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The Suicide Squad
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The Suicide Squad – Missione Suicida

A cinque anni dall'orrendo film di David Ayer, la Squadra Suicida torna al cinema e la musica è ben diversa.

Sull’isola caraibica di Corto Maltese, da poco nelle mani del dittatore Silvio Luna, si svolge il misterioso progetto Starfish. Decisa a proteggere il proprio paese a ogni costo, Amanda Waller mette insieme un team composto dai peggiori criminali del carcere di Belle Reve. Per la Suicide Squad è tempo di tornare sul campo di battaglia!

 

Il primo Suicide Squad resterà a lungo negli annali della cinematografia supereroica, degno compare di Catwoman, Ghost Rider: Spirito di vendetta, I Fantastici Quattro e altri obbrobri della settima arte. Un film pensato male, scritto male e montato ancora peggio, che poteva rappresentare una battuta d’arresto per il filone degli antieroi DC.
E invece, a distanza di cinque anni, la Squadra Suicida torna sul grande schermo in un film che ha il merito di mostrare quei personaggi così come avrebbero sempre dovuto essere: folli e irriverenti, divertenti e carismatici, ma anche violenti, sanguinari, politicamente scorretti e dal grilletto (o giavellotto o spada o fauci o pois esplosivi, insomma qualsiasi arma a loro disposizione) molto, molto facile.

JAMES GUNN: UNA GARANZIA


James Gunn non ha bisogno di presentazioni, per chi bazzica nel mondo dei supereroi. E’ la mente dietro i due film sui Guardiani della Galassia, ossia la persona che ha preso un gruppo di personaggi dei fumetti fino ad allora sconosciuto ai più e l’ha reso una delle icone dell’universo cinematografico Marvel, confezionando due pellicole corali, caciarone e travolgenti.
Per questo, quando fu rivelato che Gunn avrebbe lavorato al nuovo Suicide Squad, a tutti sembrò la scelta più giusta. Col senno di poi è stata una scelta vincente, perché il regista è riuscito là dove il film del 2016 aveva fallito. Ha portato sullo schermo (in quello che, è bene ricordarlo, non è un seguito ma un reboot/remake) una banda di disagiati psicolabili e reietti, dando a ognuno di essi il giusto risalto. E questo senza mai dimenticare di avere a che fare con dei criminali, e non con dei semplici antieroei.

NESSUN FRENO ALLA VIOLENZA


Va riconosciuto che in questa operazione Gunn è stato aiutato tantissimo dalla mancanza di limiti imposti dalla produzione. Fin dai primi minuti lo spettatore assiste a un tripudio di esplosioni e mutilazioni, cervella per aria, gente che brucia e massacri.
The Suicide Squad non ci va leggero con la violenza e non risparmia quasi nessuno, nemmeno i protagonisti. E quando muoiono, i supereroicattivi non lo fanno in maniera nobile ed esteticamente gradevole, ma nel migliore dei casi finiscono crivellati di proiettili, nel peggiore spiaccicati da un tentacolo gigante.
Del resto la narrazione si svolge in un contesto meno idealizzato ed epico degli altri film supereroici: da un lato il mondo di The Suicide Squad è quello reale, in cui le ossa si rompono, la carne si taglia, il sangue scorre, le budella rotolano dalle pance squartate; dall’altro, si respira una perenne atmosfera farsesca in cui persino la morte diventa un gioco e l’occasione per siparietti comicamente macabri.
L’umorismo della pellicola è lontano anni luce da quella comicità superficiale e infantile che è diventata sinonimo di blockbuster supereroico: è grottesco, politicamente scorretto, a tratti demenziale e a tratti cupo. Perfetto per un film che parla di un manipolo di spostati che devono salvare il mondo.

