12 Monkeys 3×08 – MasksTEMPO DI LETTURA 7 min

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Nel 1842 il maestro della letteratura fantastico-orrorifica statunitense Edgar Allan Poe pubblica The Masque of the Red Death, uno dei suoi capolavori. La storia è tanto semplice quanto inquietante: mentre una terribile epidemia chiamata Morte Rossa (chiaro riferimento alla “morte nera”, ossia la stazione da battaglia spaziale dell’Impero Galattico peste del Basso Medioevo) devasta la sua contrada, il principe Prospero si ritira insieme ai suoi amici e consiglieri in un suo palazzo, lontano dal contagio, e decide di organizzare un ballo in maschera; tra gli invitati compare un misterioso individuo vestito con un sudario macchiato di sangue e una maschera cadaverica, che alla fine si rivela essere la Morte stessa, venuta a prendersi la vita del principe e dei suoi cortigiani e a fare del loro palazzo il suo regno.


And now was acknowledged the presence of the Red Death. He had come like a thief in the night. And one by one dropped the revellers in the blood-bedewed halls of their revel, and died each in the despairing posture of his fall. And the life of the ebony clock went out with that of the last of the gay. And the flames of the tripods expired. And Darkness annd Decay and the Red Death held illimitable dominion over all.

Edgar Allan Poe – The Masque of the Red Death

Di similitudini fra 12 Monkeys e The Masque of the Red Death ce ne sono: l’epidemia mortifera, la terra spopolata, i superstiti che fuggono dal contagio barricandosi in un posto sicuro (anche se Katarina e compagni non passano le loro giornate facendo baldoria e non organizzano balli), la reiterazione del colore rosso, un nemico che nasconde il volto dietro una maschera che simboleggia la morte. In “Masks”, che trasporta lo spettatore nella Londra di fin de siècle, ormai al termine dell’età vittoriana, il collegamento si fa ancora più forte, esplicito, perché al racconto di Poe rimanda l’indizio che Cole e Cassie seguono per cercare di raggiungere Athan, ancora sorretti dalla speranza di poterlo fermare prima che si trasformi nel Testimone: The Red Death. Twopence for a pauper recita infatti la Parola del Testimone, la “Bibbia” dell’esercito delle 12 scimmie alla cui origine si assiste all’inizio dell’episodio.
Athan e Sebastian, l’ultimo dei suoi guardiani rimasto in vita è quanto di più simile a una figura paterna abbia avuto sinora, sono ormai due “crono-fuggiaschi”, costretti a saltare da un’epoca all’altra per sfuggire alla caccia a cui sono sottoposti, in attesa che il destino del ragazzo si compia ed egli divenga l’essere adorato a Titan; ma non va certo meglio ai “cacciatori” Cole e Cassie, anche loro costantemente seguiti da Deacon, da Hannah e dalla Jones (che possono seguire le loro tracce combinando i dati tratti dalle macchine del tempo portatili che i due indossano, dalle visioni di Jennifer e dalle fotocopie della Parola del Testimone) e costretti a svincolarsi continuamente dalle loro grinfie, che sia su un treno del 1945 o a un ballo in maschera del 1899. Viene spontaneo chiedersi perché, se lo scopo di Katarina e dei suoi alleati è quello di eliminare il Testimone e se Cole e Cassie rappresentano, oltre alla sua origine, ormai due ostacoli in tale missione, non viaggino direttamente in un’epoca antecedente al loro incontro per eliminarli (o sterilizzarli, nessuno ha mai pensato a vasectomizzare James Cole?), come voleva fare Ramse: ma d’altro canto, se succedesse, 12 Monkeys finirebbe con l’ottavo episodio della terza stagione e non ci sarebbe bisogno di farne una quarta.
Tornando alla trama, alla mascherata del 1899 Cole e Cassie non incontrano Athan ma Sebastian, abbandonato anni prima dal ragazzo dopo aver tentato di riportarlo a Titan, e subito dopo Deacon, Hannah e Katarina, venuti con intenzioni tutt’altro che amichevoli; solo l’intervento di Jennifer, fuggita precedentemente dal 2046 dopo che la sua complicità con l’ex-predone e l’ex-virologa era venuta a galla, permette alla coppia di fuggire, non prima di aver ricevuto da Sebastian un indirizzo, il n.1919 di Islington Road, dove poter trovare risposte sul proprio figlio. La povera Jennifer, riacciuffata da Hannah e Katarina, è riportata nel 2046 e rinchiusa nella stessa gabbia che un tempo occupava Olivia, ex-nemica ormai assurta al ruolo di consigliere della dottoressa, mentre un Athan visibilmente cresciuto, reduce da chissà quali viaggi nel tempo, fa la sua comparsa alla festa per dare un ultimo saluto a Sebastian, crivellato di colpi da Deacon e dalla Jones (infatti i two pence a cui alludeva l’indizio si rivelano essere le monetine poste sugli occhi del defunto a mo’ di oboli per l’oltretomba).
