Arrested MemoryTEMPO DI LETTURA 5 min

Arrested Memory
Recensione Film ARRESTED MEMORY Cinema Venezia 83 · VENICE OPEN · FUORI CONCORSO

SABU trasforma un'indagine sul rapimento in una surreale commedia nera, affidando a un detective senza memoria il compito di districare un caso sempre più assurdo.

Logo di Venezia 83 - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2026

Sinossi

Lee è un ispettore della polizia di Taipei che, dopo un’operazione finita tragicamente, viene trasferito in una stazione di provincia e sviluppa una grave forma di amnesia. Deciso a nascondere il proprio problema, accetta di occuparsi del rapimento del figlio di un potente uomo d’affari. Mentre cerca di seguire le indicazioni dei criminali, però, la sua memoria diventa sempre più instabile e la realtà intorno a lui sembra assumere contorni imprevedibili. Tra criminali, poliziotti e personaggi che finiscono per fidarsi delle persone sbagliate, Lee dovrà affidarsi soprattutto al proprio istinto.

Con Arrested Memory, il regista giapponese SABU porta alla Mostra del Cinema di Venezia un poliziesco che utilizza l’amnesia del protagonista come motore narrativo per costruire una black comedy imprevedibile, caotica e profondamente tragicomica. Il film trasforma progressivamente un’indagine sul rapimento in una surreale commedia degli equivoci, nella quale il protagonista non può più fidarsi nemmeno dei propri ricordi.

DAL GIAPPONE COL FURGONE


Arrested Memory parte come un classico poliziesco d’azione, con un’operazione per arrestare una banda di criminali durante uno scambio di droga che stabilisce immediatamente il tono fisico e spettacolare della pellicola. Lee attraversa la sparatoria quasi in stato di trance, con la percezione alterata e una mente che sembra non riuscire più a seguire ciò che accade intorno a lui.
È un’introduzione importante perché presenta immediatamente la contraddizione sulla quale SABU costruisce l’intero film: Lee sembra essere contemporaneamente il poliziotto più capace e l’uomo meno affidabile possibile. Sa combattere, riconosce i criminali e possiede un istinto investigativo apparentemente infallibile, ma non riesce più a fidarsi della propria memoria. Quando scopre di non ricordare nemmeno la combinazione della serratura di casa e trova il proprio appartamento in condizioni disastrose, l’amnesia diventa così una realtà concreta e non più soltanto una suggestione.
SABU sfrutta quindi la perdita di memoria non soltanto come elemento drammatico, ma soprattutto come strumento comico. Lee può compiere un’azione perfettamente sensata dal proprio punto di vista e apparire completamente colpevole agli occhi degli altri. Il risultato è una spirale di equivoci nella quale ogni tentativo di chiarire la situazione produce un nuovo malinteso.
Il tossicodipendente arrestato casualmente da Lee diventa improvvisamente una fonte di informazioni ritenuta affidabile dai familiari del rapito, mentre il vero ispettore finisce per apparire come un criminale in fuga, in una costruzione narrativa che procede per accumulo, trasformando progressivamente l’indagine in una sorta di labirinto farsesco.

SUORA, CHI È DI MAZZO?


La scelta più interessante di SABU consiste nel non trattare l’amnesia esclusivamente come una condizione tragica. La perdita della memoria diventa invece una porta d’accesso a una realtà nella quale il protagonista non riesce più a distinguere con certezza ciò che sta accadendo da ciò che la sua mente gli restituisce.
Le allucinazioni di Lee, le improvvise intuizioni e le percezioni distorte alimentano continuamente il tono tragicomico del film. Anche quando la situazione dovrebbe assumere una dimensione drammatica, SABU inserisce un elemento assurdo capace di spostare immediatamente la scena verso la commedia degli equivoci.
È un equilibrio non sempre semplice da gestire, perché Arrested Memory accumula situazioni sempre più improbabili. Il protagonista finisce per essere sospettato di essere contemporaneamente un ladro, un complice dei rapitori e persino un assassino, mentre le persone intorno a lui costruiscono una teoria apparentemente coerente proprio partendo da informazioni completamente sbagliate.
Il meccanismo funziona soprattutto perché Lee non è un protagonista passivo. Anche quando non comprende cosa stia succedendo, continua ad agire seguendo un istinto che sembra sopravvivere alla perdita della memoria. La sua competenza professionale rimane infatti intatta, quasi fosse depositata nel corpo più che nella mente. Lee può dimenticare ciò che è successo, ma il suo corpo continua a ricordare come combattere, inseguire e reagire al pericolo.

UN FILM VOLUTAMENTE FOLLE


La regia di SABU trova la propria cifra stilistica proprio nell’alternanza tra energia e assurdità. Le scene d’azione sono costruite con un’immediatezza fisica che contrasta volutamente con la dimensione quasi farsesca della vicenda, mentre il montaggio contribuisce a mantenere un ritmo sostenuto anche quando la storia si allontana progressivamente dalla linearità.
Eppure, chiedere una perfetta plausibilità a un film come questo significherebbe probabilmente fraintenderne l’intento. SABU non sembra interessato a costruire un thriller realistico sull’amnesia, quanto piuttosto a utilizzare una premessa drammatica per raccontare l’assurdità della vita attraverso il linguaggio della commedia nera.
È significativo, in questo senso, che la componente più malinconica emerga proprio quando Lee recupera il rapporto con il trauma che ha originato la sua condizione. Dietro le gag e le situazioni farsesche esiste infatti un personaggio che ha perso qualcosa di importante e che deve trovare un modo per convivere con ciò che è accaduto.
Il finale permette così al film di recuperare quella dimensione emotiva che sembrava essere stata continuamente sacrificata in favore dell’umorismo. L’istinto che ha guidato Lee quando la memoria lo ha abbandonato si rivela essere anche una forma di legame con la persona che era prima del trauma, e la riscoperta di sé passa quindi paradossalmente attraverso la perdita del proprio passato.
Più che un thriller sull’amnesia, il film è quindi una commedia nera poliziesca costruita sul caos, nella quale la perdita della memoria diventa il dispositivo attraverso cui SABU può deformare continuamente la realtà e mettere il proprio protagonista contro ogni logica apparente. Un’opera eccentrica, fisica e volutamente sopra le righe, capace di alternare violenza, malinconia e umorismo senza rinunciare alla propria natura tragicomica.

Scheda film
Titolo originaleARRESTED MEMORY
RegiaSABU
SceneggiaturaSABU
InterpretiEthan Juan, Hsieh Ying Xuan, Moon Lee, Shinichi Tsutsumi, Reika Kirishima
DistribuzioneLucky Number – vendite internazionali
Durata87 minuti
OrigineTaiwan, Giappone, 2026
FestivalPresentato alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
SezioneVENICE OPEN – FUORI CONCORSO
PremiereWORLD PREMIERE · 7 SETTEMBRE 2026

Il giudizio di Recenserie

THANK THEM ALL

SABU costruisce una realtà capovolta nella quale chi dovrebbe sapere non sa, chi non dovrebbe essere ascoltato viene creduto e chi cerca di risolvere il caso appare come il principale responsabile del caos.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Una scelta che terrei: non definire Lee affetto da Alzheimer, anche se IMDb lo fa nella sua sinossi. La fonte ufficiale della Biennale parla semplicemente di amnesia

Fabrizio Paolino

Fabrizio è un autore di Recenserie, giornalista freelance e teledipendente cronico. Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e lo guarda in loop da più di dieci anni.

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