Narcos 2×07 – Deutschland 93TEMPO DI LETTURA 4 min

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Un certo Sebastián Marroquín, in un lungo e dettagliato post su Facebook rilasciato dopo la visione di questa 2° stagione di Narcos, si è esposto in prima persona per elencare tutto ciò che è stato riportato di errato e/o poco veritiero nella serie. Come già si diceva in “The Good, The Bad, And The Dead“, Narcos ha l’arduo compito di rimanere in equilibrio tra la veridicità storica e il bisogno di intrattenimento, un bilanciamento che, a volte, viene meno proprio per la natura stessa della serie. Non c’è quindi da sorprendersi se nel post di Sebastián Marroquín si riscontreranno delle forti incongruenze, soprattutto se si legge il precedente nome con cui Marroquín era stato registrato all’anagrafe nel 1977: Juan Pablo Escobar.
In fin dei conti se a confutare quanto rappresentato in Narcos è qualcuno che effettivamente ha vissuto in prima persona (la maggior parte di) quegli eventi, un po’ di credibilità bisogna concederla. Si veda per esempio l’importanza data alla madre di Escobar in questa stagione più per il necessario dualismo con Tata che per un effettiva valenza sul piano storico, un’importanza comunque che è resa tale anche da quanto accaduto nella scorsa “Los Pepes” visto che, a causa sua, Pablo e famiglia sono stati scoperti e attaccati nella loro domus aurea. La presenza “ingombrante” di Mamma Escobar è riscontrabile anche dalla sua “aggiunta” al viaggio in Germania, viaggio a cui, in realtà non ha mai partecipato. Il 27 Novembre 1993 il Sun Journal riportava il respingimento a Francoforte di 4 membri della famiglia Escobar: moglie (Tata), figlio (Juan), figlia (Manuela) e una giovane ragazza di 21 anni che era stata etichettata come “fidanzata di Juan”, che all’epoca aveva 16 anni (tanto di cappello). Insomma appare sempre più chiaro che gli eventi realmente accaduti siano piegati in funzione della trama e non viceversa.

I’m sorry to inform you, your entry into Germany has been denied.

“Deutschland 93” profuma di fine. La fine di un’era, la fine di un uomo, la fine di El Patrón. Per tutta la durata dell’episodio si percepisce che qualcosa sta cambiando, non per via di un evento specifico ma per l’insieme di tanti (piccoli o grandi) fatti che sommati tra loro creano uno tsunami che Pablo non può che rimanere semplicemente a guardare. Il peso specifico di Escobar sta calando costantemente, la paura che prima incuteva a chiunque ora la prova in prima persona, le mosse a disposizione del Re nella scacchiera sono sempre meno a causa dell’avanzare su due fronti delle pedine dell’avversario. Governo, Los Pepes, Cartello di Cali: il numero di giocatori coalizzati contro di lui è ormai diventato praticamente ingestibile.
La bravura di Pablo negli anni è sempre stata quella di crearsi uno o più “back-up plan” nel caso le cose andassero male, lo si è visto a La Catedral, così come con la “questione Carrillo” o anche semplicemente scappando da casa sua tramite dei tunnel costruiti ad hoc per l’evenienza. La fuga, almeno della famiglia, in un paese estero era una scelta ovviamente contemplata e anche già utilizzata in passato, tuttavia tempi, modi e situazioni non si ripetono mai e, questa volta, nemmeno il cognome Escobar incute più il timore reverenziale di un tempo. Pablo, ormai messo all’angolo, gioca le uniche bombe carte che gli sono rimaste più il jolly della telefonata a De Grieff, l’unico che, proprio per la sua filosofia di pensiero opposta a quella del governo, poteva agire controcorrente. E l’aiuto che andava reclamando in qualche modo arriva all’aeroporto.

It’s all right, we’re with the national police. Come with us.
The attorney general asked us to put you under protective custody. 
Don’t worry. Everything will be all right.
Come with us. You’ll be safe.
Let’s go.

La fine di “Deutschland 93” cambia nuovamente le regole del gioco tramite un effetto “azione-reazione” che, probabilmente per l’ultima volta, ricorda al mondo ciò che Escobar è in grado di fare. La “cattura” della famiglia all’aeroporto per Pablo equivale ad un attacco da parte dei Los Pepes alla sua casa, un fatto che non può essere né sopportato, né contemplato, né soprattutto lasciato impunito. Si può però già leggere l’errore di fondo insito nell’attentato: non è il Governo la vittima ma il popolo. Facendo un paragone scomodo e fuori luogo, si può commisurare quest’azione con quella dei separatisti baschi dell’ETA quando smisero di attaccare simboli del Governo di Madrid andando a colpire lo stesso popolo che li sosteneva. La situazione è molto simile, non identica, ma il concetto alla base è lo stesso: la fine di Pablo Emilio Escobar Gaviria è arrivata.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Crollo di un mito
  • Dinamiche dei fatti
  • Effetto “azione-reazione”
  • Murphy non sente il jet-lag
  • Interpretazione di tutti gli attori principali
  • Morte di Duque
  • Alcune situazioni fin troppo romanzate
Lufthansa e Benetton ringraziano ma non ringraziano per la pubblicità. Noi ringraziamo semplicemente per tutto.
Los Pepes 2×06 ND milioni – ND rating
Deutschland 93 2×07 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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