Wonder Man 1×07 – Kathy FriedmanTEMPO DI LETTURA 4 min

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Wonder Man 1x07 recensioneIl settimo episodio di Wonder Man, penultimo della miniserie, è uno dei più interessanti e riusciti proprio perché abbandona qualsiasi velleità supereroistica classica per concentrarsi interamente sui personaggi. È una puntata che lavora di sottrazione, senza scontri spettacolari o villain, ma che riesce comunque a essere tesa, dolorosa e necessaria. Ed è anche l’episodio che più chiaramente mette Simon Williams di fronte a sé stesso, alle proprie fragilità e soprattutto ai propri difetti.

UN SIMON CAMBIATO, FORSE TROPPO


Come già accaduto in altri episodi, Wonder Man continua a essere volutamente priva di connotati temporali precisi. Non è chiaro quanto tempo sia passato rispetto alla puntata precedente, ma il fatto che siano iniziate le riprese del remake di Wonder Man firmato da Van Kovak suggerisce un salto temporale di almeno qualche mese. Questo dettaglio è importante perché nei primi minuti dell’episodio Simon appare visibilmente diverso. Più sicuro di sé, più compiaciuto, più distante. Non è solo una questione di successo professionale, ma di un ego che comincia a gonfiarsi.
Simon ora frequenta cene con produttori, agenti e potenziali futuri collaboratori, parla di nuovi progetti e si muove con l’atteggiamento tipico di chi sente di essere finalmente “arrivato”. È il suo primo vero ruolo da protagonista e, paradossalmente, viene già dato per scontato come un successo. Il nome di Van Kovak basta a garantire credibilità e Simon sembra interiorizzare questa certezza in modo fin troppo naturale. Il problema è che questa sicurezza si trasforma rapidamente in altezzosità, un tratto che la serie aveva già suggerito in passato e che qui emerge in modo netto.

NARCISISMO E LEZIONI MAI IMPARATE


Questo lato di Simon viene messo brutalmente a nudo durante l’incontro con la sua ex compagna, la stessa che lo aveva lasciato proprio perché troppo concentrato su sé stesso. L’incontro ha il sapore di una resa dei conti, ma Simon non sembra affatto pronto a mettersi in discussione. Non le fa domande, non mostra interesse per la sua vita, non prova nemmeno a fingere un ascolto empatico. Tutto ruota attorno al film, al ruolo, al successo. È una scena piccola, ma estremamente eloquente, che dimostra come Simon non abbia imparato nulla dai suoi errori passati.
Lo stesso atteggiamento riaffiora sul set, dove il protagonista torna a mettere in discussione la sceneggiatura, proponendo cambiamenti, aggiungendo background al personaggio e questionando scambi di battute. È un comportamento già visto nel pilot e che in passato gli era costato caro, fino alla perdita di un ruolo. La differenza, ora, è che Simon si sente legittimato. È il protagonista, è il volto del film, e questo gli dà la percezione di poter fare qualsiasi cosa. La serie è molto lucida nel mostrare come il successo non abbia corretto i suoi difetti, ma li abbia semplicemente amplificati.

TREVOR COME ARGINE (E VITTIMA)


In questo contesto, Trevor continua a essere l’unico vero argine al narcisismo di Simon. È lui a evitare che il protagonista cada di nuovo nello stesso identico baratro, è lui a smussare gli angoli, a ricordargli implicitamente chi fosse prima. Ma questa dinamica, come in ogni storia che si rispetti, è destinata a rompersi. Il confronto tra i due è inevitabile e l’episodio costruisce questo scontro con grande intelligenza.
Il MacGuffin che porta allo scontro è l’annuncio di un profilo giornalistico su Simon, realizzato da una giornalista famosa che decide di intervistare non solo lui, ma anche le persone che lo circondano. È un espediente narrativo semplice ma efficace, perché costringe Trevor a uscire allo scoperto. Il suo ruolo all’interno del DODC, il Department of Damage Control, viene finalmente messo sul tavolo e percepito da Simon come ciò che è a tutti gli effetti. Un tradimento.

UNO SCONTRO SENZA SUPERPOTERI, MA DEVASTANTE


La reazione di Simon è una delle scene migliori dell’intera miniserie. Non ci sono effetti speciali, non ci sono combattimenti coreografati, ma c’è un’esplosione emotiva potentissima. Rabbia, frustrazione, senso di tradimento e dolore si fondono in una sequenza che vale da sola la visione dell’episodio. È anche il momento in cui lo spettatore intravede finalmente la reale portata delle abilità di Simon, fino ad ora tenute volutamente in ombra, così come le loro origini.
Wonder Man si conferma così una serie supereroistica atipica, priva di villain tradizionali e di scontri spettacolari, ma capace di costruire tensione attraverso i rapporti umani. Lo scontro tra Simon e Trevor non è solo inevitabile, è necessario. Ed è proprio in questa scelta che la serie trova la sua identità più forte.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Analisi efficace del successo e del narcisismo di Simon
  • Confronto finale tra Simon e Trevor emotivamente potentissimo
  • Scena finale che amplia finalmente la percezione dei poteri di Simon
  • Alcuni passaggi temporali lasciati volutamente troppo vaghi
  • Pochissimo spazio agli altri personaggi secondari

 

Un episodio maturo, doloroso e necessario, ma che dimostra come Wonder Man non abbia mai avuto bisogno di supereroi per raccontare una storia davvero interessante.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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