LA VERA SUICIDE SQUAD


Il film del 2016 non rifletteva quello che doveva essere la Suicide Squad: Harley Quinn, Deadshot, Rick Flag e gli altri erano una banda di simpatiche canaglie, definibili criminali solo perché il background lo diceva, ma che nei fatti si comportavano come dei supereroi un po’ matti e sopra le righe, nulla di più.
Con The Suicide Squad la musica cambia, perché Harley e compari sono davvero dei reietti psico/sociopatici, che tolgono la vita con la stessa naturalezza con cui berrebbero una tequila e fanno a gara a chi realizza l’uccisione più figa, ma sanno anche piangere la morte di un amico o rendersi protagonisti di inaspettato altruismo.
Harley Quinn in particolare esce da questo film completamente rinata: la storia con Joker è degna a malapena di un fugace accenno e l’arlecchina può finalmente vivere di vita propria, splendere in tutta la sua follia omicida grazie alle ottime coreografie e alla performance sempre di alto livello di Margot Robbie.
Anche il resto del cast è ben delineato e sorretto da prove attoriali di livello. Bloodsport è un ottimo sostituto del Deadshot di Will Smith, e nonostante ne ricalchi molti aspetti riesce a vivere di vita propria. John Cena non sarà Robert De Niro, ma il suo Peacemaker funziona come degno contraltare per Bloodsport e la loro rivalità regge bene per tutto il corso del film.
Una piacevole sorpresa si rivelano Ratcatcher II e Polka Dot Man, i due personaggi coi poteri più strani (lei controlla i ratti, lui lancia pallini esplosivi) ma anche con i background più tristi del film, e non si può non citare Nanaue, alias King Shark, davvero tenero e coccoloso quando non è impegnato a sbranare la gente. Né si può ignorare il Thinker di Peter Capaldi, che mantiene tutto il suo british aplomb anche quando deve recitare nel ruolo di uno scienziato pazzo con strani congegni che sporgono lungo tutto il cranio calvo.

QUALCHE SBAVATURA EVITABILE


Dal punto di vista tecnico, The Suicide Squad è semplicemente perfetto: violento e splatter, ma anche colorato, pieno di trovate estetiche inaspettate e gradevoli (come le didascalie realizzate con parti dell’ambiente o l’esplosione di fiori durante la mattanza che Harley fa al palazzo del dittatore di Corto Maltese), grandioso e caciarone nelle scene d’azione, sontuoso e grottescamente epico nello scontro col mostro finale, Starro il Conquistatore. Il tutto sorretto da una colonna sonora che spazia da Johnny Cage al Concierto de Aranjuez, dai Kansas alle composizioni di John Murphy.
Non mancano però quei frangenti in cui viene spontaneo dire “Ah, James Gunn, qui potevi fare di meglio!”. La mattanza iniziale, ad esempio, se da un lato funge da perfetta introduzione allo spirito distruttivo e sanguinolento della pellicola, dall’altro spreca malamente personaggi e attori che avrebbero potuto dare molto, come il T.D.K. di Nathan Fillion o il Savant di Michael Rooker.
La caratterizzazione degli antagonisti è a dir poco ridicola, superficiale a voler essere generosi: Silvio Luna è un idiota e spinge a chiedersi come abbia fatto a orchestrare un colpo di stato, il generale Suarez è il classico militare dal pugno di ferro e Starro… beh, è una stella marina aliena, cosa vi aspettate da un essere così?
E a proposito di Luna, la sua infatuazione per Harley, con annessa parentesi “romantica”, costituisce l’unico vero punto del film in cui il senso del grottesco e della farsa si spinge troppo oltre, persino per un film di James Gunn. Poteva essere evitata, se non altro per mantenere un minimo di dignità del personaggio del dittatore.


Nonostante queste sbavature, The Suicide Squad è senza ombra di dubbio il migliore tra i film del traballante DC Extended Universe usciti finora. Forse è da pellicole come questa e la Zack Snyder’s Justice League che la Warner Bros. dovrebbe ripartire per dar vita ad un universo supereroico di qualità, piuttosto che dall’ennesimo filmetto su Aquaman o su Wonder Woman.

 

TITOLO ORIGINALE: The Suicide Squad
REGIA: James Gunn
SCENEGGIATURA: James Gunn
INTERPRETI: Margot Robbie, Idris Elba, John Cena, Joel Kinnaman, Viola Davis, Daniela Melchior, David Dastmalchian, Pete Davidson, Michael Rooker, Nathan Fillion, Sean Gunn, Peter Capaldi, Sylvester Stallone
DURATA: 132′
ORIGINE: USA, 2021
DATA DI USCITA: 02/08/2021

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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