
Il mystery si dissolve e lascia spazio a un racconto umano, doloroso e sorprendentemente coerente.
Fino agli ultimi episodi, DTF St. Louis si presenta come un mystery atipico. La morte di Floyd è sempre sembrata il fulcro della narrazione, con indagini, sospetti e possibili colpevoli. Ma arrivati agli episodi 5, 6 e 7, la serie rivela definitivamente la sua vera natura, svelando come non si tratti di una storia su un omicidio, bensì di un racconto intimo e doloroso su solitudine, fragilità emotiva e bisogno di connessione.
Il colpo di scena finale, con il suicidio di Floyd, non è solo inaspettato, ma paradossalmente coerente con il percorso costruito fino a questo momento.
IL MYSTERY È SOLO UNA MASCHERA
Il quinto episodio si concentra principalmente su Carol, giocando abilmente sulla sua ambiguità. La conoscenza dei farmaci, l’assicurazione sulla vita e il comportamento evasivo durante gli interrogatori costruiscono una tensione costante, lasciando intendere, soprattutto negli scorsi episodi, un suo possibile coinvolgimento.
Ma ciò che rende davvero interessante l’episodio è il modo in cui il sospetto diventa uno strumento per approfondire i personaggi. Carol emerge come una figura complessa, emotivamente distante e ormai disconnessa dal marito, una freddezza che nasce da un progressivo distacco che la porta a percepire Floyd più come un peso che come un partner.
PERSONAGGI E RELAZIONI: IL VERO CUORE DELLA SERIE
Parallelamente, si approfondisce la dinamica del trio. La richiesta di Floyd di assistere agli incontri tra Carol e Clark non è una semplice stranezza narrativa, ma un segnale fortissimo del suo bisogno di inclusione e amore.
È un gesto che evidenzia quanto sia disposto a sacrificare sé stesso pur di non sentirsi escluso.
Ma nella percezione dei personaggi, se il quinto episodio è quello di Carol, il sesto è invece dominato da Clark. Qui emerge con forza il legame profondissimo che lo unisce a Floyd, un rapporto che va ben oltre la normale amicizia. Clark non è un’antagonista, ma una persona in crisi esistenziale che cerca disperatamente di sentirsi viva. Il tradimento con Carol nasce da questo bisogno, ma è nel rapporto con Floyd che trova il suo vero significato.
Il piano di creare un profilo falso per far sentire Floyd desiderato è emblematico, un gesto nato da affetto sincero che si trasforma in un errore devastante. Il rifiuto subito tramite “Tiger Tiger” rappresenta il punto di non ritorno, dimostrando come anche le buone intenzioni possano generare conseguenze tragiche. In questo contesto, la crescente distanza tra Clark e Carol e il rafforzarsi del legame tra i due amici diventano il vero centro emotivo della narrazione.
UNA TRAGEDIA COERENTE E PROFONDAMENTE UMANA
Il settimo episodio chiude il cerchio riportando tutto su Floyd e rivelando la verità sul suicidio. Una scelta dolorosa ma coerente con il percorso del personaggio.
Floyd è forse la figura più tragica della serie, una persona estremamente buona, generosa e sempre pronta ad aiutare gli altri, ma allo stesso tempo profondamente insicura e fragile. Il suo bisogno di sentirsi amato e desiderato è il motore di tutte le sue azioni. Il rifiuto finale, prima da parte di Carol e poi dall’incontro organizzato sull’app, diventa insostenibile, segnando il crollo definitivo.
La scena con il figlio Richard, in cui comunica “ti voglio bene” prima del gesto estremo, rappresenta il culmine emotivo della serie.
In tutto questo, anche la componente investigativa, con i detective Homer e Plumb, si rivela funzionale non tanto alla risoluzione del caso quanto alla scoperta della verità emotiva dei personaggi.
Uno degli aspetti più originali di DTF St. Louis è il modo in cui affronta temi profondi attraverso la sessualità: tutto parte dal tradimento tra Carol e Clark, ma da lì emergono progressivamente le fragilità di ciascun personaggio. Nonostante un ritmo spesso lento e a tratti fin troppo dilatato, la serie riesce a lasciare il segno grazie alla sua sincerità.
Le interpretazioni di David Harbour, Jason Bateman e Linda Cardellini sono tutte di altissimo livello e contribuiscono in modo decisivo alla riuscita del progetto, rendendo credibili anche le situazioni più estreme. Il risultato è un racconto intenso e malinconico, un viaggio emotivo profondo che sorprende per coerenza e sensibilità.
THUMBS UP 👍
- Grande profondità psicologica dei personaggi
- Colpo di scena finale coerente e potente
- Interpretazioni di altissimo livello
THUMBS DOWN 👎
- Ritmo lento e a tratti dispersivo
- Una serie non facile da guardare
- Troppa introspezione e poco mystery potrebbe aver sconvolto l'idea iniziale degli spettatori






