Twin Peaks 3×03 – The Return, Part 3TEMPO DI LETTURA 5 min

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Gordon Cole: “What the hell?”

When people stop talking, they start communicating. Language can interfere with communication because language limits. As soon as you say something, you’ve eliminated every other possibility of what you might be talking about. We also use language to separate ourselves from other people.[Joss Whedon, riguardo l’episodio “Hush” di Buffy The Vampire Slayer] 

Così si espresse Josh Whedon riguardo la sua opera. L’unico episodio dell’intera serie a ricevere una candidatura agli Emmy nella categoria riguardante la sceneggiatura. Si trattava di un episodio pionieristico ma nella sua concezione perfettamente riuscito. Twin Peaks, all’epoca, era già stato messo da parte in un panorama televisivo che stava macinando prodotti dopo prodotti.
Dopo circa diciassette anni dalla messa in onda di quell’episodio, Lynch decide di tentare la stessa strada anche se solo parzialmente. I primi venti minuti con il loro assordante silenzio, il loro essere privi di dialoghi veri e propri, aumentando così il focus sulla recitazione, rappresentano un puro e semplice piacere per gli occhi. Sia chiaro: non si tratta di una opinione soggettiva di chi scrive, quanto una semplice ed inoppugnabile constatazione oggettiva. Il resto dell’episodio non risulta essere da meno, vista l’intensità dell’intera ora di puntata. Questo terzo atto è culmine del percorso lavorativo dello stesso Lynch e non si possono che notare per l’appunto molti riferimenti ad alcune delle sue più celebri pellicole: Mullholland Drive, con il richiamo di musica, colori ed il concetto di subconscio che rappresenta per la pellicola del 2001 una delle chiavi di lettura; Eraserhead, nella scena in cui una testa (quella del Maggiore Briggs) vaga nello spazio (o nella rappresentazione dello stesso) pronunciando le parole “blue rose“.
Abbiamo prima fatto menzione del subconscio. Perché appare così importante anche in questa terza parte del revival? Ebbene, la puntata verte sulla fuga o abbandono da parte di Dale Cooper della Loggia Nera: dopo venticinque anni di intorpidimento mentale e fisico, l’agente dell’FBI abbandona la sua fase di stasi per tornare nel mondo reale. Lì dove tutto si era consumato nell’episodio finale della seconda stagione riprende la storia del character di Kyle MacLachlan. Il tempo è passato, sì: all’occhio viene concessa la prova inconfutabile del suo trascorrere, ma nella Loggia Nera sembra vi sia una percezione diversa dello stesso. Ma sappiamo che Cooper ha abbandonato la Loggia già durante quel fatidico episodio del 1991. Come è quindi possibile?
Pare che sia stato sostituito da un suo doppelgänger. O meglio, da due per l’esattezza. Entrambe queste copie sembrano a loro modo ricordare due altri personaggi già comparsi in queste iniziali puntate di Twin Peaks: Mike e Bob.
Il primo doppelgänger, quello che sembra essere riassorbito dalla Loggia Nera e che lascia spazio al Dale Cooper assente dal mondo da circa venticinque anni, ricorda come gestualità, capigliatura, vestiario e handicap alla mano, il caro Mike. Mike, “L’Uomo con un Braccio Solo“, è uno degli spiriti possessori che presiedono all’interno della Loggia Nera e che dopo essersi pentito delle proprie malefatte, cerca di redimersi.
Il secondo doppelgänger, un Kyle MacLachlan in versione capelli lunghi e mal curato, è invece la trasposizione con sembianze diverse dell’altro spirito della Loggia: Bob, che in generale rappresenta la malvagità.
La chiave di lettura, il subconscio, interviene nel momento in cui il viaggio onirico del protagonista ha inizio e lo spettatore viene reso edotto delle tre figure nelle quali è spezzato.

“The absurd mystery of the strange forces of existence.” [Albert Rosenfield]

Sotto un altro aspetto si potrebbe vedere una rappresentazione in questa puntata delle sfere della personalità della teoria freudiana: Es, Io, Super-Io.
L’Es (Cooper-Bob) viene definita come la sfera che contiene spinte pulsionali di carattere erotico, aggressive ed auto-distruttive. La sua rappresentazione non viene meno in tal senso, mostrando un Dale Cooper completamente sfigurato e stravolto dalla stessa violenza che perpetra.
L’Io (Cooper-Mike) ha il ruolo di mediatore tra le altre due sfere (ciò ha senso nel momento in cui si ripensa all’impegno profuso da Mike per catturare Bob nelle passate stagioni): l’Io deve stabilire un equilibrio dinamico con le spinte provenienti dal mondo esterno. Questa sfera non rappresenta quindi una mera via di mezzo tra le altre, ma il punto di incontro ed il nodo centrale attorno al quale Super-Io ed Es plasmano la persona.
Il Super-Io (Cooper-fuggitivo) è la sfera che si genera dalla interiorizzazione dei codici di comportamento, divieti, ingiunzioni: bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo. Esso è quindi il risultante dell’incontro tra bagaglio culturale e formazione della persona che un individuo ha nel percorso della sua vita. Di questa figura si ha avuto ampia dimostrazione nelle passate puntate: alacre impegno lavorativo; ferreo rispetto delle regole; persona mai scontrosa e sempre ligia alla parola data.
Il fatto che il doppelgänger cattivo non sia stato riassorbito potrebbe risultare il preludio di una caccia a sé stesso: lungo questo percorso, l’agente Cooper, dovrà letteralmente e figurativamente inseguire sé stesso. Una chiave di lettura che si presterebbe quindi ad interpretazioni sia in chiave scenica, sia con ampie riflessioni filosofiche e non.
Twin Peaks sembra essere tornato ai vecchi fasti, ma con più decisione e meno perdita di tempo con personaggi di cornice: l’unica scena “alla Twin Peaks” presente nella puntata è lo sconfortante dialogo tra Hawk, Andy e Lucy. Nulla di che, effettivamente, ma lo stile è indiscutibilmente quello e la sensazione che ha suscitato la visione è stata quella di sentir riaffiorare i ricordi dei primissimi anni novanta. Questo focus sui personaggi principali permette alla narrazione di scorrere leggera e veloce senza intoppi e senza alcun patema d’animo. Ci si augura quindi di cuore di poter godere di questa visione ancora per molto, visto che non si sente il bisogno di quel lato soap che tanto ha affossato Twin Peaks in passato.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Prima parte dell’episodio ed il suo imperante silenzio
  • Due doppelganger
  • David Lynch regista
  • David Lynch attore
  • Collegamento all’omicidio della scorsa puntata (la coppia e la scatola di vetro)
  • Finale di episodio nuovamente con canzone
  • Diane, I’m holding in my hand a small box of chocolate bunnies
  • Doughnut disturb
  • Hellooooo
  • Raccapricciante la scena in cui compare una parte dell’albero elettrico della scorsa puntata, alla fine del dialogo tra Cooper-Mike e Mike
Episodio riuscitissimo che si merita una benedizione ed un applauso scrosciante. 
The Return, Part 1 3×01 0.51 milioni – 0.2 rating
The Return, Part 2 3×02 0.51 milioni – 0.2 rating
The Return, Part 3 3×03 0.19 milioni – 0.1 rating

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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