House Of Cards 5×12 – Chapter 64TEMPO DI LETTURA 5 min

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Welcome to the death of the Age of Reason.

Così come durante la passata stagione, anche quest’anno House Of Cards ha deciso di costruire un finale ponendo già ampiamente le basi nella penultima puntata e facendo quindi da ponte. E’ proprio per questo motivo che “Chapter 64” ha l’amaro sapore di antipasto che preso in solitaria lascia un retrogusto di vuoto e senso di inadeguatezza nello spettatore: per quanto la qualità del prodotto sia ai soliti alti livelli, la puntata si ritrova a dover fare più le premesse di ciò che si vedrà nell’episodio conclusivo, piuttosto che intrattenere i propri spettatori.
È giusto però anche far notare che non tutto l’episodio ruota attorno a questo ruolo di antipasto.
La puntata si ritrova quindi con circa metà del minutaggio occupato a creare le premesse per l’annuale finale di stagione. Doug è uno dei personaggi emblematici di questo passaggio: considerato quanto la sua fedeltà si sia fortificata nella scorsa puntata, scoprire che i leak dalla Casa Bianca sembrino essere opera sua lascia lo spettatore inebetito e desideroso di scoprire qualcosa di più al riguardo. Eppure la puntata latita enormemente da questo punto di vista e dà solamente qualche assaggio informativo.
Un’altra porzione di trama dal retrogusto di antipasto è quella che si svolge nel finale di puntata e che, pur spiazzando lo spettatore, lo lascia con l’enorme dubbio di quale effettivamente sia il piano di Frank Underwood: cedere la Presidenza è una cosa che non esiste nel vocabolario di Frank, quindi cosa può nascondersi dietro esattamente?
Pur essendo evidenziato come fattore negativo, questo concatenamento di puntate non per forza deve essere analizzato in tal senso. Netflix ha rivoluzionato il modo di concepire la serialità, molte volte è stato detto, ma occorre ripeterlo anche in questo caso: essendo concepita la rapida visione della serie, risulta comprensibile quindi la sua strutturazione attorno più al far sorgere domande che al dare delle risposte.
Non è una puntata scarna, anche se non del tutto accattivante, “Chapter 64”. Dopo l’allontanamento forzato, per scelta del vicepresidente, tra Claire e Tom, la donna si ritrova a dover affrontare i fantasmi del passato e convincere Tom a non pubblicare il manoscritto (che dipingeva gli Underwood “like monsters”). Se nella scorsa puntata l’allontanamento aveva sottolineato come la ricerca del potere (quello vero) fosse insita anche in Claire (da qui il motivo per cui gli Underwood sono tanto affiatati), questo episodio sublima il tutto: l’amore vede la sua sconfitta, sopraffatta dal mero desiderio opportunistico. Lì dove il sentimento non era sincero abbastanza, Claire decide di tradire qualsiasi aspettativa, uccidendo quel Thomas Yates che così poco spazio era riuscito a ritagliarsi in questa quinta stagione (salvo pochi momenti di intimità proprio con Claire).

“In the end, I don’t care whether you love me or you hate me, just as long as I win.”

Ma Claire non è l’unica persona a sporcarsi le mani con un efferato gesto: Frank fa letteralmente (e figurativamente, non facendola testimoniare) capitolare dalle scale Catherine Durant. Per quanto il gesto abbia il sapore di trash, dato il relativamente basso numero di scalini e l’aurea surreale del tutto, il gesto è tanto rapido ed inaspettato da lasciare di stucco e senza parole: un Frank Underwood che mette nuovamente mano al suo diretto futuro, liberandosi di un peso.
Insieme, poi, i due coniugi hanno selezionato Doug Stamper come animale sacrificale per riuscire ad eliminare ogni singolo sospetto dal Presidente riguardo l’omicidio di Zoe Barnes. Ed è proprio riguardo a tale fattore che la puntata latita molto dal punto di vista esplicativo, lasciando tutto in sospeso in vista dell’episodio conclusivo.
La decisione di Frank di testimoniare presso la Commissione di Giustizia risulta sfrontata, rispecchiando quindi in toto la figura presidenziale e caratteriale che il personaggio si è costruito. Ancora più sfrontato e con il solito pugno duro verso chiunque gli si ponga di fronte pronto ad ostacolarlo è il discorso con il quale tiene in scacco l’intera Commissione (ed il membro del Congresso Romero). La rassegnazione delle dimissioni dalla carica di Presidente, come si diceva in precedenza, non collimano con il carattere, né con le ambizioni, né con i desideri di Frank Underwood: il tutto crea ed alimenta curiosità riguardo al come tutto ciò riuscirà ad andare a suo vantaggio. Ma anche riguardo al se tutto andrà come pianificato, tenuta in considerazione la moltitudine di nemici pronti a spodestarlo in maniera definitiva dal trono.
La valutazione dell’episodio ricopre all’incirca la stessa posizione della première: qualcosa di più di una salvezza, ma non completamente un ringraziamento. Ma valutando la costruzione di premessa che gli è stata data non resta che sperare che queste premesse vengano mantenute e non blandamente sfruttate con colpi di scena o twist ending già utilizzati in precedenza: House Of Cards si trova alla sua quinta stagione, sarebbe quindi giusto pensare alla sua fisiologica fine con sublimazione narrativa, piuttosto che ad un lento e inconcludente declino.

Oh, don’t deny it. You’ve loved it. You don’t actually need me to stand for anything. You just need me to stand. To be the strong man. The man of action. My God, you’re addicted to action and slogans.
It doesn’t matter what I say.
It doesn’t matter what I do.
Just as long as I’m doing something, you’re happy to be along for the ride. And frankly, I don’t blame you. With all the foolishness and indecision in your lives, why not a man like me?

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tom e Claire: un addio silenziosamente lancinante
  • Discorso conclusivo di Frank Underwood
  • Sfrontatezza del personaggio di Frank verso la Commissione
  • Doug usato come capro espiatorio
  • Doug autore dei leak
  • Estrema lentezza con assenza di sviluppi di buona parte di puntata
  • Personaggi ancora in cerca di posizione: Jane Davis e Mark Usher
  • Gestione in questa stagione di Thomas Yetes
  • Doug autore dei leak
Episodio dal gusto di antipasto. C’è da riporre tutta la speranza nella puntata conclusiva, quindi.
Chapter 63 5×11 ND milioni – ND rating
Chapter 64 5×12 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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