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Tár

Tár di Todd Field è un finto biopic che racconta la decostruzione umana di una figura di spicco della società.

Uno sguardo al mondo internazionale della musica classica incentrato su Lydia Tár, una delle più grandi compositrici e direttrici d’orchestra viva, e la prima donna direttrice capo della Filarmonica di Berlino.

 

Come se fosse necessario considerato il suo palmares, Cate Blanchett regala una prestazione attoriale senza pari in Tár: magnetica, poliedrica, in grado di sopperire a qualsiasi tipo di debolezza si possa additare alla pellicola. In una parola: totale.
Tár è un psychological drama costruito come se fosse, a tutti gli effetti, un biopic del personaggio interpretato da Cate Blanchett, Lydia Tár, famosa direttrice d’orchestra, prima direttrice capo donna della Filarmonica di Berlino che si sta per accingere alla registrazione dal vivo della Sinfonia n.5 di Mahler.
Il regista Todd Field in un’intervista successiva al rilascio del teaser nell’agosto del 2022 ha affermato che se l’attrice avesse detto di no la sceneggiatura “non avrebbe mai visto la luce”. E una volta terminata la visione di questi circa 160 minuti non si potrebbe essere più d’accordo.
Tár è un viaggio introspettivo nella vita privata e lavorativa di Lydia in cui lo spettatore inizia a conoscerla passo dopo passo apprezzandone l’umanità ed evidenziandone le debolezze. Da racconto idilliaco di una figura di spicco della comunità musicale (e non solo), la pellicola si tramuta in una decostruzione umana di una figura via via sempre più deprecabile, umana, debole. Lydia viene lentamente erosa dalle sue stesse debolezze e il pubblico non può stupirsene dal momento che il racconto è fin troppo candido e felice per arrivare intatto alla fine del film.

Se una donna ha il diritto di montare l’impalcatura, deve poter salire sul podio.

Questo percorso di decostruzione è dettato da più fattori. Di carattere tecnico si possono citare come evidenti sia la durata delle singole sequenze di riprese, sia i dialoghi.
Inizialmente le sequenze sono molto lunghe, dense e ricolme di dialoghi altrettanto densi. Si prenda per esempio la scena di apertura con l’intervista di Adam Gopnik a Lydia, oppure la lezione che la direttrice tiene e che termina in un volgare screzio con un suo studente. Il tempo a disposizione non manca: ecco quindi che sia l’intervista, sia la lezione ricoprono diversi minuti di scambi di battute e di punti di vista. Tutti dialoghi impreziositi da leziosismi tecnici non casuali; richiami a compositori e figure di spicco nel campo della musica (principalmente femminili); unitamente a dettagliati punti di vista riguardo ad interpretazioni stilistiche e di vita riguardo a musicisti del passato. Insomma, Tár si presenta fin da subito come una pellicola intensa, devota al proprio argomento a cui cerca in tutti i modi di far interessare anche il proprio pubblico cercando di accompagnarlo all’interno di una coltre narrativa fitta e ben specifica. Si corre il rischio, tuttavia, che una parte di pubblico desista dal voler essere accompagnato e si senta oppresso dal quantitativo di dettagli racchiusi in pochi minuti. Ma, evidentemente, Tár non è la tipologia di film più adatta a questo pubblico.
La decostruzione avviene anche dal punto di vista estetico. Inizialmente curata in ogni minimo particolare, Lydia, inizierà a lasciarsi andare sia dal punto di vista fisico, sia per quanto riguarda il guardaroba e i vestiti indossati.

A tutte le mie domande relative alle sue comunicazioni con Krista Taylor e altri, le sue risposte sono sempre state ‘non lo so’ o ‘non ricordo’. Posso mostrarle qualcosa che potrebbe aiutarla a rinfrescarle la memoria? Qualche documento, come le sue e-mail o la sua assistente personale, la signorina Lentini, che potrebbe aiutarla a ricordare ciò che ha fatto e non ha detto?

Forse è proprio la prolissità narrativa del film ad aiutare la pellicola stessa a risaltare in maniera così evidente, forte di una Cate Blanchett, come già detto, semplicemente perfetta.
Se il film non avesse portato in scena sequenze spasmodicamente lunghe ed arzigogolate, forse, il personaggio non avrebbe catturato l’attenzione allo stesso modo e quindi il percorso di decadimento sociale che avviene non avrebbe colpito con la stessa gravità. E Tár non lesina nei minuti a disposizione per costruire un valido background alla propria protagonista. È infatti da sottolineare che i primi 70 minuti circa sono totalmente devoluti alla sua caratterizzazione iniziale alla quale poi viene dato seguito con un’evoluzione totale, ma diluita nel tempo e costruita con maniacale attenzione. Sarà infatti solo dopo questi 70 minuti che allo spettatore vengono lasciate le prime prove di un aspetto caratteriale, non propriamente “buono”, fino a quel momento tenuto nascosto. Lydia viene inizialmente mostrata dal punto di vista del pubblico, così come è conosciuta dal mondo esterno: donna in carriera; grandissima figura della musica; donna dal peso sociale di tutto rispetto; madre presente. Poi, passo dopo passo, il lato torbido e oscuro della sua vita inizia ad insinuarsi durante la visione del film. E, lentamente, la trasfigurazione di Lydia è totale ed il personaggio inizialmente visto è, ormai, solo un sogno lontano.

