Star Trek Discovery 1×09 – Into The Forest I GoTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Into the Forest I Go” funge ampiamente da mid-season finale, non solo perché segna la conclusione della prima trance di episodi di Discovery in attesa che i rimanenti arrivino nel gennaio 2018, ma soprattutto perché ha tutto il sapore di chiusura di un ciclo narrativo e inizio di uno nuovo. Il ciclo che si chiude è quello della lotta con la Sarcophagus e con Molta e, forse, della guerra con i Klingon; il ciclo che si apre è quello delle peripezie della USS Discovery nell’angolo sconosciuto dello spazio in cui si è ritrovata all’improvviso la nave, durante il viaggio di ritorno dalla battaglia. La mente non può non correre all’incipit della serie Star Trek: Voyager, in cui la nave omonima si perdeva nel Quadrante Delta e iniziava un faticoso viaggio per ritrovare casa; in questo caso, però, non è chiaro nemmeno se la Discovery si trovi ancora nella Via Lattea o se addirittura sia approdata in un universo parallelo, forse quell’universo specchio che i trekkers ben conoscono e che la scena del riflesso di Stamets nel finale del quarto episodio sembra aver rievocato, forse non a caso. Per far luce su tutto ciò non resta che attendere poco meno di un paio di mesi.
Quello che certamente si può fare ora è una valutazione dell’episodio, che si apre laddove si era chiuso il precedente, con la Discovery in orbita attorno a Pahvo e la Sarcophagus in rotta verso il pianeta. La Flotta Stellare non vuole saperne di mettere a repentaglio la propria nave più preziosa e preferisce piuttosto l’idea di una ritirata, anche se ciò significa condannare i pacifici Pahviani al massacro: una decisione estrema, ma che trova pienamente giustificazione nella fredda logica vulcaniana dell’ammiraglio Terral. I puristi oltranzisti avranno un altro po’ di materiale su cui discutere per stabilire se si tratta di comportamenti in linea con lo spirito trekkiano o meno.
Chi si aspettava una soluzione pacifica tra i Klingon della Sarcophagus e l’equipaggio della Discovery resterà deluso: non c’è ancora spazio per la diplomazia, l’unica soluzione possibile continua ad essere l’annientamento del nemico; e quando questo nemico è troppo potente ci si ingegna per sconfiggerlo, si sfruttano tutte le risorse umane e non a disposizione per sopraffarlo, anche a costo di sacrificare i membri dell’equipaggio. Ne sa qualcosa Stamets, costretto dal capitano a compiere oltre un centinaio di salti col motore a spore, uno di seguito all’altro, nonostante gli evidenti rischi fisici che corre. Lorca risulta per il momento il miglior personaggio di Discovery: carismatico, tormentato, il più luciferino tra i capitani trekkiani, ma soprattutto enigmatico e indecifrabile. Quando prende a cuore la causa della difesa dei Pahviani potrebbe essere davvero sincero così come potrebbe soltanto mentire, strumentalizzando abilmente una causa giusta per spingere l’equipaggio a gettarsi nella battaglia. Cosa lo muove? Brama di gloria? Vendetta contro i Klingon? Curiosità scientifica? Ordini della famigerata Sezione 31? Perché non voleva che Michael andasse sulla Sarcophagus con Tyler, pur essendo consapevole del suo valore in combattimento? Perché ha condotto la USS Discovery in uno spazio sconosciuto, visto che chiaramente dietro l’incidente finale c’è lui? Cosa spera di trovare nell’angolo di cosmo remoto in cui si trova adesso?
Ben più cristallino è l’agire di Michael Burnham, il classico eroe senza macchia e senza paura, che nell’incursione sulla Sarcophagus trova l’occasione per il proprio riscatto personale. Sulla Nave dei Morti, quando era ancora in mano a T’Kuvma, Michael ha vissuto la sua ora più buia, perdendo un’amica e insieme una mentore e una figura, forse, materna; adesso, sulla stessa Nave dei Morti, usurpata da Kol, ha la possibilità di porre rimedio almeno in parte a una guerra di cui, a torto o a ragione, si addossa la responsabilità, e può persino salvare un’altra vita, quella dell’ammiraglio Cornwell (davvero pensavate fosse morta?). Va meno bene ad Ash Tyler, che di fronte a L’Rell prigioniera non può non farsi assalire da un bell’attacco di stress post-traumatico, con rapide sequenze di torture e stupri che riaffiorano nella sua mente e continuano a tormentarlo anche dopo, nei sogni. La fragilità e il cedimento di Tyler rendono il suo successivo confronto con Michael, a bordo della Discovery, meno stucchevole e infantile del solito: i due pischelli in calore delle scorse puntate lasciano il posto a due adulti devastati dalla guerra che cercano conforto l’uno nelle braccia dell’altra, e in particolare è Tyler a lasciarsi andare a una drammatica confessione su quanto subito. Proprio per la presenza di questi dialoghi, già sufficienti a portare sulla scena tutto il dramma interiore del personaggio, sarebbe stato preferibile evitare di mostrare le rapide sequenze di tortura e soprattutto di stupro, che danno l’impressione di voler scimmiottare serie ben più truculente e capaci di osare e non aggiungono nulla di concreto alla puntata.
La scorribanda sulla Nave dei Morti, ancora, pecca di qualche ingenuità di troppo, dall’assenza di guardie nei corridoi alla facilità con cui la Burnham tiene testa a un guerriero Klingon grande e grosso, guerriero che per inciso per tanti episodi ha sfoggiato una slealtà e una spregiudicatezza inconcepibili per l’etica Klingon ma poi si ricorda di avere un minimo di onore proprio nel momento meno opportuno. Il maggior difetto di Star Trek: Discovery sta proprio in questa attenzione ai dettagli talvolta assai superficiale, che miete ancora vittime dopo nove episodi e che rischia di inficiare il godimento di uno spettacolo che per altri aspetti (tecnici e visivi soprattutto) ha invece pochissimi eguali nella televisione. Si spera che la seconda metà di stagione sia curata un po’ meglio sotto questo punto di vista.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La Sarcophagus è finalmente sconfitta…
  • Burnham e Tyler più apprezzabili del solito
  • La Discovery a spasso nel cosmo
  • … con qualche evitabile ingenuità di troppo
  • Evitabili le scene di stupro

 

Nel complesso “Into the Forest I Go” è un buon mid-season finale, una buona chiusura del primo capitolo delle avventure della USS Discovery. L’impressione al termine della visione è che questi primi nove episodi siano stati solo un prologo, un “antipasto”, e che la vera storia, più incentrata sull’esplorazione, inizierà soltanto adesso; non resta che attendere gennaio per averne conferma o essere smentiti, e soprattutto per scoprire dove diavolo la nave sia andata a finire.

 

Si Vis Pacem, Para Bellum 1×08 ND milioni – ND rating
Into The Forest I Go 1×09 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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