The Walking Dead 6×08 – Start To FinishTEMPO DI LETTURA 5 min

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The Walking Dead ci saluta, con la minaccia promessa di tornare a Febbraio, offrendoci un quantomeno deludente mid-season finale. Certo, abbiamo avuto la consueta dipartita di metà stagione, un bel po’ di trambusto causato dall’orda di invasori zombie tra le mura di Alexandria, abbiamo persino assistito ad un paio di scontri interni al gruppo, ma la verità è che, in fin dei conti, nulla è cambiato rispetto alla scorsa settimana. Tralasciando la clamorosa prevedibilità della maggior parte degli scenari, un episodio con questo background avrebbe trovato la giusta collocazione in avvio di stagione, piuttosto che prima di una pausa di due mesi e mezzo.
“Start To Finish” è un episodio che mette in evidenza la problematica maggiore dello show, arrivato alla sesta stagione con l’arroganza di chi può permettersi di fare ciò che vuole perché trincerato dietro la sicurezza conferita da un bacino d’utenza pressoché sconfinato. Una problematica riassumibile in maniera tanto laconica quanto esaustiva dal termine “stallo”. Sebbene da una parte questo termine faccia riferimento ad una condizione di staticità in apparenza immutabile, la concezione che meglio si presta a descrivere la condizione in cui riversa il telefilm è un’altra: l’impossibilità di vincere o perdere a prescindere dalle mosse a disposizione. Ogni tentativo di riportare la serie ai suoi antichi fasti viene così ciclicamente spazzato via come polvere nel vento da riproposizioni delle medesime rappresentazioni dell’essere umano e dalle stesse conversazioni di sempre (“What are we really fighting for?“, “Thank you for believing“, “Go. They need you“, “Please take care of him when I’m gone“, “My dad’s gonna figure something out“, “We’re already dead“, e molte altre ancora) vanificando ogni tentativo fatto per migliorare la serie e trovare così nuovi modi per affrontare situazioni simili. Dunque, che si “vinca” o che si “perda”, nel chiaro senso metaforico di uscire dalla paludosa narrazione in cui è piombata oppure sprofondarvici, la serie continuerà la sua marcia senza fine al pari di un morto che cammina. Una marcia che nasconde la sua staticità dietro un’illusione, sapientemente costruita sulla base di un movimento in apparenza lineare, ma in realtà fastidiosamente ridondante.
La tensione costruita attorno alle scene di fuga e la sensazione di essere in trappola, senza possibilità di fuga, rappresenta come sempre l’elemento meglio realizzato all’interno della serie. I problemi emergono in seguito alla divisione dei gruppi. In primis non si può che rimanere delusi dall’inconcludente scontro tra Morgan e Carol, inevitabile dopo quanto visto in “Heads Up“. I due personaggi più fastidiosi della serie, uno per il suo credo (“all life is precious“) insostenibile in una società post-apocalittica, e l’altro per la sua trasformazione da casalinga di Voghera a guerrigliera curda traumatizza-infanti, si rendono così protagonisti di uno scontro che sicuramente avrebbe potuto aspettare – visto il putiferio scatenatosi in strada – e che si riduce al più classico dei conflitti tra speranza e cinismo. Conflitto che si concluderà in pareggio a causa dell’intervento del Wolf che, nonostante una ferita infetta e uno stato di salute non proprio ottimale riuscirà a fare tranquillamente i suoi (porci) comodi, sottolineando ulteriormente l’inutilità di Denise, sopraffatta da un uomo che verosimilmente non dovrebbe reggersi in piedi.
Saltando a piè pari il minutaggio dedicato a Maggie, unicamente funzionale a quel fugace sguardo in lontananza da parte di Glenn, maggiore interesse viene riservato agli altri due gruppi: Eugene, Tara e Rosita da una parte, Rick e il resto della compagnia dall’altra. I primi tre finiscono così per incarnare quella staticità nei dialoghi analizzata poc’anzi, sciorinando inutili considerazioni sulla vita trite e ritrite; i restanti survivors dovranno invece affrontare l’orda di walkers ricorrendo in ultimo all’intramontabile poncho d’interiora, sistema brevettato da Rick, ormai leader di ciò che resta di Alexandria dopo la dipartita di Deanne. Se i deliri ricolmi d’amore tra Tara e Rosita incarnano questa povertà nei dialoghi, il discorso in punto di morte tra Deanne e Michonne, utile solo a proclamare ufficialmente la leadership di Rick, si eleva a inno di questa tendenza ormai conclamata.
Rimangono comunque una manciata di elementi a favore dell’episodio: la schiettezza di Carl nei confronti di Ron (“Your dad was an asshole“), le facce del reverendo alla vista delle budella di zombie, il totale menefreghismo di Rick nei suoi confronti ogniqualvolta il prete si degni di aprir bocca e, naturalmente, la sequenza finale di Deanne ad accompagnare l’uscita di scena di Rick e compari dall’abitazione.
“Start To Finish” è un episodio ingannevole nel suo modo di presentarsi allo spettatore. Analizzare il modo in cui le scelte di Rick hanno portato il gruppo, e Alexandria, all’attuale situazione ha rappresentato in qualche modo la forza motrice di questa prima metà di stagione. Osservare come, per un tragico scherzo del destino, tutto quello che Rick avrebbe voluto evitare ha finito per realizzarsi, sarebbe il giusto modo di approcciarsi per dare valore al lavoro fatto finora. L’impressione, però, è che in questo ottavo episodio si punti solo ed unicamente a sottolineare l’ineluttabilità del sacrificio umano nel corso del processo. Un processo che, immancabilmente, non porta a nulla, se non alla continua ricerca di un posto dove sopravvivere fino alla (inevitabile) tragedia successiva.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le scene di tensione e di fuga dai walkers
  • Your dad was an asshole
  • Le facce del reverendo alla vista delle interiora
  • Il menefreghismo di Rick nei confronti del reverendo e il visibile disprezzo ogni volta che apre bocca
  • Nei primissimi minuti dell’episodio, compaiono dei Minimates raffiguranti alcuni personaggi del fumetto “Invincible”, serie di stampo supereroistico sempre scritta da Robert Kirkman. Contenti che qualcuno se ne sia ricordato
  • La sequenza conclusiva di Deanne
  • Staticità narrativa
  • Ridondanza nei dialoghi
  • Sequenza di Maggie utile solo per lo sguardo di Glenn
  • Deludente confronto Morgan/Carol
  • Inutilità di Denise e intervento del Wolf poco credibile viste le sue condizioni
  • Atmosfera non da mid-season finale 
  • Qualcuno faccia fuori quel bambino inetto
  • Mom, mom