Ora possiamo davvero capire qual è il significato della musica. È il modo in cui vi fa sentire quando la sentite. Finalmente abbiamo fatto l’ultimo passo da gigante. E ci siamo. Sappiamo cosa significa la musica ora. E non dobbiamo sapere molte cose sui diesis e bemolle e accordi e tutta quella roba per capire la musica, se ci dice qualcosa. E la cosa più meravigliosa di tutte è che non c’è limite ai diversi tipi di sentimenti che la musica può farti provare. E alcuni di quei sentimenti sono così speciali e così profondi che non possono nemmeno, essere descritti a parole.

Tár vive attorno al medesimo concetto di valore delle emozioni nella musica portato da Chezelle nel 2014 con Whiplash. Se là, tuttavia, il personaggio interpretato da J.K. Simmons si mostrava spietato e crudele fin da subito all’esterno, per poi tentare di nascondere un lato di umanità al suo interno, qui Todd Field cerca di lavorare in modo diametralmente opposto. Il viso angelico di Cate Blanchett e le sue dolci parole, per quanto schiette, suonano come moniti e come importanti lezioni. Ma, rimasta sola, la donna mostra un cinismo scenico senza eguali in campo lavorativo e, nella vita privata, un distacco emotivo totale rispetto alle persone a lei più vicine. I complicati rapporti con Francesca (Noémie Merlant), la sua giovane assistente e Sharon (Nina Hoss), la compagna di Lydia, sono dei validi esempi di quello che si è scritto. Per quanto non venga mostrato molto possono essere considerati come esempi anche i legami affettivi-lavorativi con Olga (Sophie Kauer) e Krista Taylor (Sylvia Flote).
Le tematiche toccate all’interno del film e che ruotano attorno a Lydia sono svariate, esattamente come gli argomenti presi in esame durante i vari dialoghi, ma l’esposizione non risulta essere né confusionaria, né lasciata al caso. Per il solo consulto “musicale” (relativamente alle opinioni/pareri espressi da Lydia nei vari dialoghi), Field ha avuto come consulente John Mauceri, direttore d’orchestra e compositore da circa cinquant’anni. Insomma, non c’è stata nemmeno lontanamente l’idea di fare un lavoro approssimativo o improvvisato. E, ciò che colpisce, è che il risultato non è un banale film per gli “addetti ai lavori” godibile solo per le persone all’interno del panorama musicale. No, Tár ha il pregio di essere un film di intrattenimento a tutto tondo con la peculiarità del finto biopic legato ad una direttrice d’orchestra. Field scrive sceneggiature ogni quindici anni (Little Children, nel 2006, è stato il suo precedente lavoro), ma è la dimostrazione di qualità > quantità.

Darò il mio breve addio. Non sono mai stato bravo con le parole. Una volta saliti a bordo di questa nave, non si torna indietro. Il prossimo terreno che i vostri piedi toccheranno sarà quello del Nuovo Mondo. Se qualcuno di voi ha perso il coraggio, allora allontanatevi ora, e non lasciate che nessuno vi giudichi.


Il metronomo che scandisce il tempo sempre più intensamente, così come le allucinazioni notturne di Lydia sono i segnali di una sanità mentale e psicologica sempre più debole e intaccata dagli avvenimenti giornalieri. Tár racconta la decostruzione umana di una figura di spicco della società, presentandone con accuratezza ogni dettaglio umano per poi far risaltare con ancora più fervida passione gli oscuri fantasmi non solo del passato, ma anche del presente.
Cate Blanchett, come se ne avesse bisogno, regala una performance poliedrica (recita in inglese, francese e tedesco con una naturalezza inumana) e, a questo punto, il pensiero di un Oscar non sarebbe così folle. D’obbligo dovrebbe essere, quanto meno, la candidatura. Per la statuetta se ne riparlerà poi a marzo.

 

TITOLO ORIGINALE: Tár
REGIA: Todd Field
SCENEGGIATURA: Todd Field
INTERPRETI: Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss, Sophie Kauer, Julian Glover, Allan Corduner, Mark Strong
DISTRIBUZIONE: Universal Pictures
DURATA: 158′
ORIGINE: USA-Germania, 2022
DATA DI USCITA: 01/09/2022, 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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