A vestire i panni di un Sebastian più in là con gli anni rispetto al giovane visto nei precedenti episodi è Rupert Graves, bravo attore britannico che non può certo vantare lo stesso status di Christopher Lloyd ma che gli appassionati di serie televisive dovrebbero ricordare per il ruolo di Lestrade in Sherlock e magari anche per quello di Thomas Stanley in The White Queen (oltre che nello spassoso film Funeral Party, quello britannico); il volto di Athan adulto, invece, è quello di James Callis, che i fan di Battlestar Galactica riconosceranno subito in quanto interprete di Gaius Baltar. 12 Monkeys è uno di quegli show che non possono vantare nelle proprie fila grandi attori del cinema o interpreti famosi per ruoli primari in altre serie televisive (gli attori principali con un minimo di celebrità sulle spalle sono Aaron Stanford per la saga foxiana degli X-Men e Kirk Acevedo per OZ e Fringe, gli altri hanno quasi sempre un CV fatto per lo più di piccoli ruoli e comparse), per cui è un piacere vedere attori come Graves o Callis o Lloyd coinvolti nel progetto, anche quando il loro ruolo è limitato a una/due puntate.
Ma “Masks” non è degno di nota solo per la presenza di qualche attore un po’ più affermato o per la citazione a Poe. Dona infatti anche qualche momento particolarmente significativo, a cominciare (anche se in realtà è nella parte finale dell’episodio) dal confronto tra Cole e la Jones, faccia a faccia per la prima volta dal tradimento durante la missione nel 1953, in cui l’amore paterno dell’uno si scontra con il cieco cinismo dell’altra, disposta a barattare volentieri una sola vita per sette miliardi di infetti; ma sono da segnalare anche le scene che vedono protagonisti Cole e Cassie nella Londra di fine Ottocento, intenti ad apprendere rispettivamente l’arte del ballo e quella del furto, capaci di strappare qualche sorriso soprattutto perché mostrano i due personaggi in ruoli completamente antitetici a quelli in cui si muovono abitualmente (soprattutto lui, perché lei la sua bella dose di evoluzione da bad girl l’ha avuta); e ancora, per rimanere in tema di intermezzi comici, ci sarebbe l’intervento pirotecnico di Jennifer alla festa per permettere agli amici di fuggire dalle grinfie della Jones, perfettamente nel suo stile pittoresco e demenziale. Un po’ meno divertente e un po’ più amaro risulta invece il sacrificio delle povere tartarughe di Jennifer (che poi sarebbe la stessa proveniente da due linee temporali diverse) per generare un paradosso e fornire alla ragazza l’occasione per la fuga dal laboratorio; ma con tutti questi viaggi nel tempo, reset temporali e ritorni di gente che era morta, non sia mai che i placidi rettili non rispuntino ancora, con tutto il carapace!

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La Londra di fin de siècle
  • Rupert Graves e James Callis
  • Lezioni di danza per Cole, lezioni di furto per Cassie
  • Il paradosso con le tartarughe e l’intervento alla festa di Jennifer
  • Il ballo in maschera e il confronto tra Cole e Katarina
  • La strategia di Katarina & Co.: non sarebbe più semplice uccidere Cole e Cassie del passato?
Dopo la Tokyo del 1987, la Berlino divisa in due del 1961, le trincee delle Prima Guerra Mondiale e la Parigi del 1922, 12 Monkeys si sposta nella Londra del 1899, scenario dell’allargamento ulteriore della frattura tra Cole e Cassie da un lato, e i loro ex-alleati dall’altro. Mancano solo due episodi e la curiosità di vedere come si concluderà la caccia al Testimone cresce sempre più.
Nurture 3×07 0.31 milioni – 0.1 rating
Masks 3×08 0.28 milioni – 0.1 rating

 

 

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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