Eternity film recensione

EternityTEMPO DI LETTURA 4 min

Eternity è un buon film che aveva tutte le carte in regola per diventare "leggendario" e che invece resta troppo all'interno di binari sicuri che non lo fanno deragliare verso l'inaspettato. Destinazione: un bel "porto sicuro" ma non "leggendario".
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Dopo una lunga vita insieme, gli anziani Joan e Larry muoiono a pochi giorni di distanza e si ritrovano in un aldilà che assomiglia a una caotica stazione di transito. Qui le anime hanno sette giorni per scegliere un “mondo eterno”. Joan si trova di fronte a due uomini: Larry, il marito con cui ha costruito una famiglia, e Luke, il suo primo amore, morto nella guerra di Corea. Joan deve decidere se passare l’eternità con Larry, che l’ha amata per sessant’anni, o con Luke, che l’ha attesa per decenni, pronto a vivere il futuro che non hanno mai avuto.

Eternity è uno di quei film che partono con un’idea talmente forte da far pensare (almeno per la prima metà) di trovarsi davanti a qualcosa di potenzialmente memorabile. La sensazione iniziale è quella di un’opera che potrebbe diventare un piccolo cult romantico, uno di quei titoli destinati a essere citati e riscoperti negli anni. E invece, pur rimanendo un film buono e godibile, Eternity sceglie deliberatamente di restare in un porto sicuro, rinunciando a quell’azzardo narrativo che lo avrebbe potuto rendere davvero leggendario.

UNA DOMANDA IMPOSSIBILE E UN’IDEA DI ALDILÀ AFFASCINANTE


Il cuore del film è una domanda tanto semplice nella forma quanto devastante nella sostanza: se si dovesse scegliere con chi trascorrere l’eternità, si sceglierebbe il primo grande amore, morto giovane e cristallizzato nel ricordo, oppure la persona con cui si è condivisa una vita intera, fatta di compromessi, abitudini e quotidianità? David Freyne e il co-sceneggiatore Pat Cunnane costruiscono l’intero impianto narrativo di Eternity attorno a questo interrogativo, trasformandolo in un processo di selezione forzata che grava interamente sulle spalle di Joan, interpretata da una sempre solidissima Elizabeth Olsen (WandaVision).
L’idea dell’aldilà proposta dal film è uno dei suoi punti di forza più evidenti. Eternity immagina una sorta di paradiso personalizzabile, un luogo in cui ogni anima può scegliere quale eternità vivere, da sola o insieme alla persona amata. È un concetto affascinante perché sposta il focus dal premio alla responsabilità dato che l’eternità non è più solo un dono ma diventa una scelta irreversibile, con conseguenze emotive inevitabili. Joan non può sbagliare, ma allo stesso tempo non può vincere perchè, qualunque decisione prenda, qualcuno sarà destinato a soffrire, e l’idea stessa di un paradiso perfetto viene inevitabilmente macchiata.

UN TRIO DI ATTORI CHE REGGE IL PESO DEL FILM


A rendere credibile e coinvolgente questo dilemma contribuisce in modo decisivo il cast. Elizabeth Olsen è il perno emotivo del film e dimostra ancora una volta una grande capacità di reggere personaggi interiormente complessi senza mai scivolare nel melodramma facile. Joan è fragile, confusa, spesso contraddittoria ma sempre umana, ed è proprio questa umanità a rendere il suo percorso empatico.
Accanto a lei, Miles Teller (Top Gun) e Callum Turner (Masters Of The Air) rappresentano due modelli di mascolinità profondamente diversi e complementari. Turner incarna un amore legato a un passato interrotto troppo presto che reclama il lieto fine, mentre Teller porta in scena una presenza più matura, costruita nel tempo, fatta di gesti quasi abitudinari e di una stabilità conquistata. Le dinamiche tra i tre funzionano perché la chimica tra le coppie è uno degli elementi che rendono Eternity così piacevole nella sua prima parte. Si percepisce chiaramente il conflitto interiore di Joan non solo come scelta romantica, ma come scelta identitaria. Decidere con chi passare l’eternità significa anche decidere quale versione di sé stessa accettare per sempre.

Love isn’t just one happy moment, right? It’s a million. And it’s bickering in the car, and supporting someone when they need it, and it’s growing together, and looking after each other.

È proprio nella seconda metà che Eternity inizia però a perdere parte della sua forza. Il film si ingabbia progressivamente nelle regole del proprio mondo, un costrutto affascinante ma non sempre gestito con coerenza. Alcune regole vengono infrante o aggirate senza che venga data una spiegazione davvero soddisfacente e questo finisce per minare l’impatto emotivo di alcune scelte narrative.
Il finale, pur essendo coerente e in qualche modo corretto dal punto di vista tematico, risulta anche piuttosto prevedibile. Non è tanto la destinazione a essere problematica, quanto il percorso per arrivarci. Eternity sembra aver paura di spingersi davvero oltre, di abbracciare fino in fondo le implicazioni più scomode della sua premessa. Il film sceglie soluzioni già viste, rassicuranti, che smussano gli angoli più dolorosi di una storia che avrebbe potuto osare molto di più. Ed è qui che nasce il vero rammarico: Eternity aveva tutte le carte in regola per diventare qualcosa di più di un buon film romantico. Bastava un pizzico di coraggio in più nella seconda parte, una maggiore fiducia nell’intelligenza emotiva dello spettatore, per trasformarlo in un piccolo cult capace di lasciare un segno più profondo.


Eternity resta quindi un film riuscito ma (parzialmente) incompiuto, capace di far riflettere e di coinvolgere emotivamente, ma non abbastanza audace da imprimersi davvero nella memoria collettiva. Un porto sicuro, elegante e ben costruito, che però rinuncia a salpare verso acque più pericolose e, proprio per questo, più memorabili.

 

TITOLO ORIGINALE: Eternity
REGIA: David Freyne
SCENEGGIATURA: Pat Cunnane, David Freyne
INTERPRETI: Miles Teller, Elizabeth Olsen, Callum Turner, John Early, Olga Merediz, Da’Vine Joy Randolph
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 114′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA: 26/11/2025

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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