 

Dopo un inizio di stagione che lasciò presagire un ritorno della serie al suo oramai antico splendore, lo show inciampa prima nell’esigenza di allungare il brodo riguardo la presunta morte di Glenn, e poi nell’inutilità degli alexandrini, sfociando in un mid-season finale che incespica più di un walker che tenta di salire una rampa di scale. Speriamo che la primavera porti con sè qualche svolta interessante. O si limiti quantomeno a spazzare via l’odore di stantio che aleggia intorno alla serie.
Nel dubbio, guardatevi la scena post titoli di coda che vi farà assaporare quel tanto che basta per farvi parlare di Negan fino a Febbraio. Chi è Negan? Alcuni lo chiamano anche Jeffrey Dean Morgan.

 

Heads Up 6×07 13.22 milioni – 6.6 rating
Start To Finish 6×08 13.98 milioni – 7.0 rating

 

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3 Comments

  1. bellissima recensione.. sono d'accordo praticamente su tutto..
    dal redivivo Gleen in avanti tutto è andato storto, e qui abbiamo davvero raggiunto l’apice dei dialoghi soporiferi (già sentiti mille volte) e di situazioni no-sense..
    Uomini e donne vestiti da Halloween che passano incolumi in mezzo agli zombie (e la testa ?), la paragonerei alla scena di Gleen che con “agile mossa” scivola sotto un cassonetto salvandosi dagli zombie che (si sa..) la mattina presto se ne vanno .. per fare colazione forse.. boh..
    Wolf si libera e che fa? Minaccia… non uccide/libera nessuno, qualcuno mi dice perché e a cosa serve quindi? O a cosa serve Ron ?? esempi di tante story line avviate che potevano avere sviluppi interessanti invece fungono da contorno senza mai scatenare qualcosa che possa considerarsi “un fatto”.
    io chiuderei lo show con un colpo di coda, ovvero facendoli morire tutti mangiati dagli zombie.. magari al rallenty e con una bella musica epica di sottofondo (va bene anche quella sul giradischi del bimbo inetto..)
    PS: già che ci siamo chiudiamo in bellezza buttandoci dentro anche le 2 famiglie di "Fear The Walking Dead"

  2. Ciao Stefano! E' bello sentire finalmente qualcuno che non difende a spada tratta lo show, approcciandosi invece in maniera oggettiva a quanto messo in scena finora. Inutile dire che mi trovo perfettamente d'accordo con quanto hai scritto, in particolare con la tua originale idea di "happy ending", ma personalmente nutro una piccola, piccolissima speranza che lo show, in futuro, possa quantomeno offrire un intrattenimento dignitoso. Questo non perché sono un fan dello show (quella nave è salpata da tempo), più che altro perché recensire puntate come questa comincia a diventare piuttosto frustrante!

  3. Ciao Fabrizio! Complimenti per le vostre recensioni.. devo confessarti che malgrado tutto, anche io (come i fan) non riesco a fare a meno di seguire questo show.. certo se fosse tutto pessimo (come le ultime vicende.. o come FTWD) probabilmente avrei abbandonato la serie da tempo.. ma comunque resto affezionato ai personaggi, alle storie (alcune..) e agli scenari che a volte sono davvero suggestivi.. di questa puntata ad esempio mi è piaciuto molto l’inizio con le formiche che si dirigono sulla torta (a paragone / parallelo degli Zombie che invadono Alexandria), oppure la musica da camera di sottofondo del giradischi, in rallenty mentre entrano furiosamente in casa .. certo, poi le cose negative sono nettamente superiori.. insomma spero che con l’arrivo di Negan la storia rialzi un po’ la testa/cresta.. un villain serve sempre.. anche perché gli zombi da soli hanno ben poco carisma..

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