X-Men ’97 2×08 – 2×09 – The Dead Man’s Hand – Survival of the FittestTEMPO DI LETTURA 5 min

X-Men ’97 2×08-2×09 recensione: gli X-Men affrontano Apocalisse nel doppio finale di stagione su Disney+
Recensione Serie TVX-Men ’97 Stagione 2 Episodio 8-9 The Dead Man's Hand - Survival of the Fittest Disney+

Il doppio finale porta a compimento una stagione ambiziosa ma frammentaria, incapace di dare alle sue numerose trame una conclusione davvero soddisfacente.

Il problema principale dei due episodi finali è in realtà anche il problema che accompagna l’intera seconda stagione di X-Men ’97: la sensazione che dietro alla storia ci siano troppe idee, non sempre capaci di trovare una forma coerente. Mentre la prima stagione aveva una costruzione molto più compatta e che dava l’impressione di sapere con precisione dove volesse arrivare, questa seconda stagione – invece – procede per accumulo, mettendo sul tavolo numerose storyline e lasciando spesso l’impressione che alcune siano state sviluppate più per necessità produttiva che per una reale esigenza narrativa.

TROPPE ANIME


Il cuore della stagione parrebbe essere Apocalisse. La sua presenza si collega naturalmente agli eventi del finale di stagione precedente e alla questione delle diverse linee temporali, offrendo anche l’opportunità di approfondire un personaggio che, per peso e importanza nel mondo degli X-Men, avrebbe potuto diventare quasi il protagonista della stagione. Gli elementi per farlo ci sono: motivazioni, origini e rapporto con la storia dei mutanti vengono almeno parzialmente affrontati. Il problema è che tutto rimane a metà.
Accanto ad Apocalisse si sviluppano infatti troppe altre direzioni: la X-Corp e lo scontro con X-Factor, Xavier alle prese con Val Cooper al posto del precedente conflitto con Magneto, le vicende di Wolverine per riconquistare il suo adamantio, Rogue e Gambit, Polaris e Bishop, fino a Nightcrawler. È una quantità di materiale che una stagione più lunga o meglio calibrata avrebbe forse potuto sostenere. Qui, invece, le diverse linee narrative finiscono per sottrarsi spazio a vicenda.
Il risultato è una stagione che assume progressivamente l’aspetto di un “Frankenstein produttivo”, costruito mettendo insieme idee e piani differenti. E proprio alla luce delle vicende produttive che hanno accompagnato la serie, con l’allontanamento dello showrunner Beau DeMayo in concomitanza con l’uscita della prima stagione, questa sensazione diventa difficile da ignorare.

UN FINALE MONCO


Questo finale rende evidente soprattutto un problema di ritmo. La stagione sembra avere bisogno di un episodio in più per completare davvero il proprio percorso, e il fatto che siano nove gli episodi invece dei canonici dieci (come per la prima stagione) si avverte nella maniera in cui molte delle sue linee narrative arrivano alla conclusione.
Difatti, non c’è un vero spazio per l’epilogo. La storia arriva alla sua risoluzione e, proprio quando i personaggi dovrebbero poter raccogliere le conseguenze di quanto accaduto, la stagione si ferma. Non è soltanto una questione di quantità: è la costruzione stessa dei personaggi a sembrare incompleta, come se alcuni archi narrativi non avessero avuto il tempo necessario per raggiungere un punto d’arrivo naturale.
Il caso più evidente è quello di Nightcrawler. Il suo sacrificio dovrebbe avere un forte peso emotivo, ma la stagione non costruisce abbastanza il percorso che conduce a quel momento. Il rapporto con la sorella rappresenta la giustificazione narrativa dell’atto, ma è un rapporto che non ha ricevuto uno sviluppo sufficiente per sostenere fino in fondo il peso della scena. Il sacrificio finisce così per apparire più funzionale alla necessità di arrivare a un momento drammatico che realmente preparato dalla storia.
È una scelta che produce anche un effetto collaterale particolarmente problematico: finisce per sprecare Nightcrawler e, allo stesso tempo, indebolisce retroattivamente uno dei momenti più importanti della stagione precedente, l’addio a Gambit. Là il sacrificio aveva una costruzione e un peso emotivo che derivavano dal percorso compiuto dal personaggio; qui il confronto è inevitabile e impietoso.

STAGIONE INCOMPIUTA


C’è poi un’assenza che pesa più delle altre: Tempesta viene sostanzialmente dimenticata. È un altro segnale della difficoltà della stagione nel distribuire correttamente il proprio spazio. Quando una serie mette in campo così tanti personaggi e così tante linee narrative, ogni scelta diventa anche una rinuncia, e X-Men ’97 finisce proprio per sacrificare alcuni dei suoi elementi più importanti per riuscire a tenere insieme il resto.
Non tutto, però, è da buttare. Il comparto visivo rimane eccezionale e l’animazione continua a essere uno dei punti di forza dello show. Ma proprio qui emerge un problema interessante: nel panorama dell’animazione contemporanea, un livello tecnico elevato non è più necessariamente un elemento sufficiente a distinguere un prodotto. Un’animazione mediocre può compromettere immediatamente la percezione di una serie, mentre un’animazione eccellente è sempre più vicina a uno standard qualitativo atteso. Per questo motivo, il valore tecnico di X-Men ’97 non riesce più, da solo, a compensare le debolezze della scrittura.
Ed è forse questo il dato più significativo del doppio finale. Un giudizio appena sufficiente non sarebbe particolarmente severo per una serie qualsiasi. Lo diventa quando si parla di X-Men ’97, una serie che la prima stagione aveva portato immediatamente a un livello di aspettative molto alto. Il problema della seconda stagione, quindi, non è soltanto quello di avere qualche storyline meno riuscita. È che il confronto con ciò che lo show era riuscita a essere rende evidente quanto questa nuova stagione sia rimasta incompleta, frammentaria e, soprattutto, meno solida nella costruzione del proprio percorso.

THUMBS UP 👍

  • Livello tecnico di animazione di alto livello

THUMBS DOWN 👎

  • Tempesta totalmente dimenticata
  • Sacrificio di Nightcrawler vuoto e che svuota anche quello di Gambit
  • Troppe linee narrative che non si amalgamano in maniera coerente
  • Epilogo mancante e stagione che termina di punto in bianco
  • Pericoloso passo indietro rispetto alla precedente stagione
Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

X-Men ’97 resta una serie di livello, ma questa seconda stagione non riesce a replicare la solidità della prima. Troppe trame, personaggi sacrificati e un finale affrettato la lasciano incompleta.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Salvatore Cesarano

Salvatore Cesarano scrive su Recenserie di cinema e serie TV, portando nei suoi pezzi uno sguardo da appassionato di immagini, racconto e cultura pop. Tra critica, immaginario nerd e amore per il cinema, affronta ogni recensione con entusiasmo e forte personalità.

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