
Gli Ingalls tornano su Netflix, ma il nuovo viaggio nella Frontiera parte con un pilot prevedibile, melenso e narrativamente già vecchio.
Questa recensione de La casa nella prateria 1×01 – “Independence” parte dalle origini della storia. La casa nella prateria è innanzitutto una serie di romanzi semi-biografici della scrittrice Laura Ingalls Wilder. Si tratta di una vera e propria saga familiare che racconta le avventure di una famiglia di “pionieri” che dal Wisconsin si trasferisce nelle terre del Kansas in cerca di un nuovo inizio e di una nuova vita.
Una saga che ebbe un grande successo negli Stati Uniti, tanto che numerose furono anche le trasposizioni cinematografiche e televisive dell’opera, fra cui un celebre adattamento televisivo uscito a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta per NBC, considerato il più iconico fra i tanti.
Ed è questo il motivo per cui il nuovo adattamento made in Netflix della saga degli Ingalls è stato fortemente atteso e annunciato come una delle principali novità dell’anno. Rimane da chiedersi se tanto hype per questa nuova serie Netflix abbia ripagato le aspettative.
LA FAMIGLIA INGALLS
L’episodio pilota non si perde troppo in chiacchiere e si fionda subito a presentare i personaggi principali, ovvero la famiglia Ingalls.
Charles Ingalls (Luke Bracey, già visto in The Artful Dodger): patriarca della famiglia e vero e proprio emblema dello spirito pionieristico ottocentesco; abile tuttofare e suonatore di violino, è costretto a scontrarsi con la dura realtà del Kansas e, dunque, a ripensare ai propri piani.
Caroline Ingalls (Crosby Fitzgerald, già vista in The Twisted Tale Of Amanda Knox): moglie di Charles e madre delle sue due figlie nonché, come si scopre nel plot twist finale, anche del suo futuro primo figlio maschio; completamente devota al marito, nel momento in cui scopre di essere incinta di un ulteriore figlio rivela però una prima crepa per quanto riguarda la nuova vita in Kansas.
Mary Ingalls (Skywalker Hughes, vista nella serie TV Joe Pickett): primogenita della famiglia Ingalls, si occupa delle faccende di casa e, soprattutto, della scatenata sorella minore Laura; ha il ruolo di personaggio più timido e coscienzioso, essendo la sorella maggiore, nonché di adolescente della famiglia e quindi protagonista della storyline più teen con Caleb (Kowen Cadorath), umile garzone dell’unica drogheria cittadina, che diventa subito il suo interesse amoroso.
Laura Ingalls (Alice Halsey, giovane attrice ma già nominata agli Emmy per la sua parte in Lessons In Chemistry): la più piccola, almeno per il momento, degli Ingalls e per questo motivo la vera mina vagante della famiglia, nonché il motore di tutta l’azione. Nei romanzi è lei la vera protagonista della storia; qui il racconto si fa più corale, ma è indubbio che gli sceneggiatori abbiano un debole per questo character più che per gli altri, se non altro per il fatto che è quello caratterizzato meglio.
MITI E PROBLEMI DELLA FRONTIERA
La serie si sviluppa come un classico dramma familiare, dal sapore tipicamente soap-operistico, ambientato nel contesto del cosiddetto Mito della Frontiera. Rientra a pieno titolo tra quei prodotti made in USA che reinterpretano, in chiave più o meno contemporanea, miti ed emblemi della vecchia America. Un filone che, da Yellowstone in poi, non sembra destinato a fermarsi.
Probabilmente è anche per questo che si è puntato molto su questo adattamento, dotato di tutte le caratteristiche necessarie per appassionare a queste tematiche. Si tratta di una saga familiare che permette di sviluppare varie storyline dedicate a ciascun membro della famiglia Ingalls, ognuno alle prese con le difficoltà di ambientarsi nella nuova realtà del Kansas.
Tra queste, non mancano i rapporti turbolenti con gli abitanti del posto e la questione dei nativi americani, forse la vera novità introdotta dalla versione Netflix. La rappresentazione dei nativi appare infatti più vicina alla sensibilità contemporanea rispetto a quella dell’autrice e dei precedenti adattamenti, risultando quindi apprezzabile.
Meno riuscito, in questo senso, è invece il personaggio del dottor Tann (Jocko Sims) che, pur agendo da deus ex machina nei momenti cruciali, avrebbe potuto offrire l’occasione perfetta per affrontare anche il tema razziale dell’epoca, scelta che però gli sceneggiatori hanno evidentemente deciso di tralasciare.
TUTTO TROPPO PREVEDIBILE
Ma ciò che veramente risulta meno apprezzabile è tutto il resto della sceneggiatura. La narrazione, soprattutto in questo primo capitolo, scorre abbastanza lenta e priva di plot twist importanti, se non per quelli altamente prevedibili, fra cui la gravidanza di Caroline.
La descrizione dei personaggi, poi, non riesce a discostarsi troppo da quella dicotomia fra buoni e cattivi che caratterizza le serie più mainstream di tale genere. Praticamente, già solo vedendo questo episodio pilota, lo spettatore non soltanto capisce quali character daranno filo da torcere alla famiglia Ingalls, ma anche come si evolveranno tutte le successive dinamiche.
Una prevedibilità che purtroppo non gioca a favore dello show, che risulta già abbastanza melenso e fin troppo classico nel suo genere. “Independence” non suscita l’interesse che dovrebbe per la storia che racconta.
Il voto finale non può quindi che essere uno Slap, sperando che i successivi episodi riescano a ridestare un po’ d’interesse per le vicende della famiglia Ingalls.
THUMBS UP 👍
- Il personaggio di Laura Ingalls è l'unico che si salva
- La rappresentazione non scontata dei nativi americani
THUMBS DOWN 👎
- Uno show che nasce già vecchio nella costruzione narrativa e negli intenti
- Troppi dialoghi e presentazioni, ma pochi plot twist significativi
- Il personaggio del dottor Tann







