House Of Cards 6×01 – Chapter 66TEMPO DI LETTURA 5 min

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“Are you still there? Do you miss Francis? Here’s the thing. Whatever Francis told you the last five years, don’t believe a word of it. It’s going to be different for you and me. I’m going to tell you the truth.”

Parlare di questa stagione di House Of Cards sarà molto più difficile di quanto si potesse e si possa immaginare. Il vuoto lasciato dal personaggio di Francis Underwood è incolmabile e lo sarà per l’intera stagione. Niente e nessuno potrà mai colmare questo vuoto, considerata l’iconicità del personaggio cardine di House Of Cards. Ma produttori e sceneggiatori hanno cercato di mettere qualche toppa per poter, giustamente, concedere al proprio pubblico una serie finale: alcuni fatti, fondamentali, avvengono quindi off screen e lo spettatore si ritrova a non poter nemmeno dire addio a F.U.
Forse sta proprio qui la debolezza della storia: non è tanto la morte ad infastidire (come epilogo del personaggio poteva anche funzionare), ma il fatto di non poterlo vedere e percepire con i sensi, quello è davvero frustrante.
Nonostante tutto ciò la puntata riesce a funzionare bene e lo fa basandosi su una duplicità narrativa più unica che rara.

“Lincoln, Garfield, McKinley, Kennedy. Successful assassinations, total of four. The attempts… Nine? Jackson, both Roosevelts. Truman. Ford twice. Reagan…the first Underwood and…I will say, whoever tried to kill me, perversely, it’s the first sign of real respect I’ve gotten in 100 days.”

Da una parte Claire cerca in tutti i modi di eliminare dalla mente dello spettatore dell’esistenza di Frank: evidenziandone i difetti, contrastando le sue famose metafore e citazioni. Ad aiutarla ci ha pensato anche la produzione che ha impostato una campagna social volta ad eliminare qualsiasi traccia di Kevin Spacey da House Of Cards. Una decisione condivisibile dallo specifico punto di vista del marketing, ma comunque molto discutibile.
Dall’altra parte, opposta a Claire, c’è la sceneggiatura: la puntata vive di richiami, di cosa Frank ha detto, cosa Frank ha (o avrebbe) fatto. Insomma, il viso di Kevin Spacey non poteva essere mostrato ed un addio non poteva essere concesso. Ma l’emozionante dialogo di Doug cosa altro potrebbe mai essere se non un piccolo commiato concesso proprio all’ex Presidente USA?
La serie cerca di ripartire, chiaramente, ma la zavorra è opprimente e se ne percepisce il peso via via che la puntata procede. Claire Underwood era destinata a ricoprire il ruolo di Presidente, lo si percepiva da un paio di stagioni a questa parte ed il “my turn” dell’ultimo episodio dello scorso ciclo era stato un telefonato epilogo. Tuttavia l’accelerata evoluzione in cui si è ritrovata coinvolta smorza un po’ tutti gli entusiasmi, soprattutto quelli legati al come Frank avrebbe potuto riacquistare il controllo della situazione spodestando la moglie.
Morto un Underwood se ne fa un altro, quindi.
Ma anche in questo caso la serie cerca di chiudere con il passato, nello specifico proprio con gli Underwood: Claire non viene più menzionata con il cognome del marito, ma con quello di famiglia, Hale. Una scelta dettata sia dalla dipartita di Frank, sia (soprattutto), come si diceva, di chiudere il portone in faccia al passato.

“It’s not true what he told you all those years ago. That there are two kinds, useful and useless. There’s only one kind. Pain is pain. Francis…I’m done with you. There. No more pain.”

Insomma, House Of Cards non ha ancora capito bene se vuole sfruttare qualcosa delle sue passate cinque stagioni, oppure se preferisce ricreare qualcosa di completamente nuovo. Anche se appare lampante che decidere di ignorare sessantacinque episodi, facendo finta che nulla sia mai accaduto, sia pura e semplice follia.
Accantonato il fantasma di Frank, che troverà sicuramente il modo di ritagliarsi altro spazio all’interno della storia, la puntata decide di porre il proprio focus attorno ai due personaggi principali rimasti in scena: Doug e Claire.
Di Claire già qualcosa si è detto: la donna si trova a ricoprire il ruolo di Presidente forse più odiato nella storia degli Stati Uniti e sembra ritrovarsi incastrata da vecchie promesse fatte da Frank.
Per quanto concerne Doug, il braccio destro della vecchia amministrazione Underwood si ritrova a scontare la propria pena relativamente alla sua ammissione di omicidio avvenuta sul finire della scorsa stagione. Ma Doug è una fenice: già una volta era risorto dalle proprie ceneri, tornando più combattivo e vendicativo di quanto ci si potesse aspettare. E’ praticamente certo, quindi, un suo ritorno in scena. Resta solo da capire quando ciò avverrà.
Un personaggio che stava cercando di ritagliarsi il proprio spazio sul finire della precedente stagione e che qui ricompare, pronto a tutto pur di scalare la catena alimentare è Mark Usher.
In “Chapther 61”, durante una scena in cui passato e presente della serie si mischiavano, proprio Mark veniva mostrato come uno dei papabili prossimi futuri Presidenti degli USA, con un chiaro richiamo alla famosa frase di Underwood: “Centuries from now, when people watch this footage, who will they see smiling just at the edge of the frame?” .
Bisognerà capire, via via che la stagione proseguirà, quanto di quello fino ad ora mostrato da House Of Cards si deciderà di mantenere e quanto invece verrà ritenuto da scartare.

“I know. You want to know what really happened to him. A man like Francis doesn’t just die. That would be…what’s the word? ‘Convenient.'”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Robin Wright
  • Mark Usher
  • Claire ed il dialogo con il pubblico
  • Non tutto il passato della serie sembra voler essere gettato via
  • House Of Cards continua ad avere la qualità di House Of Cards, nonostante una mancanza eccellente
  • L’assenza di Frank Underwood ed il conseguente indebolimento della storia, incapace di reggersi da sé sulle proprie gambe
  • Una trama che vacilla

 

House Of Cards cerca di ripartire, ma è lampante come il peso del passato pesi come un macigno sulle spalle della serie: da un lato si cerca di andare avanti, dall’altro si continua a tentare di ricollegarsi ai gloriosi anni di Frank Underwood.

 

Chapter 65 5×13 ND milioni – ND rating
Chapter 66 6×01 ND milioni – ND rating

 

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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