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Vikings 5×14 – The Last MomentTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Oh, the horror! The horror!”

In una scena che sembra omaggiare il capolavoro di Konrad Heart of Darkness (o la sua reinterpretazione coppoliana Apocalypse Now) anche il veggente di Kattegat ci lascia. Il suo ultimo atto terreno è quello di ricordare ad Ivarr che non è un nuovo dio ma solo un omuncolo storpio e anche piuttosto stupido, infinocchiato dalle menzogne di una mogliettina che ha tutto da guadagnare alimentando la megalomania del consorte.
Un altro pezzo del vecchio Vikings se ne va, invocando l’orrore e le tenebre di un futuro che si prospetta tutt’altro che roseo, intanto che la serie di History faticosamente cerca di ingranare, di entrare nel vivo della narrazione. Cerca, ma fallisce, sicché anche “The Last Moment” si rivela l’ennesimo debole episodio di passaggio in cui potrebbe succedere di tutto e non succede nulla. La sola storyline in cui davvero c’è un deciso avanzamento è quella islandese: le ostilità tra le famiglie di Eyvind e di Edge Kjetill raggiungono il punto di non ritorno e la morte di Thorunn è la goccia che fa traboccare il vaso, è la catastrofe che costringe Floki a prendere finalmente in mano la situazione bandendo dall’insediamento il colpevole e la sua intera progenie. L’utopia di una comunità perfetta nella terra degli dei sta fallendo e il messaggio che Hirst sembra volerci trasmettere è che dovunque vadano gli uomini si portano dietro un carico di rancori, di odi e di incomprensioni che farebbero fallire qualsiasi sogno di rinnovamento.
Il problema, ancora una volta, è che questa storyline appare troppo slegata dal resto della trama, troppo isolata, quasi si trattasse di una serie a parte sulla colonizzazione norrena verso ovest: forse un giorno le vicende di Floki si ricollegheranno con quelle dei figli di Ragnar e dei nipoti di Ecbert, forse si sta preparando il terreno per mostrarci l’arrivo dei drakkar in Nord America, forse dobbiamo solo avere fiducia e prima o poi anche il significato di queste beghe da condominio vichingo nell’economia della narrazione ci sarà rivelato, ma come direbbe Aragorn “it is not this day!”.
Giù nel Wessex, invece, sembra che l’unica vera novità sia costituita dalle nuove capigliature di Björn e di Alfred. Nel regno anglosassone ci sono sufficienti tensioni tra il re, i nobili e i norreni da far scoppiare due o tre guerre, eppure per ora nessuna di queste bombe ad orologeria esplode: il regicidio fallisce per inaspettati scrupoli di coscienza di Aethelred, mentre la rivalità tra Björn e Ubbe rimane limitata a qualche frecciatina verbale. Nel mentre Lagertha e Heahmund limonano e si scambiano spassionate confessioni d’amore come se nulla fosse, facendoci rimpiangere i tempi ormai passati in cui lei era una shieldmaiden cazzuta e lui un vescovo-guerriero che trucidava pagani.
Il redivivo Magnus mendica riconoscimenti dalla famiglia di Ragnar e in cambio riceve picche, confermando per l’ennesima volta che tra il nostro compianto eroe vichingo e la regina di Mercia dal nome impronunciabile non c’è mai stato nulla; solo Björn crede alle sue origini, forse perché dopo la conversione di Ubbe ha bisogno che il sangue del suo sangue lo appoggi contro Alfred e il presunto fratellastro, che gli sussurra all’orecchio incitamenti alla rivolta, è l’unico che fa al caso suo. Vedremo se l’attacco di Harald Bellachioma scombussolerà un po’ di carte in tavola e se davvero Björn sarà disposto ad andare contro sua madre e suo fratello schierandosi con il norvegese.
Anche dall’altro lato del mare l’affetto fraterno scarseggia. L’incappucciato dall’identità misteriosa con cui si era chiuso il precedente episodio non è Hvitserk, ma ciò non toglie che i due fratelli rimasti a Kattegat siano ormai ai ferri corti: una situazione tutt’altro che negativa, narrativamente parlando, perché sarebbe ora che Hvitserk smettesse di essere il cagnolino di Ivarr e acquisisse una propria fisionomia come personaggio. Dal canto suo, Ivarr si è ormai trasformato in un cattivo esagerato e macchiettistico, una vera e propria esasperazione dello stereotipo del vichingo sanguinario e violento, un megalomane talmente accecato da se stesso da non rendersi conto che la storia della gravidanza di Freydis puzza non poco; e le poche scene di dolce intimità con quest’ultima non sono sufficienti a mostrare compiutamente il lato più umano del personaggio. Ci stupiamo di quello che stiamo per scrivere, ma quasi quasi rimpiangiamo il vecchio Ivarr storpio, che non era contento se non ricordava in ogni singola scena di essere un povero “cripple” ma almeno aveva un abbozzo di profondità.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Vicende islandesi ad un punto di svolta…
  • Hvitserk potrebbe finalmente uscire dall’ombra di Ivarr
  • See you space cowboy Seer…
  • …ma ancora troppo slegate dalle altre
  • Trama del Wessex che avanza di poco
  • Lagertha ed Heahmund piccioncini inguardabili, qualcuno li sopprima!
  • Ivarr cattivo esagerato, ormai macchiettistico

 

Per il voto finale c’era indecisione tra “Slap” e “Save”, si è deciso di far prevalere quest’ultimo solo perché almeno a questo giro non ci hanno rifilato la liaison tra Björn e la nuova regina di Wessex e perché sembra di essere ad un punto di svolta nelle vicende islandesi. Vikings ha il potenziale per far bene, peccato che per ora lo sfrutti mediocremente.

 

A New God 5×13 1.9 milioni – 0.5 rating
The Last Moment 5×14 1.7 milioni – 0.4 rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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