
Il remake italiano de "La Famiglia Bélier" ha alcuni elementi che funzionano bene, ma nonostante questo non riesce ad avvicinarsi all'originale.
Sinossi
Eletta Musso è l’unica udente all’interno di una famiglia di sordomuti. Abituata a fare da “mediatrice” fra la sua famiglia e il resto del mondo, tutto cambia quando comincia a frequentare un corso di canto. La scoperta della sua nuova vocazione farà sì che Eletta debba decidere fra questa e i suoi doveri famigliari.
La Famiglia Bélier è un film del 2014 dove viene descritta una famiglia interamente composta da persone sordomute la cui figlia maggiore Paula però è udente. Ed essendo l’unica che riesce a relazionarsi con il resto del mondo, questa deve fare da “intermediaria” fra lei e la sua famiglia. Tutto si complica quando Paula, frequentando un corso di canto, capisce che la sua vera strada è la musica. Ma deve fare i conti con la famiglia che non capisce le sue motivazioni (non potendo godere della musica come invece fa la figlia) e che si troverebbe persa senza di lei, costretti a confrontarsi con un mondo che li vede solo come dei simpatici “freak”.
Il film ha avuto un’incredibile successo in Francia e poi nel resto del mondo facendo della protagonista femminile (Louane) una star internazionale.
Ma soprattutto generando un remake americano che divenne una sorta di “caso” ai Premi Oscar del 2022 quando vinse nella categoria Miglior Film nonostante fino a quel momento fosse stato visto da ben poche persone, avendo avuto una scarsa distribuzione, e battendo pellicole ben più blasonate.
ITALIANS DO IT BETTER?
Così, a distanza di anni, approda su Netflix anche il remake italiano della stessa storia. E, in un’operazione del genere, è inevitabile confrontarsi con l’originale per poter dare un giudizio completo sul risultato finale.
Non Abbiamo Bisogno di Parole riprende fedelmente la trama, con la pop-star italiana Sarah Toscano, al debutto come attrice, nei panni della protagonista Eletta Musso. Come ogni remake che si rispetti, da un lato segue quasi alla lettera la storia originale, ma dall’altro cerca, nonostante tutto, di apparire il più originale possibile.
La vicenda è ambientata con naturalezza nella realtà locale, tra le colline piemontesi che non hanno nulla da invidiare a quelle della Loira. Anche la struttura narrativa e alcune scelte stilistiche rivelano una sensibilità diversa rispetto all’originale. Tuttavia, sia per chi si avvicina alla storia per la prima volta, sia per chi conosce già l’originale e il remake americano, restano alcuni dubbi sul risultato complessivo dell’opera.
I PREGI…
Partendo però dagli aspetti positivi, sicuramente bisogna dire che il film ha imparato molto bene la lezione dell’originale. Soprattutto per quanto riguarda l’evitare certe polemiche che sono susseguite al successo de La Famiglia Bélier.
N0nostante gli intenti fossero buoni, infatti, il film del 2014 era stato pesantemente criticato dalla comunità sorda in quanto la rappresentazione dei componenti della famiglia (che non erano realmente sordomuti) sembrava essere molto “stereotipata” e offensiva della cultura sorda.
Un difetto che sia il remake americano che quest’ultimo remake evitano, scegliendo nel cast attori realmente sordomuti (Emilio e Carola Insolera nel ruolo dei genitori, peraltro vere rivelazioni della pellicola).
Tutta la parte relativa alle vicende e alla descrizione della routine famigliare della famiglia Musso dimostrano un buon lavoro di ricerca compiuto in questo senso. Nonché un grande lavoro di sound design che si sposa bene con le esigenze di sceneggiatura e fa comprendere molto bene il punto di vista “sonoro” dei personaggi.
…E I DIFETTI!
Se però dal punto di vista tecnico il film risulta godibile, purtroppo non si può dire lo stesso della sceneggiatura. Come nell’originale, la trama mescola i generi teen drama e comedy. Ma se ne La famiglia Bélier questi due aspetti si sposavano tranquillamente, qui soprattutto la parte di teen drama risulta pesantemente forzata.
La sceneggiatura qua sembra voler seguire a tutti i costi la trama-tipo di quasi tutte le produzioni netflixiane, con storylines eccessivamente soapish e sopra le righe (tutta la parte relativa alle gare di MMA clandestine di uno dei personaggi secondari).
Quello che qui viene sacrificato maggiormente però è, paradossalmente, una parte fondamentale della trama ovvero quella relativa al corso di canto e alla selezione, a cui partecipa la protagonista, per entrare in una prestigiosa scuola di musica. Qui la trama sembra essere fatta unicamente come product placement per il brano Atlantide della stessa Toscano. Che, fra l’altro, oscura il brano di Ron che dà il titolo alla stessa pellicola (con un gioco di parole che si abbinava bene al contesto narrato) e che avrebbe meritato maggior valorizzazione. Se non altro La Famiglia Bélier ha avuto il merito di far conoscere al mondo le canzoni di Michel Sardou.
UN’OCCASIONE PERSA?
All’interno delle produzioni italiane di Netflix, questa pellicola ha il merito di far conoscere una realtà poco esplorata nel panorama audiovisivo: la quotidianità della comunità sorda. Sarà sicuramente apprezzata da chi vuole approfondire la conoscenza della lingua dei segni italiana.
Tuttavia, la prevedibilità di alcuni sviluppi narrativi e certi passaggi piuttosto forzati fanno pensare a qualcosa di già visto più volte. Una scrittura che procede su binari fin troppo collaudati.
E che rischia così di attenuare l’impatto irriverente ed emotivo che caratterizzava l’opera originale e che poteva caratterizzare anche questo remake.







