La serie tv di Marco Bellocchio procede con la propria costruzione del caso attorno a Enzo Tortora: l’analisi degli affetti; una breve ma rapida parentesi riguardo Giorgio Fontana (che avrà maggiore spazio più avanti, si deduce); la segnalazione relativamente lo stato di salute di Enzo; e in generale un maggiore spazio proprio al protagonista della vicenda rispetto ai pentiti che diedero false testimonianze proprio del conduttore.
Si tratta di un episodio che mantiene il ritmo, senza delle vere e proprie fiammate. Ma ha il valore aggiunto di iniziare a dare spazio ad una corrente, esterna ai personaggi fin qui mostrati, che sostiene Enzo e cerca di sottolineare l’assurdità dell’intera vicenda.
Si è deciso di partire proprio con Enzo Biagi che all’epoca dei fatti fu il primo a spendersi pubblicamente per Tortora, prima con un lapalissiano “E se Tortora fosse innocente?” e due giorni più tardi, il 4 agosto 1983, su La Repubblica, con un ancor più eloquente “E io difendo Tortora”, una lettera scritta dallo stesso Biagi al Presidente della Repubblica Pertini.
“Signor Presidente della Repubblica, non le sottopongo il caso di un mio collega, ma quello di un cittadino. Non auspico un suo intervento, ma non saprei perdonarmi il silenzio. Vicende come quella che ha portato in carcere Enzo Tortora possono accadere a chiunque. E questo mi fa paura.”
Il primo articolo fu controfirmato da molteplici figure dello spettacolo e non, che aumentarono a vista d’occhio nel secondo.
Portobello ci tiene quindi a far presente al pubblico che contro l’amnesia giudiziale collettiva che stava investendo la Procura di Napoli, molte persone levarono la propria voce. Proprio a supporto del conduttore.
MENO MAFIA, PIÙ TORTORA
Questo terzo episodio lascia momentaneamente da parte le figure dei pentiti che “segnalarono” Tortora, preferendo raccontare maggiormente di quest’ultimo, della sua vita in carcere e della sua salute.
Da questo punto di vista, la puntata potrebbe essere tacciata di attendismo visto e considerato che lo schema narrativo non si discosta più di tanto rispetto al secondo episodio: racconto dal carcere, confronto con giudici ed avvocati, affetti e persone vicine a Tortora.
Tuttavia la puntata ha il pregio di presentare la figura di Giorgio Fontana, interpretato da Alessandro Preziosi, figura cardine dell’intero caso contro Tortora. Si tratta tuttavia di pochi minuti, una goccia all’interno di un altro episodio che supera i 60 minuti di durata. Sarà interessante quanto e come le figure “avverse” a Tortora riusciranno ad essere analizzate così da poter dare un controcampo narrativo all’intera vicenda. Un aspetto decisamente necessario, se si volesse indicare Portobello come un’opera completa sull’intero caso giudiziario legato a Tortora.
BELLOCCHIO È UNA GARANZIA
Bellocchio dovrebbe essere un nome che suona (quasi) come una garanzia per quanto riguarda i racconti con campo e controcampo (si vedano, per esempio, i vari lavori legati ad Aldo Moro).
Arrivati a metà stagione sembra essere arrivati al momento giusto per restituire l’umanità anche dei personaggi dall’altra parte della barricata, anche perché il lavoro fatto fin qui su Tortora è più che egregio.
Gifuni sta confezionando un personaggio concreto, reale e che colpisce per la propria umanità e per la capacità di resistere pur vivendo in un luogo dove il rispetto per l’uomo a tratti vacilla.
In un avvenimento così sconfortante e pur non avendo mai informazioni chiare e precise (venendo trattato, di fatto, come un appestato), mantenere il controllo e la bontà d’animo fin qui mostrata non era assolutamente una cosa scontata. E Bellocchio, su questo dettaglio, dosa la mano per sottolinearlo a più riprese, così da far passare il messaggio che Tortora si piega, ma non si spezza.
| THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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A metà strada, Portobello proseguo con il suo racconto e con la descrizione minuziosa di avvenimenti, dettagli e (i pochi) cambiamenti. C’è molto più spazio per Tortora a discapito della compagine malavitosa, una scelta che funziona soprattutto perché questo terzo episodio restituisce tutta l’umanità di Tortora (si veda la scena riguardante l’incontro con le figlie in carcere).
HBO Max, con questa prima serie tv originale italiana, sembra aver fatto centro pieno.


