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Designated Survivor 3×07 – #identity/crisisTEMPO DI LETTURA 3 min

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Designated SurvivorShe’s turning!

In questo episodio, sicuramente con grande gioia di molti fra il pubblico, torna alla ribalta un tema finora rimasto in secondo piano, ovvero le tensioni in politica internazionale.
Nel caso specifico, tutto acquista un profumo di tempi passati quando si nominano la Russia e le armi nucleari. Il problema viene risolto in modo particolarmente rapido e pulito, ma un simile successo va tenuto nascosto, perché rivelandolo si darebbero in pasto al pubblico dettagli non destinati alle masse. Fra l’altro, anche se la cosa non viene sottolineata, l’ammiraglio responsabile delle operazioni è una donna afro americana. Woman power.
Come consigliere per la Sicurezza Nazionale, Aaron Shore è in prima fila accanto al presidente nel gestire la crisi, mettendo così in pausa le lotte sull’altro suo fronte, quello che più interessa la cosiddetta gente comune: il suo coinvolgimento nell’immigrazione illegale di una sua compaesana, molti anni prima.
Qui il problema viene risolto con un pizzico di sana retorica da politici consumati e ci scappa pure la stoccatina al presidente Trump: si definisce l’immigrato messicano Arturo Rivera, padre di Aaron, uomo che ha fatto grande l’America lavorando duramente e onestamente.
Alla luce del discorso del candidato alla vice presidenza, si può giustificare forse anche il lungo momento dedicato a Sasha e al suo incontro con il gruppo di auto-aiuto per trans. All’inizio sembrava un inserimento un po’ forzato, perché i problemi della comunità LGBT non sono esattamente in cima alla lista delle emergenze nelle agende dei politici, come lo sono, almeno a parole, ecologia, immigrazione, sanità (problema sentitissimo negli Stati Uniti) e terrorismo. Sia Aaron sia la cognata del presidente, però, se vogliono essere parti integranti di una efficace rete sociale, devono innanzitutto accettare la propria identità (etnica o di genere che sia) e farsi carico delle responsabilità che ne derivano.
Intanto, anche le testimonianze dei trans sono “spontanee” e non su copione. La serie sembra voler ritornare ai propositi originari, di offrire spunti di discussione al pubblico, portando magari all’attenzione di chi di dovere i contenuti delle discussioni degli spettatori via social media. Se ci riuscisse, sarebbe senz’altro un bene.
C’è poi da segnalare la partenza a capo chino di Mars Harper contro Big Pharma, alla luce dei problemi della moglie. Quello interpretato da Mark Greene Anthony Edwards si conferma un bel personaggio, con i suoi difetti e il suo lato umano, pur senza gli infantilismi fuori luogo di un Lyor Boone. Questa sotto trama ha il merito di unire la storia principale alle indagini di Hannah Wells, se, come sembra, l’attuale direttore della Food and Drug Administration è in combutta con l’esperto sudafricano in guerra batteriologica. Se così fosse, sarebbe un merito non da poco.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Aaron
  • Sasha
  • Crisi bellica nucleare
  • Forse è emerso il collegamento tra le indagini di Hannah Wells e le altre trame
  • Mettere in risalto la spazzatura e tenere segrete le cose importanti e belle
  • Forse troppa carne al fuoco

 

Come dice il titolo, l’episodio presenta la crisi, quella coi russi e l’identità delle persone come Aaron e Sasha, ma non solo, con le crisi di identità che ne derivano, in un mondo dove si aprono nuove possibilità, le quali però si portano dietro un carico di gestione notevole, quanto a responsabilità e problemi. La narrazione continua a non avere praticamente tempi morti, anzi a volte si ha la netta impressione che ci sia troppa carne al fuoco e poco tempo per sviluppare bene le vicende di ogni personaggio, dato l’intreccio di problemi multipli di cui ognuno di essi è portatore. Un dato certo più vicino alla vita reale, ma difficile da trasporre in fiction.

 

#whocares 3×06 ND milioni – ND rating
#identity/crisis 3×07 ND milioni – ND rating

 

 

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