12 Monkeys 4×04 – 4×05 – 4×06 – Legacy – After – Die GlockeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Il grande vantaggio di una storia che ha a che fare con i viaggi nel tempo è la possibilità di portare in scena praticamente ogni epoca, e 12 Monkeys l’ha sfruttato più volte nelle sue prime tre stagioni, evitando di limitarsi solo ai decenni immediatamente precedenti la pandemia che dà l’avvio alla trama per spingersi, ad esempio, fino alla Londra di fin de siécle. In questa quarta e ultima stagione gli autori sembrano non volersi esimere da questo gioco e confezionano tre episodi in cui si passa dal selvaggio West all’America degli anni ’60 alla seconda guerra mondiale, con la solita profusione di loop e casini temporali vari che rendono questa serie tanto stimolante quanto frustrante da seguire, almeno nei frangenti più ostici.
Ma procediamo con ordine. In “Legacy” la squadra di crononauti si disloca in una località del Montana del 1852, incrociando la strada nientemeno che del dottor Elliot Jones, marito di Katarina, padre di Hannah, inconsapevole costruttore di Titan alle dipendenze del Tall Man. Già come successo con Ramse l’espediente del viaggio nel tempo permette di riportare in scena, seppur per un solo episodio, un personaggio morto in passato (che come villain valeva dieci volte Olivia), mentre la presenza di Elliot (anche lui destinato a uscire di scena entro la fine della puntata) permette di scavare maggiormente a fondo nel passato della Jones, pieno di disfunzioni e difficoltà ad essere un’autentica moglie e madre, nonché di concedere un minimo di spazio anche ad Hannah, alle prese col secondo genitore che pensava di non poter mai incontrare. Nel complesso, la puntata si assesta su un livello di sufficienza, non entusiasma sul serio ma non è nemmeno da buttar via, e soprattutto piazza nel finale un plot twist di una certa importanza riguardante la figlia di Olivia, personaggio che ancora manca di una precisa funzione all’interno della trama ma che chiaramente sarà decisivo, in qualche modo.
Se l’atmosfera western del quarto episodio può far venire in mente Ritorno al futuro – Parte III, i legami con la celebre saga di Zemeckis si fanno ancora più forti nel successivo “After”, che vede il ritorno in scena di un ottimo Christopher Lloyd per interpretare nuovamente il personaggio di Zalmon Shaw. Questa volta il fanatico predicatore dell’esercito delle 12 scimmie mostra un lato ben più umano, per quanto incline come al solito a sporcarsi le mani di sangue senza troppi problemi: la struggente storia della morte della sua prima moglie, l’amore della sua vita, conferisce una motivazione forte alle sue azioni, presentandocelo come un pover’uomo per cui provare una qualche empatia o, al massimo, della compassione, della pietà. Le tematiche dell’amore e, soprattutto, della sua perdita sono al centro dell’episodio ed è un vero peccato che ad interpretare Cassandra ci sia un’attrice, la Schull, che nei momenti in cui dovrebbe mostrare il dolore straziante di una donna di fronte al proprio amato moribondo, non riesce ad andare oltre la solita espressione da cagna maledetta di ferrettiana memoria; purtroppo questo è quello che passava il convento e dopo quattro anni continuare a commentare le “doti” recitative di certi soggetti del cast rischia di diventare non solo ridondante, ma persino fastidioso. Si segnalano anche il ritorno dell’agente Gale, salvatosi in Germania dall’apparente morte in “Fatherland” grazie a un espediente che ancora una volta non può non far pensare al primo film della solita trilogia sui viaggi nel tempo, e un paio di momenti comici di Jennifer Goines che fungono da semplice riscaldamento per il sesto episodio, di cui è la vera mattatrice.
Arriviamo dunque a “Die Glocke”, indubbiamente il miglior episodio della triade, ambientato nella Francia occupata dai Nazisti e per la precisione nella villa in cui si trova il prezioso artefatto che potrebbe servire per distruggere definitivamente Olivia. In verità l’episodio poteva benissimo chiamarsi “Bastardi senza gloria secondo Matalas e Fickett”, perché dopo quarantacinque minuti di delirio culminati in un ucronico attentato a Hitler in terra francese la mente dello spettatore non può che correre al film di Tarantino del 2009. C’è di tutto, da un pazzo torturatore nazista che incide svastiche sui petti dei prigionieri alle tattiche della dottoressa Riley per distrarre i soldati indossando un completino degno di una dominatrice, passando ovviamente per la memorabile esibizione di Jennifer che covera P!nk incontrando il favore del Führer e che si conferma, se non il miglior personaggio della serie, almeno quello che buca più facilmente e senza troppi problemi lo schermo, oltre ad essere l’anima comica della narrazione. L’episodio è importante anche per la gestione narrativa del personaggio di Deacon, poiché sembra fugare ogni timore (salvo ulteriori colpi di scena) di un’involuzione a villain che invece sembrava compiuta nelle puntate precedenti: l’ex-capo dei West 7 non ha mai tradito Cole e compagni e ogni azione apparentemente in favore di Olivia serviva invece ad aiutare i vecchi compagni. Quanto questo funambolesco doppio gioco possa durare non è dato saperlo, se c’è una cosa che insegnano i film e le serie televisive è che 9 volte su 10 il doppiogiochista viene scoperto e fa una brutta fine, ma l’eventuale apprensione per le sorti di Deacon passa in secondo piano rispetto alla curiosità di scoprire cosa succederà a Katarina alla luce del plot twist che chiude “Die Glocke”. E intanto i crononauti hanno nuove coordinate verso cui dirigersi: “1491, Hertfordshire, England”.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tre episodi, tre ambientazioni diverse
  • Alcuni graditi ritorni
  • Christopher Lloyd, grande Giove!
  • La sola e unica Jennifer Goines, l’anima comica (ma diciamo pure demenziale) della serie
  • Gestione narrativa sensata del personaggio di Deacon
  • Colpo di scena alla fine di “Die Glocke”
  • La cagnitudine recitativa di Amanda Schull

 

Dopo un inizio abbastanza convincente seppur non eccelso, 12 Monkeys continua la sua scia di buoni episodi in cui il viaggio nel tempo sembra quasi un mero espediente per giocare con i generi, le citazioni e le ambientazioni storiche, coniugando abilmente momenti drammatici e una comicità mai fuori posto.  Di certo quattro anni fa, quando la serie sembrava un mero remake del film di Terry Gilliam girato con pochi spiccioli, era impossibile prevedere che avremmo avuto episodi come “Die Glocke” o che Jennifer Goines, da brutta copia al femminile del personaggio di Brad Pitt, avrebbe toccato simili vette di demenzialità.

 

45 RPM 4×03 0.21 milioni – 0.1 rating
Legacy 4×04 0.33 milioni – 0.1 rating
After 4×05 0.27 milioni – 0.1 rating
Die Glocke 4×06 0.26 milioni – 0.1 rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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