Counterpart 1×09 – No Man’s Land, Part OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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Il termine “no man’s land” trova i primi riscontri nel Medioevo, dove una particolare zona tra due feudi veniva così definita perché si trattava di terreno conteso tra due Signori. Il maggior utilizzo, nonché riscoperta del termine, si ha soltanto con la Prima Guerra Mondiale: la terra di nessuno era quell’appezzamento di terreno situato tra due trincee nemiche dove nessuna delle due fazioni aveva intenzione di muoversi per evitare di essere successivamente attaccato dal nemico.
L’utilizzo di tale nomenclatura come titolazione di questo nono episodio di Counterpart, quindi, non giunge affatto a sproposito: così come due fazioni sedentariamente bloccate nelle proprie trincee, i due mondi paralleli hanno una loro linea di demarcazione invalicabile e della quale ci è stata mostrata sia una prospettiva, sia l’altra. Il tunnel sotterraneo, l’axis mundi tra i due differenti universi, rappresenta a tutti gli effetti una vera e propria terra di nessuno, una linea di confine chiara e definita dove l’incursione potrebbe essere incasellata come mera e semplice dichiarazione di guerra e di conseguenza apertura di ostilità.
La domanda corretta da porsi a questo punto della narrativa è: il commando che ha fatto breccia ed ha massacrato il lato di Quayle aveva come obbiettivo cosa esattamente?
Perché l’azione di forza bruta messa in atto porterebbe a due ben precisi e delineati rami narrativi: false flag per indurre ad una guerra; distruzione dei sistemi difensivi di un lato.
Se il commando aveva l’intenzione di creare tramite un false flag un punto di rottura definitivo tra i due universi, il finale di stagione verterà sicuramente sull’inevitabile scontro tra i due lati. O quanto meno sul loro allontanarsi dal punto di vista diplomatico.
Se il commando aveva intenzione, invece, di radere al suolo i sistemi operativi del lato di Good Howard, allora sempre una guerra potrebbe essere dietro l’angolo. Con l’eccezione che questa volta non per forza saranno i due lati ufficiali a fronteggiarsi sul campo. Tuttavia, queste conclusioni sono al momento molto offuscate e non ben delineate.
Se l’azione fosse stato un false flag, bisognerebbe chiedersi chi in misura maggiore si gioverebbe del ricrearsi di una certa tensione bellica tra i due lati. E soprattutto, in che modo si gioverebbe della guerra: denaro? Sarebbe la risposta più ovvia e scontata, quindi forse anche quella da accantonare immediatamente. Tuttavia, sappiamo che il lato di Bad Howard non sapeva nulla delle infiltrazioni e delle operazioni clandestine nell’altro lato, quindi anche la seconda teoria precedentemente presentata verrebbe accantonata.
Come è intuibile, tutto è ancora molto fumoso e poco chiaro. Ma le carte sono chiaramente gettate sul tavolo, c’è solo da mettere un po’ d’ordine all’interno del plot.
Nonostante questa prosecuzione decisa, valida sotto multipli aspetti, alcuni punti fanno abbastanza storcere il naso: Baldwin è già da troppo tempo stata messa in panchina, dandole spazio solo per una piccola trama sentimentale stand alone; Bad Howard era a conoscenza degli infiltrati fin dalla scorsa puntata e solo nel momento in cui il piano viene attuato decide di consegnarsi e farne menzione; nessuno nota la moglie di Quayle legata ad un calorifero nel corridoio della casa; Pope continua ad essere un personaggio enigmatico ma di dubbio utilizzo all’interno della storia.
I punti negativi non sono eccessivamente degni di nota, ma non è nemmeno un voler cercare il pelo nell’uovo: l’assenza di Baldwin attivamente nella trama si protrae da ormai troppo tempo e Pope è sicuramente un personaggio funzionale, ma per il quale ancora non è stato indicato né il livello di importanza nella storia, né la sua vera e propria utilità.
In tutto ciò, l’incidente di Quayle può essere tranquillamente etichettato come tentato suicidio per allontanare da sé gli agenti che lo pedinavano. Ed anche una leggera superficialità narrativa si percepisce: perché gli agenti non vanno a controllare l’auto e quindi lo stato di salute di Quayle, invece di allontanarsi in tutta fretta dalla scena e di conseguenza dalla persona che erano stati incaricati di pedinare e controllare 24/7?
Qualche piccola lacuna, sì, ma la storia rimane interessante, valida e carica di un’alta dose di pathos. C’è da sperare che il finale riesca a mettere ulteriore ordine all’interno di questa serie che, al momento, risulta essere una fan conclamata dell’entropia narrativa e da ciò che essa deriva.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Recitazione
  • La storia ed il suo magnetismo narrativo
  • Dettagli narrativi (le graffette utilizzate come messaggio) che fanno da contraltare ad altri dettagli gestiti decisamente meno bene
  • Harry Lloyd: la scena in cui minaccia Howard con la pistola e quest’ultima rimane incastrata nella borsa è stata un “buona la prima” e non voluta
  • Harry Lloyd, la sua recitazione veritiera ed il suo personaggio visceralmente combattuto
  • Baldwin
  • Pope al momento senza un vero peso narrativo
  • Piccole incoerenze narrative

 

Una serie con qualche piccola pecca e difetto ma la sua visione rimane da consigliare a chiunque.

 

Love The Lie 1×08 0.31 milioni – ND rating
No Man’s Land, Part One 1×09 0.34 milioni – 2.9 rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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