Peaky Blinders 4×03 – BlackbirdTEMPO DI LETTURA 7 min

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Considerato il numero esiguo di episodi stagionali, gli autori di Peaky Blinders ogni anno si trovano costretti a dover raccontare, in soli sei appuntamenti, una storia costruita sulla base di schemi narrativi piuttosto complessi, puntando così spesso su un avvio di stagione all’insegna dell’azione e del colpo di scena. Questo per far calare, senza troppi preamboli, lo spettatore all’interno delle vicende. Non stupisce dunque che in questo terzo episodio si lasci spazio all’evoluzione della trama e all’analisi dei protagonisti, prediligendo ritmi più lenti e profonde riflessioni rispetto al sangue e alla violenza indiscriminata a cui la serie ci ha da sempre abituati. Non mancano certamente i momenti di suspense, l’attacco ad Arthur in primis, nonostante fosse abbastanza improbabile una sua così prematura dipartita; il tuffo nel passato di Thomas avvenuto nel corso della visita a casa della tenace Jessie Eden; o ancora l’incontro tra Polly e Luca Changretta, l’ennesimo vis a vis che Brody riesce a tenere su grazie alla potenza scenica del character e al suo incredibile carisma, elementi grazie al quale l’attore riesce anche a sopperire alle evidenti difficoltà linguistiche, più che naturali avendo Brody origine polacco-statunitensi, ma purtroppo sempre poco piacevoli da ascoltare per noi spettatori dello stivale. Nonostante questa natura transitoria, l’episodio riesce comunque a colpire nel segno, soprattutto per quanto riguarda le figure di Thomas e Arthur Shelby, questa settimana poste sotto la lente d’ingrandimento e spogliate della loro corazza da duri allo scopo di metterne in luce le debolezze dal punto di vista umano.

Jessie Eden: Kitty said that the sweet boy who left never came back.
Thomas Shelby: No one came back.

Il passato di Tommy emerge prepotentemente nel corso di “Blackbird”, tratteggiando il ritratto di un uomo a noi sconosciuto, sepolto sotto un numero oramai incalcolabile di cadaveri e azioni riprovevoli, troppo in profondità per essere anche soltanto intravisto. Grazie alle parole di Jessie l’immagine del dolce zingaro di Watery Lane che un tempo riuscì a conquistare, grazie al suo prepotente carisma, il cuore della giovane Greta Jurossi, nonché l’approvazione della famiglia, appare vivida dinnanzi agli occhi di Thomas, incupiti da quella vena di tristezza che da tempo sembra accompagnare l’esistenza del capofamiglia degli Shelby. La morte di Grace diventa così l’ennesimo amore strappatogli prematuramente dalle braccia, una sorta di condanna che il protagonista sembra portarsi dietro, quasi fosse una di quelle maledizioni di cui tanto sentiva parlare quando era solo un ragazzino. Osservandone lo sguardo, se possibile ancor più glaciale del solito, la prima emozione che traspare è la rassegnazione. Rassegnazione a un destino crudele che, come lui stesso sa, altro non è che il risultato delle sue stesse scelte e convinzioni. Ma anche nostalgia di un tempo passato durante il quale concetti come giustizia e correttezza muovevano le sue azioni, dove nuovi interrogativi portavano a nuove risposte, un tempo lontano, sbiadito, che progressivamente ha lasciato posto a sangue e violenza efferata, un tempo dove occorre invece evitare di porsi delle domande, così da avere nelle mani tutte le risposte.

Arthur: You go tell Polly…there are rules between a man and a woman. Fucking rules. That I have to do this. I have to do it. John Wants me to do it, Linda. My brother. And I’m going to do it.

