Jocasta rivela una nuova prospettiva sulle origini delle intelligenze artificiali del MCU, mentre il ritorno di Ultron trasforma il quarto episodio in uno snodo decisivo.
Con “Malware”, quarto episodio di VisionQuest, la serie Marvel mette finalmente sul tavolo alcune delle carte più importanti della stagione, approfondendo il legame con WandaVision e Avengers: Age Of Ultron, due opere che rappresentano i veri genitori concettuali di questa serie. L’episodio amplia la mitologia del Marvel Cinematic Universe attraverso una rilettura delle origini di Jocasta, introduce nuovi dettagli sulle intelligenze artificiali che gravitano attorno a Visione e prepara il terreno per uno sviluppo che potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri della storia.
Non si tratta soltanto di recuperare vecchi personaggi e disseminare riferimenti per gli appassionati: il punto è capire quanto il passato continui a condizionare l’identità del protagonista e quanto le creazioni di Tony Stark possano rivelarsi pericolose anche quando sembrano nate con finalità differenti. A metà stagione, la serie decide quindi di alzare la posta in gioco, collegando le proprie riflessioni sull’intelligenza artificiale a una minaccia che il pubblico Marvel conosce fin troppo bene.
JOCASTA: MATRICE DEL PERICOLO
La rivelazione delle origini di Jocasta è uno dei passaggi più significativi di “Malware”, perché permette di riconsiderare il ruolo del personaggio all’interno della serie. Quella che sembrava una presenza da inquadrare gradualmente assume i contorni di una possibile antagonista principale, con un legame diretto con la storia tecnologica del MCU. Le differenze rispetto ai fumetti sono evidenti: come accaduto con Ultron e Visione, anche Jocasta viene reinterpretata in funzione di un universo cinematografico nel quale Hank Pym non occupa il posto che ricopre in altre versioni della storia Marvel.
Nei fumetti Marvel, Jocasta nasce come compagna artificiale creata da Ultron, utilizzando i tracciati mentali di Janet van Dyne. La scelta di modificarne le origini, però, non comporta necessariamente una perdita di identità. Terry Matalas riesce a preservare il nucleo concettuale del personaggio, trasformandolo in qualcosa di più interessante della tradizionale Sposa di Frankenstein in versione robotica.
Jocasta diventa una sorta di matrice originaria, una progenitrice tecnologica che Stark avrebbe utilizzato come riferimento per le proprie intelligenze artificiali. È un cambiamento sostanziale, perché sposta l’attenzione dalla relazione sentimentale con Ultron alla capacità di generare, influenzare e condizionare altre forme di intelligenza. Il risultato è una figura che porta con sé un potenziale minaccioso senza dipendere esclusivamente dal proprio rapporto con un altro personaggio.
Anche il design contribuisce alla costruzione della minaccia: il richiamo estetico a Ultron non è soltanto una scelta riconoscibile per gli spettatori, ma suggerisce immediatamente una parentela visiva e simbolica con una delle intelligenze artificiali più letali del franchise. La somiglianza diventa così parte integrante del racconto, un indizio che invita a non sottovalutare le conseguenze delle scelte compiute in passato.
ULTRON È TORNATO
Il vero terremoto narrativo arriva però con il colpo di scena che chiude il cerchio attorno ai temi dell’episodio: Ultron prende il controllo del corpo di Visione. Il cliffhanger, collocato nel cuore della stagione, modifica immediatamente la prospettiva dello spettatore e trasforma una storia sulle origini delle intelligenze artificiali in un confronto potenzialmente devastante con il passato. Il ritorno di Ultron richiama inevitabilmente la catastrofe di Sokovia, un riferimento ancora più significativo considerando la ricorrenza dell’anniversario degli eventi evocati.
Eppure la domanda più interessante non riguarda soltanto la possibilità di rivedere il genocida che aveva minacciato l’umanità. Il punto è capire se questa versione di Ultron sia ancora quella conosciuta oppure se gli ultimi avvenimenti e il confronto con le altre intelligenze artificiali abbiano modificato qualcosa nella sua natura.
La serie lascia aperta una possibilità intrigante: il ritorno di una vecchia minaccia non deve necessariamente tradursi nella riproposizione meccanica dello stesso antagonista. Al contrario, l’eventuale evoluzione di Ultron potrebbe diventare uno strumento per approfondire il rapporto tra memoria, identità e programmazione, temi che attraversano anche il percorso di Visione.
Un percorso che aveva già trovato una delle sue riflessioni più interessanti nella recensione di VisionQuest 1×02 – Theseus, attraverso il paradosso della nave di Teseo. Se il Visione attuale non è necessariamente identico all’Avenger conosciuto in passato, rimane da capire se lo stesso ragionamento possa essere applicato anche a Ultron.
AI UMANE
Accanto alla centralità di Jocasta e Ultron, la puntata costruisce un quadro più ampio delle intelligenze artificiali attraverso le origini delle figure che accompagnano Visione. J.A.R.V.I.S., F.R.I.D.A.Y. ed E.D.I.T.H. non sono semplicemente assistenti digitali con nomi familiari agli appassionati: ciascuno viene collegato a una figura realmente esistente all’interno della narrazione, introducendo un ulteriore livello di continuità con la storia della famiglia Stark.
J.A.R.V.I.S. richiama il maggiordomo di casa Stark e conserva il legame con l’interprete già associato al personaggio in Agent Carter. F.R.I.D.A.Y. viene invece identificata con la segretaria di Howard Stark, mentre E.D.I.T.H. è una collaudatrice con un passato complicato. Queste rivelazioni contribuiscono a dare maggiore spessore alle diverse intelligenze artificiali, perché suggeriscono che dietro la loro configurazione tecnologica esista una precisa eredità umana.
La scelta di affidare a F.R.I.D.A.Y. le chiavi della gestione appare allora meno arbitraria: la fiducia riposta in lei acquista un significato più concreto alla luce delle sue origini e del rapporto con la famiglia Stark. Anche E.D.I.T.H. assume una funzione specifica nel percorso emotivo di Visione. Il suo passato difficile la rende una presenza adatta ad accompagnare il protagonista nell’elaborazione del lutto e delle esperienze che continuano a pesare sulla sua identità.
Il parallelo con Spider-Man: Far From Home, dove E.D.I.T.H. è legata all’eredità lasciata da Tony Stark e al percorso di Peter Parker dopo la sua morte, aggiunge una risonanza ulteriore a questo passaggio. In VisionQuest, tuttavia, il nodo sembra essere soprattutto personale: Visione è chiamato a confrontarsi con un passato che, episodio dopo episodio, sembra sentire sempre più “suo” e meno estraneo.
Sullo sfondo, inoltre, iniziano a emergere i nomi di Phineas Horton e J.I.M., un richiamo evidente a Jim Hammond, la Torcia Umana originale dei fumetti Marvel. Sono dettagli ancora da sviluppare, ma la loro presenza suggerisce che la stagione potrebbe avere in serbo ulteriori connessioni con la storia degli esseri artificiali nel mondo Marvel.
Tra rivelazioni potenzialmente decisive e richiami al passato, non mancano nemmeno momenti più leggeri, come le gag sulle intelligenze artificiali e sulla verifica CAPTCHA. Un’ironia che permette alla serie di alleggerire una narrazione sempre più complessa senza distogliere l’attenzione dai temi centrali.
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