
Un finale intenso, sospeso e profondamente emotivo che chiude il caso Enzo Tortora con il peso del passato e lo sguardo ancora puntato sul presente.
Enzo Tortora: “Dunque, dove eravamo rimasti?”
Giunge al suo epilogo anche Portobello, prima miniserie italiana targata HBO Max dedicata al caso Enzo Tortora. Una fine più che prevedibile, dal momento che prende spunto da un fatto di cronaca il cui epilogo è piuttosto noto, ma che riesce comunque a tenere incollato lo spettatore fino all’ultimo con un concentrato di suspense per cui, a un certo punto, sorge davvero il dubbio che Tortora possa non essere assolto. Il merito va soprattutto all’impianto narrativo scelto, molto kafkiano, in cui si sente il peso di essere uno contro tutti, dove quel tutti però sono la magistratura e una buona parte dell’opinione pubblica. Ma soprattutto il merito va anche a un Fabrizio Gifuni in stato di grazia, capace ancora una volta di trasformarsi completamente nel personaggio interpretato regalando una performance di altissimo livello.
IL FINALE SPERATO
Se la serie finora ha proceduto in maniera quasi velocizzata, riassumendo in relativamente pochi episodi un periodo che nella realtà è durato circa cinque anni, quest’ultima puntata sembra invece volersi prendere tutto il tempo necessario. D’altra parte è quasi inevitabile. Dopo la scena finale del precedente episodio, che serviva a shockare definitivamente lo spettatore per una condanna che definire ingiusta sarebbe un eufemismo, lo scopo principale dell’introduzione di questo finale è quello di riassestare gli animi mostrando le conseguenze di quel trauma. Si parte dunque molto alla lontana, scomodando addirittura la memoria di Marco Pannella, qui interpretato da un altrettanto camaleontico Tommaso Ragno. Si continua poi con l’introduzione di un ulteriore personaggio, il giudice Michele Morello, vera chiave di volta dell’intero processo. Attraverso le sue indagini e i suoi dubbi si riscrive tutto da zero arrivando, stavolta, all’assoluzione tanto attesa e sperata. Una parte che funziona proprio perché riesce a far percepire il peso della verità che lentamente riaffiora, restituendo dignità a una vicenda che per troppo tempo era sembrata schiacciata da un meccanismo giudiziario impazzito.
RITORNO IN TV… E OLTRE
Dopo tutta questa parte dedicata al processo si arriva poi alla conclusione dell’intera vicenda, che è senza dubbio la parte più interessante dell’episodio, anche se molto prolungata dopo il climax di tensione presentato. Dopo un rapido cambio di scena fra la caduta dallo scalino della cella da parte di Pandico, forse un po’ esageratamente slapstick ma comunque efficace, e la metafora del castello di carte che finalmente crolla, si torna infatti “dove eravamo rimasti”. Il ritorno in scena di Enzo Tortora nella sua trasmissione viene ripreso quasi paro paro rispetto a quello reale, anche perché le fonti non mancano per una ricostruzione efficace, ma viene reso ancora più struggente dall’interpretazione dell’intero cast oltre che dal solito Gifuni. Così come tutta la parte che racconta il dietro le quinte di tale evento e la successiva chiusura delle storyline dei vari personaggi presentati nel corso della miniserie.
UNA CHIUSURA CHE GUARDA ANCHE AL PRESENTE
Quest’ultima porzione del racconto potrebbe sembrare alquanto velocizzata rispetto alla precedente, che copre buona parte dell’episodio. D’altronde è come se Bellocchio e soci avessero voluto tenere la maggior parte dei plot twist proprio per questo finale, compreso il coinvolgimento di personaggi storici tirati fuori quasi all’ultimo, come Vallanzasca, giusto per aggiungere ancora più materiale e suspense. Eppure, nonostante questo, tutto concorre a non far mai cadere il ritmo narrativo della puntata, risultando in un ottimo finale di stagione che, anche nei minuti conclusivi, non risparmia critiche e appunti rivolti anche al presente. Marco Bellocchio con Portobello si conferma dunque un abilissimo intessitore di storie d’attualità e di true crime, mentre HBO dimostra di avere tutte le carte in regola per assestarsi come ulteriore competitor creativo anche in Italia con prodotti di qualità.
Enzo Tortora: “Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche. Una me la consentirete: molta gente ha vissuto con me. Ha sofferto con me. In questi terribili anni. Molta gente ha donato quello che poteva, ad esempio ha pregato per me. E questo io non lo dimenticherò mai. E questo grazie a questa cara, buona gente dovete consentirmi di dirlo. E una cosa aggiungo: io sono qui, e lo so, anche per parlare a nome di quelli che parlare non possono. E sono molti. E sono troppi. Io sono qui e sarò qui anche per loro. Ed ora, incominciamo come facevamo esattamente una volta.”






