House Of Cards 5×09 – Chapter 61TEMPO DI LETTURA 4 min

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It’s hard to compete with the Underwood machine.


Così come l’eloquente dialogo conclusivo dello scorso episodio lasciava trasparire, in “Chapter 61” arriva la vittoria determinante di Frank Underwood ai danni del Governatore Conway. Così, per la prima volta nella serie, Frank va a ricoprire la carica di Presidente eletto. La rincorsa è partita da molto lontano: era in “Chapter 1” che Claire e Frank si ritrovavano, mentre fumavano una sigaretta, a soppesare come adoperarsi affinché l’amministrazione Walker crollasse dopo lo smacco che gli Underwood avevano ricevuto, vedendosi sottrarre la carica di Segretario di Stato. Lui stesso, in un dialogo diretto con lo spettatore, ci tiene a ricordarlo:

Yes, here we go again. Secretary of State. That’s what I wanted. That’s all I wanted. That’s what I was promised. And now, here I am, President of these United States. You made this bet, America. You voted for me.
Are you confused? Are you afraid? Because what you thought you wanted is now here. And there you are, staring back, slack-jawed, bewildered, wondering if this is what you actually asked for.
This democracy, your democracy, elected me.
And if you think it was hard getting here, you’re beginning to understand what I’m willing to do to stay.

È bene sottolineare però che il discorso salta a piè pari il fatto che le elezioni non si siano concluse nella maniera più limpida e chiara possibile, ma d’altra parte la voce narrante del dialogo è quella di Frank Underwood, risulterebbe quindi assurdo un suo sminuire la propria vittoria riportata (finalmente) sul campo. Risulta però esserci una figura che in disparte sta lentamente ritagliandosi la propria posizione, sia come consigliere, sia come possibile oppositore silenzioso proprio dell’amministrazione Underwood: Mark Usher, lo stratega e consigliere del candidato del Partito Repubblicano alle elezioni. La sua figura potrebbe ricoprire quella del vero antagonista di Frank, dal momento che sembra stia seguendo le sue stesse orme: durante il dialogo diretto con lo spettatore, il neo Presidente stesso sembra lanciare questa avvisaglia: “I look across at this crowd gathered today and I know that these are not my supporters. I’m looking at people who are waiting, with a smile on their face, for their turn. And the most vicious among them are the ones who are smiling and clapping the hardest.” 
La telecamera poco dopo si sofferma proprio su Usher, che con un cenno di saluto diretto alla telecamera non può che riportare la mente al primo capitolo di questo lungo ed avvincente percorso politico.

Centuries from now, when people watch this footage, who will they see smiling just at the edge of the frame?

Per quanto Usher rappresenti quindi una temibile meteora, Frank deve ben guardarsi da un membro del Congresso che veste i panni del giustiziere: Alex Romero ed il suo desiderio sfrontato di cambiare la leadership sia all’interno del Partito Democratico (insidiando Terry Womack), sia quella della neo amministrazione, promettendo ritorsioni nel caso non gli venisse concesso spazio o ascolto.
Questo nono episodio ha il pregio di non soffermarsi solamente su di un particolare aspetto della trama, ma di concedere allo spettatore uno scorcio generale e non solamente abbozzato della scena politica nella quale questi risultati elettorali vanno ad inserirsi.
L’indagine di Tom Hammerschmidt non viene lasciata indietro, anzi sembra ricevere nuova linfa vitale con il ritrovamento del cellulare prepagato/usa e getta di Zoe Barnes.
Ma la puntata si concede anche spazio per l’intimismo di Frank e la sua esternazione di sentimenti sia alla moglie, sia al nuovo concubino del Presidente (il ragazzo che impersonava Augustus Underwood nella rappresentazione in “Chapter 18”): nessun rimando era stato concesso, ma la mancanza di Edward Meechum, fortemente legato ad entrambi i coniugi Underwood, non è sicuramente un’assenza da poco nella limitata vita sociale di Frank.
Un altro ambito che viene silenziosamente messo in discussione è quello relativo alla fiducia: all’interno di House Of Cards questa parola perde di significato, ma in questa particolare stagione sembra che chiunque cerchi di guardarsi (a volte giustamente) le spalle da tutti. Un esempio potrebbe essere la decisione di allontanare LeAnn dall’amministrazione (vista la sua notevole implicazione con il caso Macallan), oppure il dialogo tra Thomas e Frank durante il ballo per l’insediamento.

Frank Underwood: “Power is a lot like real estate. Remember?” [Chapter 61 – 5×09]
Frank Underwood: “Power is a lot like real estate. It’s all about location, location, location. The closer you are to the source, the higher your property value.” [Chapter 1 – 1×01]

Intimismo, politica, dialoghi carichi di ferocia, introduzione di nuovi antagonismi e personaggi: uno degli episodi più completi di questa quinta stagione che fino a questo momento si lasciava guardare, più che convincere lo spettatore a guardarla.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • “Mark Usher will become a problem.”
  • Il ricordo di Edward Meechum
  • Scena della nomina nella sua interezza: dialogo, riprese, recitazione
  • Kevin Spacey
  • Alex Romero ed il suo desiderio di cambiamento nella leadership
  • Rimandi e chiusure di piccole citazioni all’interno dello show
  • Il ritrovamento del telefono di Zoe Barnes
  • Fuga di Macallan
  • Altarino tra LeAnn e Macallan
  • Fuga di Macallan: potrebbe allungare ulteriormente la presenza di un personaggio fino ad ora paesaggistico
“Chapter 61” lascerà sicuramente il segno in questa quinta stagione, ma ancora molti episodi mancano alla conclusione. Claire Underwood rivela nell’episodio che: “My husband is not managed by anyone“. Occorre tenerlo ben presente.
Chapter 60 5×08 ND milioni – ND rating
Chapter 61 5×09 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L’Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L’unico uomo con la licenza polemica.

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