
La seconda stagione accelera verso un finale coreano grottesco e agrodolce, chiudendo il cerchio tra vecchie coppie, nuovi equilibri e conflitti destinati a ripetersi.
Tutto si evolve e si risolve in questo ultimo dittico di puntate della seconda stagione di Beef. Un’accelerata improvvisa degli eventi che vede la Corea del Sud tornare prepotentemente come ambientazione.
Non si pensi però che si tratti semplicemente di un omaggio alle origini del creatore dello show, Lee Sung Jin. La filosofia dello yin e dello yang, profondamente presente anche nella tradizione culturale coreana, offre infatti una possibile chiave di lettura di quell’ultima potente immagine legata alla ciclicità e alla “ruota che gira”, diventando parte del discorso costruito dalla trama orizzontale.
E non poteva forse che finire così lo scontro generazionale fra le due coppie protagoniste e, più in generale, lo scontro fra due modi di vivere il capitalismo moderno che rappresenta uno dei veri conflitti di questa seconda stagione.
NATALE IN COREA
Si tratta di una virata davvero molto veloce quella che si vede in queste ultime due puntate. Dalla separazione ufficiale dei coniugi Martin al “viaggio fra donne”, che poi diventerà di donne più Austin, in Corea, fino allo scontro finale con la villainess ufficiale dello show, la signora Park. Tutto si svolge abbastanza frettolosamente.
E forse il principale difetto dello show è proprio questa fretta nel concludere le varie storyline. Per di più con un tono che vorrebbe essere divertente, puntando sul lato più grottesco della vicenda e su uno humour nero molto marcato.
Purtroppo, però, si tende un po’ troppo spesso alla demenzialità pura, cosa che fa sembrare alcuni passaggi una sorta di “cinepanettone thriller” in cui alla riflessione non banale sui rapporti umani si preferisce talvolta catturare l’attenzione con trovate abbastanza semplici, un certo overacting che rende alcuni personaggi volutamente ridicoli — Oscar Isaac su tutti —, classiche tresche e triangoli amorosi e una tendenza a utilizzare feci, urine ed escrementi vari per provocare la risata. Anche in questo caso: non guardate la serie mentre state mangiando e soprattutto bevendo, ndR.
DIALOGHI FRA PARETI DIVISORIE
Ma, nonostante questi difetti, vale comunque la pena ammirare anche questi ultimi due episodi, anche soltanto per la regia e il cast scelto. Le performance migliori rimangono di fatto quelle femminili, a partire dalle due co-protagoniste principali, Carey Mulligan e Cailee Spaeny, che reggono da sole buona parte dello show.
Anche perché rimangono loro alcuni dei principali motori della storia, dapprima come rivali e poi come improbabili alleate contro un nemico comune. È soprattutto grazie a loro se il ritmo non crolla mai completamente, riuscendo a intrattenere fino alla fine.
Funziona anche l’imprevisto cambio di fronte del dottor Kim, interpretato da Song Kang-ho, che pur senza rinunciare al proprio legame con la signora Park decide infine di collaborare contro di lei. Una scelta che conferma ancora una volta come in Beef sia praticamente impossibile dividere i personaggi tra “buoni” e “cattivi”.
Ma il momento migliore rimane probabilmente la scena fra le pareti divisorie, in cui le due coppie riescono finalmente a confessarsi e a comunicare senza potersi realmente vedere. Una sequenza contemporaneamente romantica, tesa ed emotivamente sincera, che riporta Beef sul terreno dove funziona meglio: quello delle persone che si feriscono perché non riescono a dire apertamente ciò che desiderano.
ERA GIÀ TUTTO PREVISTO…
Sono proprio questi dialoghi, capaci di riflettere i sentimenti dei protagonisti ma anche una verità più ampia sui rapporti umani, il motivo principale per cui vale la pena arrivare fino al finale di stagione.
Un finale che, volendo trovare un aggettivo adatto, si potrebbe definire agrodolce. Da un lato, infatti, le due coppie trovano una sorta di equilibrio nella propria vita. Ma tale equilibrio è in realtà soprattutto una forma di resilienza nella quale ciascuno finisce per costruirsi un proprio piccolo spazio di cui andare fiero. Allo stesso tempo, è più o meno ciò che tutti avevano sempre desiderato.
Non il solito happy ending, dunque, ma un lieto fine onesto e brutale. Josh sceglie di assumersi le proprie responsabilità per proteggere Lindsay, mentre Ashley e Austin finiscono per occupare anni dopo esattamente lo stesso spazio sociale che apparteneva alla coppia più adulta all’inizio della stagione.
Ed è qui che il finale trova la propria idea migliore: Beef termina praticamente nello stesso punto da cui era partita. Otto anni dopo, Ashley e Austin hanno preso il posto di Josh e Lindsay al country club, con un figlio, una posizione sociale più elevata e persino quelle tensioni sotterranee che sembravano appartenere esclusivamente alla generazione precedente.
Non ci sono quindi veri vincitori né veri vinti. C’è soprattutto la consapevolezza che lo “scontro” del titolo non abbia fatto altro che rivelare la natura dei protagonisti e accompagnarli verso un destino che, in qualche modo, rischia continuamente di ripetersi. La lettura dello yin e dello yang trova così un punto d’incontro con quella della ciclicità: gli equilibri cambiano, le persone cambiano posizione, ma la ruota continua a girare.
Ed è proprio questa immagine conclusiva a dare più profondità a un finale che, pur arrivandoci con qualche scorciatoia di troppo, riesce comunque a chiudere con coerenza il discorso iniziato otto episodi prima.
THUMBS UP 👍
- Atmosfera sospesa tra horror, thriller e comedy filosofica
- Regia e messa in scena del finale
- Carey Mulligan e Cailee Spaeny rimangono tra i punti di forza principali
- Il cambio di fronte del dottor Kim aggiunge ulteriore ambiguità morale
- La scena dei dialoghi attraverso le pareti divisorie
- L'epilogo agrodolce e ciclico chiude coerentemente la stagione
THUMBS DOWN 👎
- La conclusione delle varie storyline è fin troppo frettolosa
- Il coreano di Austin appare e scompare quando risulta utile alla trama
- Alcuni momenti scivolano troppo verso il grottesco e la demenzialità
DIALOGHI FRA PARETI DIVISORIE






