Con il rilascio contemporaneo dei primi tre episodi, Paradise raggiunge subito metà di una stagione nuovamente composta da otto puntate. Il corposo assaggio avuto con il primo blocco ha presentato non solo la storia che questa seconda stagione andrà a narrare, ma anche lo stile con cui intende farlo. E il risultato non è stato propriamente esaltante.
Le premesse ci sono, ma la sensazione è che qualcosa fatichi a ritrovare la propria identità, soprattutto per quanto riguarda il modo in cui la storia viene raccontata e il ritmo con cui i suoi elementi vengono messi in scena.
THIS IS US?
Dan Fogelman, creatore della serie, sarà ricordato da alcuni telespettatori soprattutto per la sua opra maggiore: This Is Us. La serie, che vedeva anche Sterling K. Brown tra i protagonisti, era sicuramente uno show con un approccio diverso. Ben sei stagioni da 18 episodi ciascuno che dunque potevano perdersi in lungaggini maggiori e più articolate.
La caratteristica principale di This Is Us, però, era la forte componente emotiva che lasciava spesso e volentieri lo spettatore a raccogliere le proprie lacrime durante la visione. Un elemento che è stato essenziale per far crescere la serie e raccontare nel miglior modo possibile la sua storia.
Paradise è un prodotto totalmente diverso. A parte i giochi temporali, anche questi marchio di fabbrica di This Is Us, il concept di base propone una storia differente. La prima stagione aveva reso al meglio questa sua particolarità: crisi sociale e politica unite a tradimenti, fine del mondo e plot twist ben congeniati sono stati comunque accompagnati da una certa componente emotiva che ha reso più profonda la storia, ma non l’ha definita.
Questa stagione, invece, sembra essersi discostata dal suo vero elemento per trovare quasi un rifugio nello stile tipico di This Is Us. Inutile dire che, per una serie più d’azione non è la scelta migliore.
ANNIE
Sin dalla season premiere, uno dei protagonisti principali di questa stagione è stato il personaggio di Annie. Con un primo episodio dedicato interamente alla sua storia, l’impressione è stata quella di un character destinato a diventare portante nella stagione, convinzione cresciuta con l’arrivo nella sua orbita di Xavier.
Quanto avvenuto in “A Holy Charge” sorprende dal punto di vista narrativo, rientrando in uno di quei momenti da shock tipici di This Is Us.
Naturalmente, il parto, la morte di Annie e il destino della sua bambina segnano l’episodio con un forte elemento emozionale che non può non colpire lo spettatore. Il problema, però, è che questa componente emotiva non dovrebbe prendere il sopravvento, tanto meno quando si è a metà stagione senza che niente sia stato ancora stabilito dal punto di vista della concretezza narrativa.
MISTERI QUASI DI CONTORNO
Con il dramma di Annie a monopolizzare la puntata, sono pochi gli input che emergono per il futuro. In un episodio ancora caratterizzato da buchi narrativi (Xavier si porta giustamente dietro una neonata come se questa non necessiterà di cure e attenzioni particolari), gli elementi da raccogliere ai fini della trama sono praticamente due.
Il primo riguarda il personaggio di Link, già collegato al passato nello scorso episodio, che adesso acquista più concretezza anche grazie al riconoscimento da parte di Xavier, per un ruolo che sembra ancora tutto da costruire.
Il secondo elemento riguarda lo stesso Xavier, arrivato sul luogo da cui era partito il messaggio della moglie Teri per scoprire che ovviamente lei non è più lì. Ci sono modi e modi per allungare una storia, va solo scelto come farlo per bene. In questo caso, saranno i prossimi episodi a dare il giudizio definitivo su questa stagione.
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Un altro episodio che si discosta dallo stile di Paradise lasciando lo spettatore a chiedersi se questa non fosse una puntata mancante di This Is Us.


