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Miracle Workers: Oregon Trail 3×03 – Hunting PartyTEMPO DI LETTURA 3 min

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Miracle Workers 3x03 recensioneChe recensire una comedy da 20 minuti non sia un qualcosa di estremamente facile, questo era già abbastanza chiaro. D’altronde commentare una puntata in cui esiste praticamente solo la trama verticale e non orizzontale non offre spesso molti spunti di discussione, vuoi proprio per il “non-cambiamento” dello status quo dei personaggi, vuoi perché magari non capita effettivamente molto nella trama.
Sfortunatamente anche questa 3° stagione di Miracle Workers: Oregon Trail si assesta su questo tipo di benchmark, tendenzialmente molto più simile alla precedente incarnazione Dark Ages e meno alla 1° stagione dove l’apocalisse incombente regalava qualche spunto in più. Il viaggio per raggiungere l’Oregon è sicuramente interessante perché offre un’idea abbastanza corretta di tutte le difficoltà che si potevano incontrare in un viaggio in carovana nel Nuovo Continente, ovviamente con tutti gli spunti ironici e surreali del caso. Se questo dovrebbe essere il punto di forza della serie (essendo una comedy), sfortunatamente sembra che l’ironia sia sempre più rara e difficile da trovare, il che è ovviamente un grosso problema.

QUELLO CHE MIRACLE WORKERS DOVREBBE ESSERE


Se si prende come esempio gli ultimi minuti di questa puntata, con tanto di titoli di coda annessi, si avrà un’idea del pieno potenziale di questa comedy. Con il Reverendo Ezekiel Brown in procinto di fare la sua omelia funebre, le richieste incessanti di avere una telecronaca degli ultimi momenti del deceduto compagno di viaggio (sbranato da un paio d’orsi) diventano motivo di riso per la prima volta nel corso dei 20 minuti di episodio.
Il motivo è semplice e piuttosto distinguibile anche ad un occhio inesperto: dato un momento piuttosto struggente e la difficoltà del protagonista nell’eseguire la funzione religiosa, arriva una richiesta che mette tutti a disagio e che, come naturale conseguenza, suscita ilarità proprio per la sua inadeguatezza. Se si riguarda all’intera puntata, di momenti simili ce ne sono forse solo due incluso questo, e l’altro riguarda la telecronaca della morte avvenuta proprio per mano degli orsi. Non un momento di altissima televisione, ma comunque un momento che ha generato un sorriso. Né più, né meno.

QUELLO CHE MIRACLE WORKERS È AL MOMENTO


Guardando “Hunting Party” si rimarrà delusi. Delusi da una comicità assente, delusi da un potenziale non esploso, delusi per come stanno evolvendosi le situazioni. Se si è a conoscenza di questa formula comica e non la si usa, allora si deve pensare ad una motivazione ancora non palese allo spettatore. Una motivazione che, probabilmente, è visibile nella liaison sentimentale che, da tradizione seriale, non è destinata a sbocciare: quella tra il Reverendo Ezekiel Brown e Prudence Aberdeen, moglie di Todd Aberdeen.
La nascita di un sentimento amoroso tra i character di Daniel Radcliffe e quello di Geraldine Viswanathan non è assolutamente nuova al pubblico fedele di Miracle Workers ma, proprio per questo motivo, viene da chiedersi se riproporre la stessa sottotrama in ogni stagione sia la scelta giusta (e migliore). Soprattutto con gli stessi attori e senza aggiungere un qualcosa di nuovo o eccitante alla narrazione. Non che si debba aspettare molto dallo show di Simon Rich, però almeno evitare il mero riciclo delle trame sarebbe un buon miglioramento, insieme ad una miglior comicità.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Funerale finale
  • L’orso a sorpresa
  • Background story di Benny
  • Davvero poche risate
  • Una prevalenza di drama piuttosto che di comedy

 

Miracle Workers: Oregon Trail incontra il primo vero ostacolo di questa stagione: la mancanza di umorismo. Tra la caccia ai bisonti, il tentativo di Prudence di diventare un bandito ed una sostanziale assenza di momenti divertenti, la serie con Radcliffe e Buscemi sembra offrire più sfaccettature da drama piuttosto che da comedy. Il che ovviamente si traduce nell’impossibilità di dare una sufficienza ad un episodio che di risate, o anche solo di sorrisi, ne ha offerti forse due: nell’omelia finale e nella telecronaca dell’orso. Troppo poco.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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