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Self Reliance recensione
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Self Reliance

Le premesse del film sono ottime e il faccione di Jake Johnson misto al suo umorismo intrattengono più che dignitosamente. Purtroppo però il film si perde nella sua seconda metà, specialmente con un finale un po' piatto che delude.

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A Los Angeles, un uomo depresso viene scelto per partecipare ad un reality show sul dark web in cui in palio c’è un montepremi di 1 milione di dollari se riuscirà a sopravvivere per 30 giorni senza che “i cacciatori” lo uccidano. Ben presto si rende conto che c’è una falla nel gioco: i cacciatori possono attaccarlo solo quando è da solo, quindi cerca di convincere amici, familiari e perfetti estranei che il gioco è reale e che devono stare con lui 24 ore su 24.

Qualche anno fa, quando un film veniva rilasciato direttamente in formato DVD (anche chiamato direct-to-video) era intrinseco che la qualità e l’appeal per la pellicola in questione non raggiungesse quegli standard minimi da garantire un investimento marketing e una release al cinema. Praticamente quelle pellicole a basso budget che fanno bene al mercato del home video ma su cui gli studios non hanno molta fiducia.
Negli ultimi anni questo approccio è un po’ cambiato perché con l’arrivo di Netflix, l’impatto del COVID con relative chiusure delle sale cinematografiche per un certo periodo e la sempre più prepotente guerra tra colossi streaming le pellicole rilasciate solamente in formato streaming hanno assunto una valenza diversa. Però anche qui bisogna fare una differenziazione perché se da un lato la strategia di Netflix, Apple TV+ e Amazon Prime Video è piuttosto chiara, quella di contendenti minori come Hulu è completamente diversa ed è molto più simile all’approccio direct-to-video di cui sopra.
Sfortunatamente, nonostante l’apprezzamento generale di chi scrive nei confronti di Jake Johnson sin dai tempi di New Girl, il suo quadruplo ruolo come produttore, regista, sceneggiatore e protagonista in Self Reliance non basta a garantire quel risultato sorprendente che già si poteva pregustare dal trailer.

So let me get this straight, it’s 30 days, right? And you guys are hunting me for my life but you cannot touch me if I am with someone and the hunters might not even ever make it to my city, so there’s a chance I spend the entire 30 days and no one even finds me and then I get a million dollars, that’s the game?

La trama è pressoché riassunta nella citazione soprastante ed è traducibile in una persona normalissima però triste e sola, che diventa protagonista di un reality show del dark web in formato survival mode dove ci sono dei serial killer che provano ad ucciderlo. Il character di Jake Johnson, per sopravvivere durante i 30 giorni del gioco, riesce a trovare una falla che prevede l’impossibilità di essere ucciso quando è in presenza di qualcuno, il che lo porta a ricreare tutta una serie di situazioni piuttosto comiche (e scomode) vista la difficoltà generale di amici e famiglia di credere ad una storia del genere.
Esattamente questo tipo di umorismo è ciò che convince di più del trailer e della trama stessa che, volutamente, non è presa in considerazione in maniera oggettiva ma è lasciata andare nei binari della comicità grazie all’introduzione di character sopra le righe (i cacciatori), follia generalizzata e una promiscua domanda che pervade lo spettatore per tutta la visione: e se Tommy fosse pazzo e si stesse inventando tutto? Domanda più che lecita.

Andy Samberg?

Johnson aveva in mente la trama di questa pellicola sin dal 2017 quando l’aveva proposta a Netflix, con il titolo DOG – Delusions Of Grandeur, senza ricevere il semaforo verde per la realizzazione, ma è stato durante la pandemia che ha scritto la sceneggiatura e l’ha girata in solo 19 giorni. Un debutto alla regia piuttosto rapido ma allo stesso tempo efficace perché, nonostante non sia il film dell’anno e lasci parzialmente con l’amaro in bocca, rimane impresso anche grazie ad una regia frenetica che non lascia spazio a momenti morti, mischiando adrenalina, ironia e un pizzico di thriller.
Se si vuole trovare un difetto al film si può serenamente guardare alla gestione del parco character che è molto altalenante con personaggi, tipo quello di Anna Kendrick, che arrivano e scompaiono alla rapidità della luce, lasciando poco tempo allo spettatore per empatizzare e, quando accade, si rimane impietriti per la fugacità del minutaggio. Una scelta che centra ovviamente con la trama ma che ha anche un impatto sul film in generale che, a posteriori, avrebbe beneficiato di una decina di minuti in più, specialmente nel finale che risulta un po’ tronco.


Nel complesso, se si è alla ricerca di film senza troppe pretese con un umorismo e una trama diverse dal solito, Self Reliance è un’ottima alternativa. Il potenziale della storia è palese ma Johnson perde un po’ il focus nella seconda metà del film che soffre di stanchezza e anche dei supporting character introdotti in precedenza. Si poteva fare meglio ma, considerando il debutto alla regia e il triplice ruolo di Johnson, tutto sommato il risultato è più che sufficiente ma non si può andare oltre.

 

TITOLO ORIGINALE: Self Reliance
REGIA: Jake Johnson
SCENEGGIATURA: Jake Johnson
INTERPRETI: Jake Johnson, Anna Kendrick, Natalie Morales, Mary Holland, Emily Hampshire, Christopher Lloyd
DISTRIBUZIONE: Hulu
DURATA: 87′
ORIGINE: USA, 2023
DATA DI USCITA: 22/12/2023 USA

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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