Luther 4×02 – Episode TwoTEMPO DI LETTURA 4 min

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The force is strong in this one.

Lasciato in balia dei propri rimorsi interiori nello scorso episodio, lo ritroviamo alle prese con gli stessi, riuscendo nel corso dell’episodio a porre rimedio solo ad alcuni di essi lasciando intatta la ferita forse più importante e fondamentale per lo spettatore.
Il caso di questa stagione (il giovane Hannibal Lecter in erba) viene liquidato forse con troppa semplicità venendo tralasciato in maniera eccessiva sotto determinati punti di vista, tuttavia la puntata è lungi dall’essere noiosa o pesante vista la mole di interrogativi che smuove via via che si procede. Inoltre vengono concesse moltissime risposte allo spettatore che però avrebbe fatto volentieri a meno in cambio di un solo volto che attendeva più di tutto il resto: quello di Alice Morgan. Così non è e l’episodio si conclude con una tremenda spada di Damocle che penzola sopra le teste dei fan della serie: è ancora viva, sperduta da qualche parte, oppure è morta off-screen e non sarà mai concesso di poter riabbracciare (televisivamente parlando) il personaggio?
Luther si muove nella quasi totalità dell’ora dell’episodio in tre diverse (ma pur sempre correlate tra loro) storyline: la prima è ovviamente quella riguardante il cannibale che si ritiene affetto dalla sindrome di Cotard (sindrome che nel panorama televisivo è già stata presa in considerazione, si pensi a Georgia Madchen apparsa in Hannibal che era affetta propria da suddetta patologia); la seconda vede Luther doversi confrontare con George che nello scorso episodio Luther aveva preso in ostaggio e tenuto prigioniero perché coinvolto nell’omicidio-scomparsa di Alice; l’ultima porzione riguarda invece il misterioso nuovo personaggio che si era intravisto ad inizio dello scorso episodio (poi ricomparso per il colpo di scena finale) e che sostiene d’aver ricevuto un messaggio da Alice che risulterebbe quindi in vita. A livello di trama orizzontale sicuramente è quest’ultima storyline quella che interessa di più allo spettatore, anche se appare chiaro l’intento di Neil Cross nel momento in cui l’identità della misteriosa giovane donna viene rivelata: mancando una figura femminile forte (e psicopatica) come Alice, si è pensato bene di rimediare sostituendola (solo momentaneamente o in maniera duratura, in attesa di un ipotetico scontro tra le due) con questo nuovo character. L’idea è giusta ed ha in sé delle forti giustificazioni, dettate anche dal fatto che i due personaggi portanti del brand Luther sono Alice e John stesso. Venendo meno uno dei due, occorre trovare un rimedio di cui la serie stessa possa beneficiare.
Come detto ad inizio recensione, la risoluzione del caso è stata trattata in maniera fin troppo superficiale e non approfondita in maniera esaustiva come è avvenuto solitamente in passato con gli altri casi trattati, ciò è conseguenza del fatto che la stagione era strutturata su due soli episodi che per quanto potessero essere lunghi, hanno dovuto racchiudere molti temi ed argomenti. Era quindi fisiologico che alcuni di essi venissero sacrificati per dare maggiore spazio ad altri. John è il fulcro a cui tutta la serie gira attorno, ovviamente, ma sembra non poter riuscire a destreggiarsi senza una spalla (interpretata egregiamente da Rose Leslie) ed una controparte antieroistica (interpretata da Laura Haddock). Un personaggio a sé stante ma che vive e progredisce nella storia grazia alla sua interconnessione con queste due figure.
La serie lascia in sospeso la domanda più importante, quella riguardo lo stato di salute di Alice Morgan. Ciò potrebbe essere fatto in vista o di una successiva stagione oppure di un film autoconclusivo con cui chiudere in maniera forse definitiva le vicende riguardanti John Luther.
Le riprese hanno visto (come si era fatto notare nella recensione R.I.P.) il completo abbandono delle scene a primissimo piano decentrato che tanto avevano caratterizzato le prime due stagioni. La serie, da questo punto di vista, si è americanizzata ma tutto ciò non è assolutamente da intendere come un qualcosa di negativo vista la qualità espressa in ogni singola puntata da Idris Elba e dal resto dei personaggi.
Terry O’Quinn, prima della messa in onda della sesta ed ultima stagione di Lost, in una intervista dichiarò: “Chiudi il libro e non vuoi che il libro finisca. Ma lo chiudi ed esclami: ‘Dio, era fantastico’”. Questa è esattamente la situazione in cui ci si ritrova dopo questi due episodi di Luther che non sono un semplice antipasto bensì un pasto completo. Purtroppo però di qualità non si è mai sazi.

Luther: “Megan…are you scared of me?”
Megan: “Clearly not.”
Luther: “Well, you should be. Because I’m coming for you.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nuova spalla e nuova antagonista per Luther
  • Ripresa di vecchie frasi dalle passate stagioni e anche di film molto più conosciuti (Star Wars nello specifico)
  • L’utilizzo pressoché perfetto dell’ora a disposizione
  • Alice Morgan?
  • Tutto molto bello, ma tutto già finito
  • Caso risolto molto frettolosamente
  • Alice Morgan?

 

“No! Try not. Do… or do not. There is no try.”
Come insegna il maestro Yoda, questo dovrebbe essere il mantra dei produttori televisivi. Non esiste un provare quando si parla di materiale che andrà in tv. Si necessità di più qualità, rispetto agli odierni standard. Anche se ciò dovesse costare in quantità, sarebbe tutto di guadagnato.

 

Episode One 4×01 ND milioni – ND rating
Episodio Two 4×02 ND milioni – ND rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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