Il più vecchio dei fratelli Shelby è stato da sempre il personaggio più complesso e contraddittorio dell’intera serie. Un vero e proprio cane sciolto, sempre pronto a menare le mani se un membro della sua famiglia si trova in difficoltà e sempre pronto a sporcarsi le mani quando a terra viene versato il sangue di uno dei suoi cari. Ma anche un uomo di cuore, incapace di orchestrare subdole macchinazioni, vero fino al midollo e assolutamente incapace di mentire a cuor leggero. Questa natura duale ha da sempre contraddistinto il personaggio di Arthur, vittima di un conflitto interiore che da sempre gli impedisce di condurre un’esistenza equilibrata, portandolo invece verso la propensione all’eccesso e all’autodistruzione. La figura di Linda ha fatto emergere fin da subito la sua volontà di essere un buon marito e un cristiano devoto, d’altro canto, però, le intenzioni manipolatorie della donna, hanno complicato ulteriormente la già incasinata personalità del maggiore degli Shelby. E quanto visto nel corso di questo terzo episodio ne è soltanto l’ennesima riprova. Alla fine Arthur capirà, o forse è meglio dire che forzerà se stesso a capire, quanto le regole in questo momento rappresentino un punto debole, un ostacolo alla sopravvivenza degli Shelby. Al momento l’unica vera priorità per i nostri Peaky “fucking” Blinders. E lo farà, come sempre, arrivando a patti con se stesso, ammettendo i suoi limiti, ma soprattutto anteponendo i bisogni dei suoi cari ai propri, come ha sempre fatto. Il tutto dopo essere sfuggito per l’ennesima volta a morte certa e per giunta ricoperto interamente di vernice rosso sangue quasi a ricordare una creatura uscita direttamente dall’inferno. Un inferno che Arthur sembra dover affrontare giù sulla Terra, ogni giorno della sua vita. Ed esattamente come accade, quantomeno secondo la visione classica, all’interno del suddetto luogo di eterna tribolazione, anche nel suo personale inferno giornaliero non vi è spazio per comprensione o misericordia.

Luca Changretta: What do you say? You want to dance?
Polly: 
I don’t dance anymore.
Luca Changretta:Yeah, that’s a shame… Cause you’re dancing with me.

Thomas, Polly ed Arthur da sempre incarnano alla perfezione le tre caratteristiche che hanno portato i Peaky Blinders a conquistarsi il posto di rilievo che hanno occupato e tuttora occupano a Birmingham: carisma, intelligenza strategica e forza bruta. E’ interessante notare come, anche in questo episodio, i tre personaggi si trovino a dover affrontare le proprie battaglie, personali e non, proprio facendo affidamento alle proprie doti distintive, al proprio “talento particolare”, se così possiamo chiamarlo. Se da una parte abbiamo a che fare con le ricerche e gli interrogatori di Tommy e l’efferata violenza di Arthur – immagine resa brillantemente dall’utilizzo di alcuni elementi distintivi del personaggio come ad esempio la camminata quasi scimmiesca che accompagna la ricerca degli operai imbrattatori, l’utilizzo della vernice rosso sangue a ricoprire il suo corpo durante l’aggressione o lo stesso martello impugnato dall’uomo, arma che più di tutte riesce a cogliere la brutalità innata del character – dall’altra abbiamo una Polly alle prese con un (per ora solo presunto) complotto ai danni del capofamiglia Shelby, una mossa chiaramente poco saggia considerata la sete di vendetta di Luca Changretta, fino allo scorso episodio ben poco propenso a scendere a compromessi con un qualsiasi membro della famiglia che ha ucciso suo padre, e come ben sappiamo deciso a far fuori la stessa Polly, alla quale spetta un proiettile esattamente come agli altri membri di spicco della famiglia Shelby. L’accordo naturalmente sarebbe fin troppo vantaggioso per la matriarca dei Peaky Blinders, e al momento il boss mafioso sembra avere un discreto vantaggio strategico, quindi le possibilità di giungere al termine di questa contrattazione attualmente appaiono nulle. Il fatto interessante riguarda quindi la possibilità di un tradimento interno alla famiglia, una variabile che mescola le carte in tavola e che, a prescindere da come si concluda questa vendetta, avrà delle conseguenze sugli Shelby e sugli assetti familiari a cui siamo stati finora abituati.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Solite considerazioni sulla qualità tecnica ed estetica
  • L’attacco ad Arthur e la continua evoluzione del suo personaggio
  • Uno sguardo al passato di Thomas
  • Il faccia a faccia tra Polly e Luca Changretta e il tradimento della prima ai danni di Tommy
  • Ritmi più lenti rispetto ai precedenti episodi
  • L’assenza di Aberama Gold

 

Proprio a causa della natura eminentemente transitoria di questo terzo episodio, Peaky Blinders interrompe la striscia positiva di Bless concedendosi una certamente temporanea visita nel gradino subito sottostante, agguantando un meritatissimo Thank Them All che comunque mette in evidenza l’indiscussa qualità del telefilm. Siamo arrivati al cosiddetto giro di boa stagionale, da qui in poi può davvero succedere di tutto, e noi naturalmente ci auguriamo che questo “tutto” non porti ad un massacro della famiglia Shelby, uno scenario in fin dei conti plausibile se si tiene in considerazione l’attitudine al realismo insita da sempre nella serie.

 

Heathens 4×02 ND milioni – ND rating
Blackbird 4×03 ND milioni – ND rating

 

 

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