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Supernatural 11×16 – 11×17 – Safe House – Red MeatTEMPO DI LETTURA 3 min

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Non è la prima stagione che capita, anzi è quasi più un uso e costume consolidato nel corso di una decade. Se si dividesse un foglio verticalmente a metà scrivendo a sinistra un resoconto di tutti gli episodi in cui la trama è effettivamente stata portata avanti e a destra si elencassero tutti i filler, il risultato sarebbe imparziale. La colonna dei filler sforerebbe tranquillamente il 50%+1 dei 235 episodi andati in onda fino ad ora che, pallottoliere calcolatrice alla mano, sono 118. Lo diciamo ben consci del fatto che possa sembrare un grosso difetto (e alla lunga sicuramente lo è diventato) ma anche consapevoli delle potenzialità che derivano dall’uso e abuso del “classico episodio riempitivo”. In fin dei conti se siamo arrivati a recensire il 235° episodio di Supernatural una qualche subdola forma di masochismo intrisa di gioia e diletto dobbiamo averla. E lo stesso vale per voi.
Ciò che ci ha portato tutti fin qua (oltre ad una buona dose di pazienza) è anche la bravura degli sceneggiatori nel costruire episodi interessanti che giocano sulla mitologia di Supernatural senza rovinarla. Ecco quindi che la rievocazione di personaggi storici come Rufus e Bobbi, oppure l’ennesima morte temporanea di uno dei Winchester, diventano importanti chiavi di volta sui cui far ruotare intorno 40 minuti settimanali.

Game’s over, Dean.
No more second chances.
No more extra lives.
Time to say bye-bye to Luigi, Mario.

La morte è un concetto relativo in Supernatural, un concetto “trapassato” in quanto mai completamente permanente e mai completamente superabile. La possibilità di morire c’è sempre e coesiste con la possibilità (leggasi volontà di Jeremy Carver) di riportare in vita nemici e amici all’occorrenza. Ormai si è perso il conto del numero di volte che Sam e Dean hanno parlato con un mietitore o sono deceduti e, anche se questo è un enorme fattore positivo per lo show che ha saputo giocare su questo genere di eventi, si è andati svilendo inesorabilmente il concetto di morte stessa. In tal senso ancora ci si aspetta un ritorno di Cain. Tutto questo annoso preambolo per arrivare a parlare di “Safe House” e “Red Meat” comprendendo il perché siano filler con un retrogusto dolce, quasi mieloso.
In due episodi di fila Dean Winchester muore temporaneamente due volte: è record. Le circostanze di entrambe sono ovviamente ricche di attenuanti ed in puro stile Supernatural e, alla luce di ciò, perdonabili. Lo scopo è infatti quello di mettere in prospettiva il futuro chiarendo come, d’ora in poi e fino a parere contrario di Carver stesso, siano finite le 2° vite. Si apre quindi un’era in cui la morte, dopo la morte della stessa Morte (poche morti…), risulta quindi avverabile e ciò dovrebbe portare ad una maggiore attenzione da parte di tutti (sceneggiatori e character) nelle azioni e soprattutto nelle conseguenze. “Red Meat” è quindi un filler utile per prendere coscienza della nuova realtà in cui i Winchester operano, una realtà in cui dall’altra parte della barricata non ci sono più angeli o entità soprannaturali che regalano 2° vite.
Si può quindi rimanere amareggiati per l’assenza prolungata di Castifer/Lustiel, di Crowley o di Amara? Si, si può e si deve perché la necessità di mandare avanti la trama c’è ma è altrettanto apprezzabile come Supernatural riesca a dimostrare, a sé stesso e al pubblico, di poter sfornare ancora episodi sentiti e intensi come questi due. Filler o meno che siano.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Bobby (plus Rufus)
  • Game’s over, Dean.
    No more second chances.
    No more extra lives.
    Time to say bye-bye to Luigi, Mario.
  • Filler intriganti…
  • … ma pur sempre filler
  • Alcune mancanze nel filo logico della trama ma niente di eclatante

 

Si sguazza nei filler, sì ma che filler. Magari fossero tutti così.

 

Beyond The Mat 11×15 1.85 milioni – 0.7 rating
Safe House 11×16 1.69 milioni – 0.6 rating
Red Meat 11×17 1.45 milioni – 0.6 rating

 

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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