo protezione alla città: sta rimettendo in moto la storia, assicurandosi che il meccanismo continui.
La sesta teoria riguarda il Boy in White. Per anni è stato percepito come una guida, ma la quarta stagione rende più difficile fidarsi completamente di lui. Dice cose vere, ma spesso troppo tardi o troppo parzialmente. Avverte Victor che abbattere l’albero è pericoloso, ma non offre mai una soluzione piena. Nel finale affronta Sophia con sicurezza, sostenendo che questa volta lei perderà perché Jade e Tabitha hanno le ossa. È una frase importante, ma anche sospetta: se sa così tanto, perché non ha guidato tutti prima? Il Boy in White potrebbe essere davvero l’opposto del Man in Yellow, ma potrebbe anche rappresentare un’altra forza intrappolata nelle stesse regole. Non necessariamente “buona”, non necessariamente “cattiva”: forse semplicemente interessata a una diversa conclusione del ciclo.
La settima teoria riguarda Henry, Victor e l’illusione del ritorno alla realtà. La crisi di Henry è uno dei passaggi più disturbanti della stagione perché colpisce la parte più fragile della mitologia: il desiderio che tutto sia solo un trauma, un delirio, un brutto sogno da cui svegliarsi. La visione di una realtà alternativa, apparentemente più razionale, permette al Man in Yellow di trasformare Henry in una minaccia per Victor. È un colpo basso ma narrativamente coerente: il paese non uccide solo con denti e artigli, uccide convincendo le persone che il legame con gli altri sia una menzogna. Questa teoria può ancora reggersi in piedi anche in ottica finale: la quinta stagione potrebbe mostrare altri personaggi tentati da versioni personalizzate del “mondo reale”, false uscite costruite sui loro desideri più profondi (come già accaduto anche per la moglie di Boyd).
Resta poi la grande teoria complessiva: Fromville come patto infranto, non come semplice prigione. Le creature erano persone, i bambini sono stati sacrificati, alcuni adulti sembrano aver ottenuto immortalità o sopravvivenza in cambio di quell’orrore, e il paese continua a richiamare nuovi abitanti forse perché il ciclo non è mai stato davvero completato. Se questa è la direzione, il finale della serie non potrà limitarsi a trovare una strada o aprire un portale. Dovrà sciogliere un debito. Dovrà dire chi ha promesso cosa, chi ha tradito chi, e perché Tabitha, Jade, Victor, Ethan, Julie e Boyd sono stati trascinati in questa configurazione specifica. Il titolo stesso del finale, “If A Tree Falls In The Forest…”, va letto in questa chiave: se un albero cade e nessuno è lì per sentirlo, fa rumore?
In From, la risposta sembra essere sì. Anzi, il rumore attraversa il tempo, le vite, le generazioni. E qualcuno, prima o poi, è costretto ad ascoltarlo.

THUMBS UP 👍

  • Mitologia che diventa più solida e concreta con ulteriori aggiunte
  • Finale cupo e ricco di conseguenze
  • Un finale che lascia aperto a mille possibilità e dubbi

THUMBS DOWN 👎

  • Qualche svolta emotiva mal gestita: Marielle ed Elgin
  • La rapidità di spostamenti a favor di trama, un must in certi show e in certe occasioni
Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

Guardando al prossimo episodio, si dovrà probabilmente partire dalla domanda più urgente: come si sopravvive alla notte senza talismani? La scommessa più naturale è che la première della quinta stagione mostri una città costretta a cambiare assetto, forse a rifugiarsi in massa in un luogo improvvisato, forse a scoprire che le ossa dei bambini hanno una funzione protettiva alternativa. Fatima potrebbe riapparire non come nemica pura, ma come creatura liminale, capace di trattenere i mostri o di comunicare con loro. Sophia/Man in Yellow, dopo aver colpito dall’interno, potrebbe finalmente uscire allo scoperto come antagonista principale, mentre il Boy in White sarà costretto a spiegare almeno una parte delle sue omissioni. Ma la vera scommessa è un’altra: il 5x01 dovrà far capire se la quinta stagione sarà una fuga dal paese o un ritorno all’origine del patto. Perché ormai From non può più permettersi di chiedere soltanto “come si esce?”. Deve chiedere, e finalmente rispondere, ''che cosa è stato fatto per far nascere questo posto?''

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Aldo Longhena

Aldo Longhena è autore di Recenserie conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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