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The Walking Dead 11×24 – Rest In PeaceTEMPO DI LETTURA 5 min

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The Walking Dead 11x24 recensioneÈ finita, finalmente. La serie The Walking Dead è finita.
A poco più di 12 anni di distanza dal quel “Days Gone Bye” scritto e diretto da Frank Darabont che aveva shockato il mondo, Angela Kang, fresca di annuncio del nuovo ruolo di showrunner nella prima serie spin-off di Spider-Man, ha l’onere e l’onore di mettere la parola fine a questa serie ma non all’universo di The Walking Dead che, come AMC ci tiene molto a precisare al termine del finale, ora si espande in un non molto voluto The Walking Dead Universe.
Come già analizzato più volte nel podcast Spin-Off, questa sfortunatamente non è la fine del franchise ma è semplicemente una scelta di marketing fatta da AMC a causa del tracollo di ascolti della serie che in quest’ultima stagione ha totalizzato una media di 1,5 milioni a episodio contro, per esempio, gli 11 milioni della 7° stagione. Ecco quindi la necessità di staccare la spina alla serie madre e dividerla in almeno tre serie/miniserie spin-off che si focalizzeranno su Daryl, Negan & Meggie (a quanto pare chiamata The Walking Dead: Dead City) e Rick & Michonne.
Visto l’epocale mole di guano che è stata messa su schermo specialmente nel corso di quest’ultima parte di stagione a causa di sceneggiature estremamente discutibili (era dalla 11×14 che non veniva dato un Save Them All) e attori piuttosto scadenti, l’ultimo franchise rimasto di AMC ha forzato la mano del network via cavo che ora sta semplicemente cercando di salvare il salvabile focalizzando l’attenzione sugli unici character che potrebbero ancora interessare allo spettatore. E no, Carol non c’è ma solamente perché l’attrice non era disposta a trasferirsi per fare le riprese, non perché AMC in realtà avesse capito che è un character detestato.

We got one enemy: we ain’t the walking dead.

SEMBRA GREY’S ANATOMY MA NON È, SERVE A DARE L’ALLEGRIA!


Per come era terminata la penultima puntata, le aspettative non è che fossero poi molte ed è una cosa legittima (oltre che molto utile) visto che il risultato non è stato improvvisamente migliore del resto della stagione. Un miglioramento c’è stato ma è più frutto di un obiettivo già delineato e quindi difficile da mancare piuttosto che di una sceneggiatura priva di buchi narrativi o elementi nonsense perché, ovviamente, quelli non sono mancati ma almeno non hanno oscurato tutto il resto come in precedenza.
Il titolo di questo paragrafo è volutamente ironico ma non si discosta molto dalla realtà di quanto visto nei primi minuti di questo series finale quando un Daryl con un occhio nero (maturato improvvisamente per colpa di uno stoormtrooper qualsiasi) e tutti gli altri membri della gang vanno in giro per l’ospedale per una mezzoretta con Judith che nel frattempo riceve una trasfusione di sangue miracolosa. Il tutto mentre uno zombie intelligente spacca il vetro con una pietra e due personaggi di cui non interessa a nessuno vengono mangiati vivi mentre tutti gli altri riescono a fuggire miracolosamente.

FINALE STUCCHEVOLE MA IN LINEA COL FUMETTO


Nel potpourri generale, Angela Kang conferma il disinteresse della stanza degli sceneggiatori nel rendere la storia il più realistica possibile e quindi l’unica morte eccellente è quella estremamente forzata di Rosita che non viene aiutata da nessuno a salire sulla tubatura quando avrebbe dovuto essere la prima per importanza visto che aveva la bambina con sé. Invece Angela Kang sceglie di sacrificarla rispetto a Padre Maronno Gabriel o Eugene che, oltre a non provare minimamente alcun senso di colpa, non fanno nemmeno un gesto per provare a darle una mano. Sparare agli zombie dalla finestra o farla andare per prima sarebbero stati dei gesti più umani e realistici, invece Gabriel sembra completamente disinteressato del fatto che sua figlia stia per essere mangiata viva, confermandosi un ottimo esempio di altruismo cristiano. Mai una gioia.
Nel fumetto le cose sono andate in un altro modo, Rick per esempio era ancora parte integrante della storia ma il finale alla “e vissero tutti felici e contenti” con tanto di time-skip nel futuro (1 anno qui, 10 anni nel fumetto) c’è e ha lo stesso scopo di porre fine alla tormentata serie di drammi dei personaggi rimasti in vita. Cosa che qui non può essere replicata con lo stesso salto temporale per non spoilerare qualsiasi cosa sia prevista nei tre spin-off già annunciati.
In tutto ciò, l’unico vero momento degno di essere visto è il faccia a faccia tra Maggie e Negan che sorprende sia per profondità, sia per realismo (già, questo è l’unico esempio riscontrato) e verrà ricordato per la schiettezza con cui, giustamente, Maggie conferma quanto ampiamente risaputo da chiunque, ovvero “I can’t forgive you, even though I’m so grateful that you saved my son, even though I know that you’re trying“. Il che non bloccherà i due dal continuare ad esplorare questa relazione nel nuovo spin-off ambientato a Manhattan, ovviamente.

Come on, Rick. It’s like he told you, there’s no escape for the living.

IL DOVEROSO RITORNO DI RICK PER DESTARE INTERESSE


Tra una Michonne che corre a cavallo verso un’orda di zombie (makes sense) ed un Rick Grimes che fronteggia nuovamente un elicottero (ormai migliori amici), l’ultimo tassello rimasto ad Angela Kang per presentare l’ultimo, nonché più atteso, spin-off è quello di concedere un paio di minuti piuttosto caotici a Rick e Michonne.
Inutile dire che questo sia il momento più interessante del series finale, non a caso inerente due personaggi che non fanno più parte dello show originale visto che gli attori hanno deciso di tagliare la corda prima di essere accostati allo schifo che è diventato. In tal senso, questa miniserie di sei episodi rappresenta l’unica degna di nota e degna di essere vista, se non altro per poter mettere ufficialmente un punto sulla storyline del vero protagonista di questo show e poi un altro sul franchise. Apprezzabile il cameo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Greg Nicotero alla regia si vede nell’attenzione al dettaglio degli zombie
  • Il ritorno di Rick e Michonne, doveroso, fan service ma anche non disprezzabile
  • Confronto Maggie-Negan
  • Continuo irrealismo
  • Daryl con un occhio nero fatto da una guardia a caso perde improvvisamente la sua invulnerabilità
  • La morte di Rosita è imbarazzante sia per come è arrivata, sia specialmente visto come Eugene e Padre Gabriel invece riescano a salvarsi e quanto siano colpevoli dell’accaduto
  • Il pranzo in compagnia bevendo vino come se non fosse accaduto niente

 

In uno strano mix di liberazione di un peso sullo stomaco e di felicità, non viene comunque concesso un Save Them All all’episodio. Finale che chiude per sempre un ciclo ma ne apre anche un altro a cui, però, gran parte degli spettatori non prenderanno parte pur essendo stati ufficialmente invitati.
Enough is enough: è finita.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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