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Person Of Interest 3×12 – AletheiaTEMPO DI LETTURA 5 min

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Con questo episodio si chiude un’epoca e se ne apre un’altra, e dovevamo intuirlo già dai titoli. Da “Lethe“, che in greco significa oblio, si è arrivati ad “Aletheia”, cioè rivelazione, ed i titoli già da sè parlano chiaro: siamo in una nuova era, non c’è più solo una Machine, ora c’è anche Samaritan. “Aletheia” ricomincia esattamente li dove si era fermata “Lethe“, ovvero nel pieno di una situazione di merda in cui stanno sguazzando Finch, Shaw ed il ritrovato smemorato compagno di college di Finch, Arthur Claypool. A far si che questa sia la fine per il nostro quattrocchi, il suo amichetto dell’università e di Miss Martello, ci stanno pensando più fazioni diverse: con il mirino direttamente puntato alla tempia di questo strano trio c’è Control, ma subito alle calcagna troviamo il gruppo rivoluzionario di Vigilance che non può certo mancare ad un party così importante ed in coda, più defilato, c’è Decima Technologies. In ballo c’è l’hard disk con il fratellino abortito della Machine, tale Samaritan che, come avevamo intuito nell’ultimissima scena di “Lethe“, è stato riattivato proprio dalla sua sorellona. A conferma di ciò arriva un toccante dialogo trai due colleghi circa i propri figli artificiali, un dialogo che ha tutta l’intenzione di far capire a Finch che la sua creatura non è una maledizione, ma un dono prezioso donato all’intera umanità. Il dialogo è un po’ come se provenisse direttamente dalla bocca degli sceneggiatori che parlano direttamente a Finch per mezzo di Claypool: la Machine è uno strumento bellissimo e potentissimo che si sta evolvendo in una maniera ed in un modo che non erano prevedibili, ma questo non è necessariamente un male, anzi è un qualcosa utile a migliorare il mondo in cui stiamo vivendo. Certo, ci possono essere delle perdite lungo il tragitto, perdite pesantissime (Carter) per le file dei “buoni” ma se sono servite per eliminare una parte del male (HR) che infesta il mondo, allora non ci si può considerare sconfitti.
Di tutt’altra teoria però è John Reese che, chiuso in una cella del Colorado, si sta prendendo una “vacanza” lontano da casa che ha tutta l’intenzione di trasformare in un addio nonostante la ramanzina del buon Fusco. La perdita di Josh lo ha toccato più che profondamente, lo ha devastato distruggendolo non solo sentimentalmente ma anche spiritualmente. Quando venne “salvato” da Finch, Reese era un uomo perso che non sapeva cosa fare nella e della propria vita, ora si trova nella stessa identica situazione, senza più uno scopo, senza più la voglia di vivere e di lottare per qualcosa perchè, il motivo per cui combatteva e che lo faceva alzare ogni mattina, gli ha fatto perdere una delle due persone più care al mondo. Questo ovviamente ha suscitato ben più che una domanda, ha minato le basi in cui aveva radicato le sue certezze lavorative creando così una voragine attualmente incolmabile. Per sua stessa ammissione è stata una colpa sua che ha ciecamente obbedito alle indicazioni di una macchina senziente che però, solo ora, comprende che dà un’importanza alle persone differente dalla sua e da quella di Finch. Nella sua idea, e nella nostra, la Carter non poteva prescindere dal gruppo operativo della Machine, tuttavia per quest’ultima era sacrificabile, così come è sacrificabile Reese, e lui questo l’ha capito forte e chiaro.
Tuttavia Fusco non ha fatto 2860 km per nulla, infatti è riuscito a portarsi dietro nel viaggio di ritorno il suo compagno di cella per fiondarsi a salvare la pelle di Finch, Shaw e Claypool. E proprio qui sta la pecca principale della puntata. Da bravo italiano medio non ho molto chiare le distanze che intercorrono negli Stati Uniti, quindi se uno mi dice che Denver non dista molto da New York gli credo sulla parola, e questa è una buona cosa quando si guardano serie televisive in cui si viaggia spesso da uno stato ad un altro perchè così non sto li a chiedermi se il tutto sia effettivamente realizzabile nelle tempistiche mostrate. Qui invece devo essere pignolo per ben due motivi: il primo è che ho già dovuto schiacciare il pulsante “continua a guardare e non fare domande” nel mio cervello nell’istante in cui Root è apparsa per fare il libera tutti ad inizio episodio, il secondo, e forse più importante, è che Person Of Interest non mi ha mai messo nella posizione di dubitare sull’effettiva realizzabilità di una scena. Ergo mi faccio due conti e scopro che Denver-NY distano “solo” 26 ore filate in macchina, 5 ore e qualcosa in aereo. Ergo mi domando come sia possibile che senza teletrasporto Reese e Fusco siano riusciti ad arrivare e rintracciare i loro amici in così poco tempo e senza dare nell’occhio di Vigilance e di Hersh. Questa è ovviamente una mia pignoleria su cui magari avrei potuto sorvolare nel caso non fosse arrivato il primo salvagente dall’alto chiamato Root, cosa che ci può anche stare in un telefilm, ma non in Person Of Interest, e sicuramente non ben due salvagenti in una sola puntata. Ok chiudere un occhio, ma due no.
Dulcis in fundo non si può evitare il discorso Samantha Groves Root, un big bad che sta diventando sempre più un antieroina e quindi per noi sempre più difficile da non amare. Lei stessa si definisce una “freelancer” e mai termine fu più adatto per descrivere il suo personaggio che si sta tramutando sempre di nel vero jolly di Finch e compagni. Alla fine dei giochi è lei che salva Finch e Shaw da morte certa ed è sempre lei che si occuperà del recupero (sicuramente non facile) di Samaritan, ora nelle mani del capo di Decima Technologies. E che piaccia o no, finchè gli interessi suoi e di Finch coincideranno, i nostri dovranno imparare a collaborare con lei. Ma a noi la cosa piace, quindi che problema c’è?

PRO:

  • Root sacrifica un orecchio per perpetrare la causa della Machine: solo stima per lei
  • Dialogo Finch-Claypool
  • “It’s hammertime”
  • La Machine che regala un video commemorativo, infondo anche lei ha un cuore
CONTRO:
  • Salvataggio di Root e di Fusco/Reese troppo telecomandati per risultare credibili

 

Per quanto Person Of Interest sia sempre un telefilm una spanna sopra tutti gli altri, è doveroso rendersi conto che qui ha scazzato giusto quel paio di volte, prima con Root e poi con Fusco/Reese, necessarie a fargli perdere qualche punto. Puntata sempre eccezionale ma qualche difettuccio c’è e non si può far finta di niente.

 

Lethe 3×11 12.4 milioni – 1.9 rating
Aletheia 3×12 12.1 milioni – 2.0 rating

 

VOTO EMMY

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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